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La mia seconda prima settimana di università

La "freshers week" inglese è diventata un rito così ben definito che sembra impossibile parlarne senza scadere nel cliché. Ho deciso di rivivere quella settimana di alcol e umiliazione pubblica per vedere come sono cambiate le cose.
03 ottobre 2014, 12:50pm

La "freshers week" inglese è diventata un rito così ben definito che sembra impossibile parlarne senza scadere nel cliché. Ti infili una maglietta pescata a caso dal mucchio, bevi allo sfinimento e ti ritrovi chiuso in un bagno con un'altra matricola che cercherai di evitare per i mesi successivi. Per tutti gli amanti dei rumori assordanti e del divertimento organizzato è una specie di paradiso. Per chi non fa parte di questa categoria, be', è uno schifo. Tutti lo sanno. Anche quelli che su Facebook dicono di aver frequentato "L'università della strada."

Detto ciò, io ho celebrato la mia settimana di "orientamento e benvenuto all'università" (questa l'idea di base dietro la freshers week) cinque anni fa, e da allora le rette sono raddoppiate e le università hanno aperto a un maggior numero di iscritti. Ma se i riti sono gli stessi, gli studenti in sé sono cambiati?

Ho decido di andare a verificare di persona, scegliendo lo stesso evento del King's College a cui avevo partecipato all'epoca—ovvero, nello specifico, un "pub crawl" in pigiama in quel di Borough. Non c'è niente che ti prepari a tre anni di letture su Jacques Lacan come andartene in giro legata a un altro studente con la stessa predisposizione all'umiliazione mentre dei giocatori di rugby ti costringono a bere Jägerbomb.

La partenza era fissata all'ingresso dei dormitori dell'università, ma non essendo riusciti a entrare il fotografo e io siamo rimasti fuori finché non abbiamo intravisto una schiera di diciottenni ubriachi risalire Borough High Street. Ci siamo accodati, e alcuni dei presenti hanno lanciato occhiatacce in direzione di Jake. Dopo aver giustificato la sua presenza facendolo passare per un "amico laureato a cui piace fotografare tutto ciò che fa perché è un tizio strano," il corteo si è rimesso in moto.

Ero pronta ad analizzare i temi portanti della serata e capire se, e come, fossero cambiate le cose.

L'autrice fa amicizia.

ALCOL

All'epoca del mio primo anno di università, i bevitori più hardcore erano gli studenti di medicina. Quelli delle materie umanistiche avevano i poster di eroinomani famosi in camera, ma passavano la maggior parte delle serate a fumare e fare a gara al "video techno più fantastico di YouTube che non avete ancora visto." Nel frattempo gli studenti di medicina erano fuori a bere e ribaltare coni spartitraffico, conservando miracolosamente intatta la capacità di sopportare un'intera giornata di lezioni la mattina successiva.

Tra i presenti anche in quest'occasione c'erano soprattutto studenti di medicina, e anche le quantità d'alcol sembravano immutate. Nella norma, si trattava di bevande sufficientemente zuccherine da rendere la lezione di fisiologia delle nove l'inferno in terra.

Qualche anno fa le autorità hanno vietato il “pennying”, il gioco della monetina che prevede che, una volta fatto centro con un penny nel bicchiere, il proprietario del bicchiere sia costretto a berne il contenuto alla goccia. Di conseguenza di recente i giochi alcolici sembrano essere stati rivisitati secondo uno schema ben preciso: affidare agli studenti più grandi la totale facoltà di decidere del tuo destino.

DROGHE

Skins mentiva: durante la mia freshers week non giravano droghe. Tutti conoscevano "qualcuno" delle loro parti, e sostenevano che forse quel qualcuno sarebbe anche stato disponibile a consegnare a Londra, "basta che ordiniamo abbastanza". Sorprendentemente, cinque anni fa nessuno era riuscito a convincere uno spacciatore a farsi un'ora o più di viaggio per recapitare la sua merce.

Quest'anno non è andata diversamente, anche se invece di fissare una distanza sufficiente tra sé e le cazzate che sparavano, alcuni studenti giuravano di avere il numero di spacciatori di zona. Dubito li avessero, ma capivo il perché di quelle affermazioni: prima di provare per la prima volta, il tizio con il numero per l'MDMA è il capo della festa. Dopo, è soltanto quello che gira per la festa chiedendo a tutti i soldi, per poi aspettare in un parcheggio per 45 minuti in attesa di qualcuno che ti smolli otto bustine di aspirina e mefedrone.

