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      Sull'orlo dell'esaurimento

      January 17, 2013

      Di Redazione


      Illustrazione di Sam Taylor

      Stando alla Bibbia, appena dopo aver defecato l’umanità, Dio ci disse, “Proliferate, riproducetevi, riempite la Terra e domatela. Regnate sui pesci nel mare, sugli uccelli nel cielo e su tutte le creature terrestri... Io vi darò tutte le piante di questo mondo che producono semi.” Quello che si dimenticò di dirci è che tutte queste cose hanno un limite—e che se continuiamo a fottercene, le risorse del pianeta non potranno più sostentare la razza umana. Questa è uno dei motivi per cui Dio non esiste, e non arriverà mai sulla Terra per salvarci tutti. Fatevene una ragione una buona volta.
       
      Madre Natura invece sì che è reale ed è anche una grande stronza, in grado di scuotere via l’Homo Sapiens dalla faccia della Terra come fosse forfora sulle spalle. Molto presto, se le cose continueranno così (e siamo onesti, così sarà), le piante con i semi marciranno, “meteorologo” non potrà più essere una professione visto che ritornerà l’era glaciale, e i cannibali pascoleranno liberi cibandosi dei sopravvissuti.
       
      Con la consapevolezza di questo terribile—ma inevitabile—esito, abbiamo chiesto a tutte le nostre redazioni di improvvisarsi ricercatori e capire quali materiali preziosi e risorse si stessero più velocemente esaurendo nei loro rispettivi Paesi. Lo sappiamo che tirate lo sciacquone solo quando fate la grossa e che lavorate in un ufficio ecologista e quant’altro, ma il genere di problemi elencati qua sotto, a questo punto, sono praticamente irreparabili. Non c’è molto altro da fare, a parte mettersi seduti e osservare la lenta e inesorabile morte di quel masso fluttuante che noi chiamiamo “il nostro pianeta.”
       
      USA
       
      Gli Stati Uniti hanno numerose e abbondanti risorse—maestose montagne violacee, cieli aperti, e così via—ma potrebbero presto esaurire tutte le ambrate distese di grano. Secondo Steven Stoll, professore di Storia Ambientale alla Fordham University, in America i terreni coltivabili stanno diminuendo molto rapidamente. Parte del problema sta nel fatto che i contadini ricavano maggior profitto vendendo le loro terre agli imprenditori, piuttosto che a coltivarle—l’American Farmland Trust stima che tra il 1982 e il 2007 41 milioni di acri di spazio rurale siano andati persi per questo motivo. L’erosione del terreno è una minaccia crescente: secondo uno studio della Cornell University, il Kansas, un tempo uno degli stati con il settore agricolo più grande del Paese, perde 650 tonnellate di superficie arabile—lo strato del terreno spesso 61 cm ricco di sostanze nutritive fondamentali per la crescita di qualsiasi cosa—all’anno. Nonostante gli Stati Uniti continuino a esportare più di 99 miliardi di dollari in beni agricoli ogni anno, stanno esportando quantità minori di colture quali fagioli di soia e grano rispetto al passato. L’industria agri- cola americana sopravvive soprattutto perché il prezzo dei suoi alimenti rimane alto.
       
      BULGARIA
       
      Il problema principale in Bulgaria è che si stanno esaurendo i bulgari. Stando ai dati del Bulgarian Center for Demographic Policy, si stima che la popolazione diminuisca di 70.000 alle 80.000 persone l’anno, circa sei ogni ora. Qual è la causa? Nascono sempre meno bambini, il tasso di mortalità è in crescita e i giovani, che hanno prospettive di carriera molto ridotte, scappano all’estero. Questi tre fattori quasi sicuramente perdureranno anche nel prossimo futuro, e la fuga di cervelli è è un fenomeno in continuo aumento, iniziato già negli anni Ottanta. Il Bulgarian National Statistical Institute sostiene che la popolazione è diminuita da nove milioni nel 1989 a 7.3 milioni nel 2011. Per il 2060, questo numero arriverà a meno di sei milioni, e nel 2143 non rimarrà nemmeno un bulgaro.
       
