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      A Working Class Anti-Hero

      December 5, 2012
      Dalla rubrica 'Stili di gioco'

      "To be great is to be misunderstood"

      Oscar Wilde @Wit_of_Wilde
      Ritwittato da Joseph Barton

      Da quando è a Marsiglia, Joey Barton si comporta bene. Ha giocato tre partite in campionato e cinque in Europa League. Un'entrata durissima all'esordio in Ligue 1 contro il Lille e un missile da 25 metri che ha sfiorato il palo. Un gol (direttamente da calcio d'angolo) contro il Borussia M'Gadblach e due assist contro il Brest. In una video-chat per il sito dell'O.M. un tifoso ha chiesto a Barton se lui può essere per la Francia quello che Cantona è stato per l'Inghilterra. Entrambi, in effetti, hanno dovuto abbandonare il calcio del loro paese per motivi disciplinari, ma il percorso inverso dei due ci dice che il talento di Cantona lo ha portato in un campionato più competitivo e fisico, quello di Barton in un campionato secondario in cui a trent'anni potesse fare la differenza che in Inghilterra ha raramente fatto. Se Cantona era un caso limite di calciatore ribelle, Joey Barton è qualche chilometro più lontano oltre il limite della morale comune. Quello che hanno in comune Cantona e Barton, però, è che tutti e due possono essere inseriti nel filone narrativo dei grandi personaggi in conflitto tra natura e cambiamento. Perseguitati dal passato che torna, potrei dire, scusandomi per la retorica.


      Joey Barton è un grande fan degli Smiths e di Morrissey

      Cresciuto nel vivaio del Manchester City (quando ancora non era il patchwork post-moderno dello sceicco Mansour, ma una squadra di medio-bassa classifica risalita da poco dalle categorie inferiori), votato dai tifosi Young player of the year al termine della stagione 2003-2004, la prima da professionista in cui abbia giocato con continuità (28 presenze a 21 anni), alla cena di Natale di quello stesso anno, Joey mostra i primi segni di quello che sarà, andandosene in giro a bruciare con un sigarillo i compagni di squadra meglio vestiti. Quando un giocatore delle riserve reagisce avvicinando un accendino alla sua t-shirt, lui gli infila il sigarillo in un occhio. Nel maggio del 2005 mette sotto un pedone alle due del mattino nel centro di Liverpool e a luglio si fa cacciare dalla tournée estiva del City. Appena arrivato a Bangkok, di mattina, nel bar dell'hotel, Joey ubriaco si mette a litigare con un quindicenne tifoso dell'Everton (squadra che anche Joey amava da piccolo, prima di venire rifiutato dal settore giovanile a 14 anni). A quanto pare quello gli aveva dato un calcio negli stinchi, e Barton stava passando a un grado superiore di violenza quando si è intromesso il capitano irlandese del City, Richard Dunne, a fare da paciere. E si sa come finisce coi pacieri. Dei testimoni hanno descritto Dunne, con le lacrime agli occhi, prendere a pugni i muri dell'hotel e gridare: "Why is this happening, Joey, why?"    

      Mentre Joey prende un aereo dalla Thailandia a Manchester da solo, il fratello minore Michael partecipa insieme a un cugino all'omicidio a sfondo razzista di Anthony Walker, aggredito con un'ascia nel parco di Huyton, agglomerato urbano vicino Liverpool da cui viene anche Joey, costruito per dare abitazione agli operai che vivevano in baracche e velocemente degradato dopo la chiusura delle fabbriche di zona. Michael lo chiama da Amsterdam, durante la sua fuga in giro per l'Europa, per chiedergli dei soldi, ma Joey si rifiuta, e dopo un paio di telefonate lancia un appello in tv affinché il fratello si consegni alla polizia. Figlio di un operaio edile, atleta portato per tutti i tipi di sport in età scolare, Joey è cresciuto con la nonna che lo andava a cercare per strada la sera mettendolo in imbarazzo di fronte agli amici: "Se non fosse stato per lei sarei finito a cazzeggiare in qualche angolo, drogandomi o facendo stronzate del genere."

      Nei due anni successivi Joey cura i problemi legati all'alcol e alla rabbia in una clinica per sportivi professionisti con problemi (già allora l'allenatore del City, Stuart Pearce, aveva parlato di ultima occasione) e firma un contratto quadriennale. Joey sembra migliorare, si limita a qualche entrata dura e a mostrare il culo ai tifosi dell'Everton. Insomma, quando Steve McClaren lo convoca in nazionale maggiore per la prima (e unica) volta, in occasione di un'amichevole contro la Spagna del febbraio 2007, Joseph Athony Barton è un coatto che ha già mostrato tutti i suoi problemi di carattere, ma che non ha ancora dato esattamente il peggio di sé.