La novità principale era il co-codamol, un analgesico. Me l'hanno offerto, ma io sono allergica alla codeina ed ero lì per lavorare, quindi ho gentilmente rifiutato l'offerta.

SOCIALIZZAZIONE

Stare lì mi ha riportato alla mente l'inutile stress che mi ero causata durante le prime settimane di università nel tentativo di reinventare completamente la mia personalità. I più sembravano recitare la parte di un personaggio su cui avevano fantasticato per tutte le vacanze estive, senza però sapere esattamente come questo personaggio avrebbe dovuto comportarsi in situazioni reali.

Quelli che non avevano una parte compensavano tentando di sminuire gli altri. Sono tecniche tanto semplici quanto efficaci: prenditela con qualcuno che non è riuscito a farsi tre shot di tequila di seguito e magicamente nessuno si interesserà più a te. Mostra segni di cedimento e tutti ti noteranno.

Ho rifiutato una birra e uno shot. La mia punizione? Uno colpo ben assestato sulla schiena da una "rugby girl", che mi ha poi spinto faccia a terra intimandomi di leccare la birra che mi era caduta. E chi ero io per rifiutarmi?

MUSICA

Come per ogni freshers che si rispetti, "Mr Brightside" era perennemente in sottofondo, alternata a diversi pezzi radio pop di fine anni Duemila. Come prevedibile dunque la musica mi ha stufato in fretta, ma non si può certo dire che la musica in generale sia una parte fondamentale dei pub crawl. Nessuno aveva voglia di ballare, perché ballare avrebbe significato smettere di bere. E in quei giorni, bere è il modo in cui completi sconosciuti incontrano altri completi sconosciuti con cui l'anno dopo si ritroveranno a condividere un appartamento.

ABBIGLIAMENTO

Dopo un'attenta osservazione del mio campione, mi pare chiaro che quest'anno i pigiami andranno di gran moda.

SOCIAL MEDIA

Durante la mia prima settimana di università, le fotocamere digitali sbucavano ogni sera prima ancora di iniziare a bere, e non tornavano nelle borse e negli zaini finché anche l'ultimo bacio tra ragazze o accenno di vomito non era stato documentato. Non contava tanto il divertimento, quanto il fatto che ci fossero prove della tua presenza in quel determinato contesto. Si trattava più di quantità che di qualità, e di avere qualcosa da poter mostrare agli amici a casa.

Nell'evento a cui ho partecipato quest'anno, i flash sono stati molti di meno. Tutto era preparato nel minimo dettaglio, con la gente che si scambiava i nomi degli account instagram e studiava ogni scatto prima di metterlo effettivamente in scena.

L'autrice, ancora intenta a fare amicizia

RELAZIONI

Cinque anni fa avevo trascorso metà del pub crawl a inviare sms al mio fidanzato paranoico nel tentativo di prevenire l'inevitabile declino della mia relazione a distanza. Le mie amiche, invece, avevano avuto un gran da fare a tenere il conto degli studenti con cui si erano scambiate della saliva. Se a fine settimana non ti ritrovavi con una malattia venerea e un persistente senso di colpa, probabilmente avevi perso qualche passaggio.

Stavolta non ho percepito la minima tensione sessuale. Era come se la disperazione creata dal bisogno di fare amicizia avesse soffocato la libido. O almeno così credevo.

Perché proprio mentre avevo perso le speranze, mentre me ne stavo seduta con Jack a mangiare pizza vicino ai dormitori dell'università, ragazze e ragazzi hanno lentamente cominciato a sfilarci davanti in coppie, col gruppo dei single che arrancava a qualche decina di metri.

Quanto a me, come cinque anni fa ne sono uscita senza nuovi amici, con un leggero fischio nelle orecchie e la lingua blu. Come cinque anni fa sono riuscita a evitare il contatto con peni tardoadolescenziali.

Ma non tutti sono incapaci quanto me a fare le matricole. Alcuni prendono la cosa con naturalezza e se la godono. Buon per loro, perché quella della freshers week rimarrà ancora per un po' un'esperienza strana e terrificante. Cambiano gli alcolici e le mode, ma in quella particolare settimana saremo sempre lo stesso tipo di matricole: sbronze, disperate e ansiose di vivere il momento migliore della nostra vita.


@hannahrosewens
 / @Jake_Photo