      GERMANIA
       
      Anche se la Germania è uno dei Paesi economicamente più influenti al mondo e di conseguenza necessita di numerose risorse, non è ricca di colture e materiali utili come il ferro, l’olio e l’oro. Di conseguenza gli stacanovisti tedeschi sono costretti per natura a dipendere dalle altre nazioni, spendendo dieci miliardi di euro all’anno per importare risorse naturali da altri Paesi dell’Est Europa e da Paesi come l’Australia, la Cina e il Canada. L’unica eccezione a questa carenza è il carbone, le cui miniere hanno alimentato la rivoluzione industriale del Paese nel nono secolo e hanno creato migliaia di posti di lavoro nel Bacino della Ruhr e nel Saarland. Da allora questi mestieri sono andati svanendo a causa dell’eliminazione graduale, da parte del governo, dei sussidi previsti per l’estrazione del carbone nero (la tipologia di carbone più efficiente nel produrre energia) iniziata nel 2007. Secondo Bernd Lehmann, un professore di geoscienze alla Clausthal University of Tecnology, l’estrazione di carbone nero in Germania è diventata troppo dispendiosa perché il governo la sostenga—senza menzionare il fatto che il paese si sta indirizzando a promuovere solo combustibili che non riempiano l’aria di fumi tossici. “La Germania è a metà di una transizione e ha urgentemente bisogno di lasciarsi i combustibili fossili alle spalle,” ha detto Bernd, pur sottolineando che il carbone sarà un’importante fonte energetica almeno per i prossimi 100 anni e che l’estrazione del carbone nero sta aumentando in tutto il mondo. E anche se non ci sono più miniere di carbone nero su cui s’investe per il futuro, ora che non dipendono più dai soldi del governo le trivellazioni nazionali—tanto di carbone quanto di fonti energetiche ben più inquinanti—vanno avanti.
       
      MESSICO
       
      Il granturco è la linfa vitale del Messico—pare sia stato utilizzato per la prima volta dai Paleoamericani 10.000 anni fa, e ancora oggi una parte della popolazione messicana più povera assimila metà del fabbisogno di calorie attraverso cibo a base di mais. Ma il Paese deve contare sempre più sugli Stati Uniti per il polivalente granturco. Parte del problema sta nell’Accordo Nordamericano per il Libero Scambio [NAFTA], che ha abolito le barriere commerciali e ha costretto i messicani a competere con il più economico granturco americano sovvenzionato dal governo centrale— con il risultato che molti contadini in difficoltà hanno dovuto abbandonare le loro terre. Le importazioni di granturco dagli Stati Uniti hanno continuato a crescere (lo scorso anno erano sopra il 25 percento), nonostante la crescita dei prezzi dovuta all’espansione dell’industria energetica dell’etanolo. Gli attivisti hanno insistito per aumentare la produzione locale di mais, con lo slogan Sin maíz no hay país (“Senza mais non c’è Messico”), ma le loro richieste sono rimaste inascoltate. Il declino delle coltivazioni di granturco va al di là di fattori politici e economici. Adolfo Jimenez, un consigliere del Ministero messicano per l’Agricoltura, il Bestiame, lo Sviluppo Rurale, la Pesca e gli Alimenti, accusa i mutamenti ambientali. “Dieci o 15 anni fa potevi prevedere i tempi di siccità e di pioggia, ma oggi è davvero difficile fare una stima, e questo ricade sulla produzione di mais,” ha detto. Ed è molto più difficile competere con l’industria agricola americana, se la natura non è dalla tua.
       
      OLANDA
       
      L’Olanda è l’ottavo produttore di gas mondiale e il quinto più grande esportatore. Estrae il 30 percento del gas naturale prodotto dall’Unione Europea, principalmente grazie al giacimento di gas di Groningen nel nord-est del Paese. Ma la fine di questo gassoso treno di soldi facili è vicina, ammettono i sostenitori dell’industria. “L’Olanda è autosufficiente al 100 percento”, ha affermato Aart Tacoma, uno specialista dell’ambiente alla NOGEPA, associazione di categoria delle imprese energetiche olandesi. “L’industria del gas in Olanda fornisce 12 miliardi di euro alle casse pubbliche ogni anno. E questo numero è in crescita. Ma il gas inizia a scarseggiare, e questo significa che l’Olanda sarà via via più dipendente dalle importazioni.” Si stima che i giacimenti di gas naturale del Paese si esauriranno in 70 anni e, quando succederà, l’economia ne risentirà pesantemente. “Dovremo importare dalla Russia e dalla Norvegia, ma loro hanno diversi tipi di gas, e saremo costretti a costruire nuove macchinari”, ha continuato Aart. “Diminuiranno anche le entrate fiscali e l’occupazione.”
       