      Barton sputa in direzione dei tifosi dell'Everton

      Certo, proprio pochi mesi prima di essere convocato, Barton aveva parlato male proprio dei nazionali inglesi (Gerrard, Lampard, Rooney, Rio Ferdinand, Ashley Cole) che all'indomani del mondiale tedesco avevano pubblicato la loro autobiografia ("Ho fatto schifo alla Coppa del Mondo, comprate il mio libro"), ma quella poteva essere presa per schiettezza. Gerrard reagì bene: "Joey è un amico. Siamo cresciuti nella stessa zona di Liverpool. È simile a me: durante le interviste è onesto e gli piace dire quello che pensa. [...] Darà una rinfrescata alle cose e ci farà stare in guardia. Se dai un'occhiata alle nostre performance nell'ultimo paio di tornei penso che una svegliata ci voleva." Frank Lampard, che il Guardian dice essere sensibile alle critiche, non ha apprezzato quando Barton, riferendosi alla sua sintonia in campo proprio con Gerrard, ha detto: "Se si giocasse con due palloni l'Inghilterra sarebbe fortissima, ma la verità è che non funzionano insieme."

      In realtà a sbagliare era Gerrard quando parlava di aria fresca. Quello di Barton era un vento caldo che arrivava direttamente dalle fabbriche all'origine della Premier League. "I top player di questi tempi hanno perso il contatto con la realtà. Diciamo che anche se il 90 percento di loro viene da un retroterra operaio, dopo le 100 partite in Premier League, la macchina e la casa, pensano di essere dei nobili." Con il suo stile di gioco aggressivo e pericoloso per sé e per gli altri, Barton poteva ricordare il senso dell'onore di Roy Keane e le sue dichiarazioni post-sconfitta in cui accusava la paura di farsi male dei suoi compagni: "Hanno dimenticato quella rabbia che gli ha fatto guadagnare i Rolex, le macchine, le ville."

      Barton però supera il punto di non ritorno (quel limite oltre il quale diventa difficile inscrivere le cattive azioni all'interno di un codice più o meno condivisibile) nel maggio del 2007, immediatamente dopo il picco più alto della sua carriera, quando manda all'ospedale con la retina distaccata il compagno di squadra ed ex-Lazio Ouasmane Dabo. Il City lo vende al Newcastle (Barton tira anche sul prezzo) e passano solo pochi mesi prima che Barton si lasci prendere la mano in una rissa nel centro di Liverpool (filmato da una telecamera di sorveglianza) alle 5.30 del 27 dicembre, accanendosi con una ventina di pugni su un tipo prima a terra, poi di spalle (anche Dabo pare fosse stato aggredito da dietro e la fama che accompagna Barton, oltre che di violento, è di codardo).

      Condannato a sei mesi di prigione (più quattro per il caso Dabo finito anch'esso in tribunale) Joey torna in campo nell'ottobre del 2008 contro l'Arsenal. Entra nel secondo tempo, dopo pochi secondi scivola lateralmente (per prendere la palla, a onor del vero) su Nasri che poco dopo lo sgambetta. I tifosi dell'Arsenal, che avevano sommerso Barton di fischi al momento dell'ingresso in campo e gridato "Scum! Scum!" (Feccia! Feccia!), applaudono Nasri.

      Dopo tutto questo, grazie a tutto questo, Barton pensa davvero di poter diventare un "role model". "Ci sono ragazzi che guardano gente come Beckham o Owen, che sono professionisti incredibili, senza macchia, e non possono immedesimarsi. [...] Quando parlo degli errori che ho fatto e del modo in cui ho provato a cambiare, io credo che la gente mi rispetti. Spero di poter raggiungere tutte quelle persone che forse prima non erano raggiungibili."