      ITALIA
       
      Ogni anno vengono pescate tra le 50.000 e le 80.000 tonnellate di sardine e di acciughe nei mari italiani, ma grazie ad alcune pratiche dannose per l’ambiente è solo una questione di tempo perché l’Italia esaurisca queste deliziose prelibatezze. La ragione principale del declino è una tecnica chiamata a volante, che consiste nel trascinare una rete sospesa tra due barche, a pelo con il fondale marino. Nei 15 anni successivi all’adozione di questa pratica—diffusa in zone chiave per la pesca quali Chioggia, Pila di Porto Tolle e il Canale di Sicilia—il numero di pescherecci da traino è aumentato del 130 percento. Né il governo italiano né l’Unione Europea hanno mai condotto uno studio scientifico per valutare gli effetti di questo tipo di pesca (che è ancora etichettato come “sperimentale”, anche se lo si pratica da più di un decennio), che molti sostengono abbia avuto un impatto distruttivo sulla fauna. Secondo Alessandro Giannì, responsabile delle campagne di Greenpeace Italia, la ricerca condotta dal loro staff dimostra che il numero di acciughe e sardine è diminuito di oltre il 75 percento dagli anni Novanta. Ovviamente, ciò ha portato a un aumento dei prezzi di questi pesci, che a sua volta ha condotto a un aumento pesca, creando un circolo vizioso. Alla fine, avverte Greenpeace, la pesca eccessiva porterà a un drastico calo nella fornitura di sardine e acciughe, un cambiamento della fauna marina, un crollo delle economie delle città di mare che vivono di questa pesca, e lascerà gli italiani senza l’ingrediente essenziale per la loro pizza preferita.
       
      AUSTRALIA
       
      Nel corso degli ultimi 200 anni, l’Australia ha registrato calo più forte di ogni altro continente nella sua varietà di flora e fauna, che avrà conseguenze enormi per l’ambiente e per l’economia nel prossimo futuro. Nicola Mikhailovich dell’Institute for Sustainable Futures alla University of Technology di Sydney, ha detto che con la progressiva estinzione delle piante e degli animali, per la natura sarà sempre più difficile svolgere l’ordinaria impollinazione delle colture e assicurare la crescita delle piante che tengono in vita noi umani. Dopo di che c’è il turismo, un settore che contribuisce all’economia del Paese con 26 miliardi di euro l’anno e che rappresenta il 2,5 percento del PIL dell’Australia. Il Parco Marino della Grande Barriera Corallina da solo arriva a quattro miliardi euro l’anno, ma è certo che sempre meno persone visiteranno le scogliere se le creature che la abitano moriranno a causa della acidificazione degli oceani, che secondo Nicholas si verificherà entro il 2050. La principale minaccia per la biodiversità dell’Australia è l’industria mineraria, la più grande del Paese, che non accenna a diminuire. Ecosistemi fragili come il Deserto Simpson, il Kimberley e Cairns sono stati segnalati per futuri progetti minerari, aggravando la minaccia ambientale. Purtroppo, la dipendenza economica dell’Australia dalle miniere (l’industria costituisce il 10 percento del PIL) non lascia speranze che l’estinzione di piante e animali possa essere fermata a breve.
       
      SVEZIA
       
      Industria del legname in Svezia è soprannominata “la spina dorsale dell’economia svedese,” poiché il legno è uno dei principali prodotti di esportazione del Paese, e più del 60 percento del suo territorio è coperto da foreste. Ciò non significa che gli svedesi vivono in un paese delle meraviglie del legno—la maggior parte delle loro foreste è in ricrescita, e appena l’1 percento è primordiale, ovvero secolare, il che significa che le foreste sono saldamente in mano al governo e ai taglialegna. Questo è un grosso problema, perché mentre 100 milioni di ettari di alberi sono piantati ogni anno per soppiantare gli 80 milioni di ettari che vengono abbattuti, le foreste seminate dall’uomo non generano vecchi alberi in decomposizione, i cui rami secchi forniscono sostentamento agli organismi più piccoli e sono di vitale importanza per l’ecosistema forestale. Secondo l’entomologo Gunnar Isacsson della Swedish Forest Agency, ci vogliono migliaia di anni perché una foresta generi rami secchi in numero sufficiente per far sopravvivere certe creature, e che, come risultato di un’in- dustrializzazione che sta interamente cancellando le foreste vergini della Svezia, diverse specie—come il picchio dorsobianco e il tarlo cerambicida—sono ormai in via di estinzione, se non già estinti.
       
      REGNO UNITO
       
      I giacimenti inglesi di gas naturale nel Mare del Nord hanno garantito, alla nazione molta ricchezza nel corso degli ultimi decenni, ma questo sta rapidamente diventando un ricordo lontano. La produzione ha raggiunto il suo picco nel 2000 e da allora è in costante declino. Il Regno Unito, l’anno scorso, è diventato importatore netto di gas naturale, un traguardo che nessuno avrebbe voluto raggiungere. Parte del problema è che il Regno Unito si basa su questo materiale per produrre la maggior parte della sua energia elettrica, grazie alla “corsa al gas” degli anni Novanta, quando vennero costruite un gran numero di centrali elettriche a gas perché, al momento, era economico. È quasi impossibile prevedere quando il Mare del Nord resterà completamente a corto di gas, perché la quantità rimanente e la facilità d’estrazione influenzano il suo prezzo, che a sua volta influenza la domanda. Ma se la produzione continua a diminuire alla velocità attuale, raggiungerà lo zero entro il 2015. Ciò significa che la nazione dovrà acquistare tutto il suo gas da qualche altra parte (per il momento, il suo fornitore principale è il Qatar). È facile immaginare un futuro in cui il Regno Unito diverrà dipendente da Paesi esteri per gran parte della sua energia, e questo potrebbe avere numerose conseguenze spiacevoli, da aumenti dei prezzi a guerre combattute per le risorse.
       
      AUSTRIA
       
      Ogni esperto con cui abbiamo parlato sostiene che l’Austria non esaurirà, in un futuro prossimo, le sue risorse naturali. Il Paese è ricco di petrolio, rame, zinco, lignite, legname, ferro e magnesite, e le sue numerose industrie estraggono approssimativamente 169 milioni di tonnellate di questa roba ogni anno. Robert Holnstiener del Ministero Federale dell’Economia, della Famiglia e della Gioventù ha detto che tutte le carenze che il Paese sta affrontando sono dovute alla geopolitica, e non al fatto che il suolo si stia impoverendo. Il settore agricolo austriaco, ad ogni modo, è in crisi, visto che le piccole aziende faticano sempre più a sostenersi economicamente. A differenza degli Stati Uniti, molti di questi terreni non sono stati sostituiti da aree di sviluppo urbano, ma da foreste. Queste foreste però non vengono abbattute e trasformate in legname, e l’Austria continua a soddisfare il suo fabbisogno con l’importazione. Sembra che agli austriaci non dispiaccia abbandonare i loro terreni agricoli e lasciare che la natura faccia il suo corso.
       
      POLONIA
       
      Secondo l’Istituto Geologico polacco, il Paese esaurirà lo zinco e il piombo prima degli altri minerali. Il piombo è utilizzato per la produzione di batterie, cavi, tubazioni, vernici, e per quelle coperte pesanti che indossi dal dentista durante una radiografia. Lo zinco è usato principalmente come agente anticorrosivo, evita che le cose si arrugginiscano e si rompano. Mirosław Rutkowski, portavoce dell’Istituto Geologico, ha dichiarato che è difficile prevedere quale sarà lo stato delle risorse naturali della Polonia nel futuro, poiché non sappiamo dove arriverà la tecnologia. Vent’anni fa, nessuno avrebbe mai immaginato l’odierna richiesta di litio, che viene utilizzato per fare le batterie dei telefoni cellulari. Ma la Polonia probabilmente continuerà ad aver bisogno di piombo e zinco anche dopo che questi si saranno esauriti.
       
      BRASILE
       
      Il niobio è un metallo grigio poco conosciuto, è luminoso e morbido, e di questi tempi vale più dell’oro. È così malleabile, modellabile e flessibile che è diventato essenziale per le missioni nello spazio, per il nucleare, e per l’industria di costruzioni pesanti, così come per la produzione di apparecchiature mediche come protesi e macchinari delle TAC. Il niobio è anche resistente alla corrosione e a temperature estremamente alte. È un cazzo di super materiale e il Brasile ne ha il 98 percento. Quasi il 75 percento del niobio utilizzato in tutto il mondo proviene da un’unica miniera, nella città di Araxá. Ma il niobio non ha intenzione di autoriprodursi. La domanda è: cosa farà il mondo una volta che il Brasile esaurirà le sue scorte? Alcuni minerali che potrebbero sostituirlo sono il titanio, il tungsteno e il tantalio, tutti molto più costosi. Speriamo di trovare qualche nuovo metallo magico prima che il niobio ci dia il benservito. Cosa che comunque accadrà fra qualche secolo, quando saremo già tutti morti per altre ragioni.
       

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      Tag: terra, risorse, spreco, morte, niobio

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