      La lista di errori di Barton è ancora da riempire (ho saltato, appena arrivato al Newcastle, la bella entrata su Etuhu nel derby col Sunderland). Nella stagione 2008-2009 il Newcastle retrocede e lui litiga con l'allenatore e leggenda casalinga Alan Shearer per via di un fallo su Xabi Alonso. In Championship gioca poco per via di un paio di infortuni e appena tornato in Premier (2010-2011) dà un pugno a Pedersen che, inavvertitamente, gli aveva dato una spallata (cioè, dà un pugno sullo sterno a uno che gli sta chiedendo scusa e poi finge di avergli dato solo una spinta). A dicembre mentre discute con Torres si stringe più volte il pacco e con la mano davanti alla bocca esegue il classico gesto del pompino. A febbraio entra male su Diaby, che però è più grosso e dopo averlo preso per il collo lo mette in ginocchio. Il Newcastle non ne può più. Prima di firmare col Queens Park Ranger, Barton fa ancora in tempo a litigare con Gervinho (qui la vendetta di Gervinho).   

      Per qualche ragione diventa capitano del QPR. In campo alterna alti e bassi (il suo stile di gioco si è evoluto, Barton è diventato più offensivo alternando tackle e palle recuperate con incursioni e lanci ambiziosi-sbagliando molto ma non limitandosi al passaggio orizzontale come, ad esempio, De Jong), col QPR che arriva all'ultima giornata costretto a vincere o pareggiare col City primo in classifica (a sua volta costretto a vincere se non vuole arrivare secondo dietro lo United). Come è andata quella partita lo sappiamo tutti; gli ultimi cinque minuti nei quali il City ribalta il risultato da 2-1 a 3-2 rimarranno nella storia, così come l'espulsione di Barton. Il QPR si salverà solo grazie al pareggio del Bolton e Joey, che si è giustificato dicendo di aver provato a far restare in dieci uomini anche il City, verrà condannato a 12 giornate di squalifica (gomitata a Tevez a palla lontana + ginocchiata  sulle natiche di Aguero dopo che
      l'arbitro gli ha mostrato il rosso + tentativo di capocciata a Kompany).


      La sparo grossa dicendo che Barton è un
      Laocoonte moderno

      Per capire qualcosa di più di Joey Barton basta andare sulla sua pagina Facebook o seguirlo su Twitter dove ha un seguito di 1.8 milioni di persone. Oltre alle foto del figlio (con commenti tipo "CUNT" che ogni tanto toglie ogni tanto no) e agli RT degli account di citazioni di Nietzsche, Yeats e Oscar Wilde, Barton dice la sua praticamente su tutti gli argomenti che gli stanno a cuore. Pubblicamente si è dichiarato sempre a favore dei diritti degli omosessuali (sembra che uno zio gay lo abbia sensibilizzato) e recentemente, ad esempio, si è espresso contro l'offensiva israeliana nella Striscia di Gaza. È anche tipo da gaffe: ad agosto ha detto che odia il diminutivo Joey e che preferirebbe Joe, anche se il suo account ufficiale è proprio @Joey7Barton, e dopo pochi mesi a Marsiglia ha rilasciato un'esilarante intervista con un involontario accento francese.

      Chiuderei riprendendo il paragone con Cantona. Alla fine del film-documentario Les rebelles du foot (ovvero: calciatori con coscienza sociale, individui che hanno trovato la propria realizzazione mettendosi al servizio di una causa collettiva) dopo aver parlato di Socrates, morto esattamente un anno e un giorno fa, e della Democracia Corinthiana, dopo aver alzato il pugno come Socrates e recitato la parte del saggio indignato, con i capelli rasati e la barba più sale che pepe, per tutto il resto del film (la mia ragazza che lo guardava con me a un certo punto ha detto: "Perché ci tratta come delle merde?") un Cantona stranamente rilassato, che gioca con la coppola che ha in testa, riflette: "C'è l'erba cattiva, e c'è l'erba meno cattiva. Di tanto in tanto spunta un fiore primaverile. Così-con le mani disegna uno stelo-come una bella margherita. Ma le erbacce spuntano in continuazione. Bisogna mettere il diserbante eccetera." Ride. Il suo ragionamento devia: "Allora, quali sono le erbacce e quali quelle altre, quelli che sembrano essere bei fiorellini? C'è una grande quantità di ortica. Si sa, le ortiche pizzicano. Sono brutte e pizzicano pure. E crescono dappertutto." Cantona sembra chiedersi interiormente a quale categoria appartenga. Cos'è Cantona, una margherita o un'erbaccia? È più vicino a Socrates o a Barton?

      Per quel che mi riguarda, il calcio (quello che succede fuori o intorno al calcio è un'altra storia) è uno splendido prato verde da cui nessun giardiniere riuscirà mai ad estirpare le erbacce. Per fortuna. Amare Socrates non significa non poter amare Barton. E viceversa.


      Segui Daniele su Twitter: @DManusia

       

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      Tag: Joey Barton, stili di gioco

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