Come si fa a separare l'arte dall'artista?

Come si fa a separare l'arte dall'artista?

Kanye West, R. Kelly, 6ix9ine... Come ci si deve comportare quando si è fan di una persona che ci sembra un grande musicista, ma un pessimo essere umano?
Juta
illustrazioni di Juta
GF
traduzione di Giulia Fornetti
6.7.18

Cosa fare quando uno dei tuoi artisti preferiti si rivela un personaggio controverso? Quando le sue peggiori trasgressioni–sia ipotetiche sia comprovate–ti obbligano a separare la tua stima per la sua produzione musicale dalla figura dell’artista stesso? Da Morrissey che difende il fondatore di un movimento razzista e antislamico, a Kanye con i suoi tweet pro-Trump fino alle accuse del movimento #MeToo contro diversi artisti e musicisti della scena contemporanea, sono davvero molti i fan che si sono dovuti scontrare con la dura verità: quegli eroi che consideravano modelli infallibili e troneggiavano sui poster della loro cameretta, sono in realtà esseri umani (spesso terribili).

Prendiamo il caso dei Brand New, la band pop-punk americana. Nel 2017, diverse donne hanno denunciato il frontman Jesse Lacey per molestie sessuali, accusandolo in alcuni casi di aver adescato giovanissime fan e averle costrette ad avere rapporti sessuali. Intervistando diverse persone per questo pezzo, ho incontrato alcuni fan della band che ancora oggi si chiedono se dovrebbero o meno ascoltare ancora la loro musica. Una cosa simile è accaduta poco tempo fa quando Spotify ha deciso di togliere dalla sua piattaforma la musica di R. Kelly e XXXtentacion. Una fan di R. Kelly mi ha detto che capiva perfettamente chi volesse smettere di ascoltarlo del tutto, alla luce delle accuse sul suo conto.

Tra le tante conversazioni, sono emersi punti di vista più o meno severi a riguardo, ma mai una vera e propria “risposta” alla questione. Quando il comportamento di un musicista si rivela deplorevole, i fan devono fare i conti con il fatto che ci sono persone innocenti che sono state ferite verbalmente o fisicamente dal loro personaggio pubblico preferito, e non è semplice. La risposta dei fan rappresenta un dibattito quanto mai attuale e questo è quello che mi hanno detto a riguardo.

Iain Hamilton, 48, Glasgow – fan di Morrissey

Sono cresciuto in una cittadina della Scozia occidentale, e Morrissey mi ha insegnato come essere diverso dai soliti macho che c’erano in giro, mi aveva dato la forza di distinguermi. L’ho visto 115 volte in concerto. Nel corso degli anni, sono successe tante cose che non ho approvato e per cui ho pensato di allontanarmi, ma il fattore principale sono le sue opinioni politiche. Ricordo un concerto a Middlesbrough nel 2011, dove la English Defence League (un movimento di protesta antislamico e razzista britannico) avrebbe tenuto una marcia il giorno successivo. In quell’occasione avevo proprio detto a un amico che temevo da morire il momento in cui un giornalista avesse chiesto a Morrissey cosa pensasse dell’EDL, proprio per la sua possibile risposta. Provavo vergogna già allora e sapevo che non sarebbe passata facilmente.

La vicenda di Nigel Farage fu un brutto shock, ma il colpo finale furono i commenti a favore di Le Pen; lì ho capito che non ne potevo più, con me aveva chiuso. Avevo già previsto, mesi prima, il sostegno di Morrissey a Tommy Robinson e non sono stato per niente felice che i fatti mi abbiano dato ragione. Non so quanto possa ancora cadere in basso, ma so che lo farà di nuovo.

Ora sono arrivato a un punto in cui non posso più ascoltare né Morrissey, né gli Smiths; è come se tutto si fosse irrimediabilmente macchiato. Per fortuna, i miei amici sono d’accordo con me. Per quanto riguarda gli altri, non mi sono mai davvero scontrato con qualcuno, né ho messo fine a nessun rapporto, semplicemente ho preso la distanze da alcuni. Ora il tema non mi angoscia più, negli anni ho visto concerti pazzeschi e incontrato persone straordinarie. Un paio d’anni fa, quando ho steso il mio testamento avevo deciso che “Now my heart is full” sarebbe stata la canzone del mio funerale. Ma ora sto cambiando idea.

Leonita Mason, 23, Ohio – fan di R. Kelly

Sono stata una fan di R Kelly–in parte sono cresciuta con le sue canzoni. Quando ero più piccola sentivo dire tante cose su di lui, tipo di quel video in cui faceva sesso con una ragazzina di 14 anni, ma ero troppo giovane per capire, e visto che alla fine fu scagionato dalle accuse, me ne dimenticai. Le accuse emerse lo scorso anno, però, mi hanno fatto capire che c’era qualcosa che non andava. Così mi sono documentata guardando molti video e interviste su YouTube. Ho deciso di rimuoverlo dalle mie playlist Spotify. La cosa peggiore è che nonostante tutte le storie che sono venute fuori negli anni, non è ancora stato condannato.

Penso che il fatto che le sue vittime fossero principalmente ragazze di colore abbia una certa rilevanza, ma non sono sicura che fosse la razza la ragione principale dietro quella violenza. Se non avesse tutti i soldi che ha, se fosse una persona normale, sicuramente sarebbe già stato accusato–soprattutto perché è nero. Fin quando R. Kelly non si assumerà la responsabilità per quello che ha fatto e fin quando non mostrerà un minimo di rimorso, non ascolterò più la sua musica. In realtà, anche se questo dovesse accadere, penso che ci penserei due volte visto tutto quello che ha fatto.

Jo Turner, 27, London – fan dei Brand New

Ero una ragazzina impacciata e vittima di bullismo, e nell’adolescenza ho sofferto di disturbi alimentari. Non stavo certo benissimo. E la musica dei Brand New ammetteva che la vita facesse schifo a volte.

Ma le accuse contro Jesse Lacey mi hanno davvero sconvolto–non ne avevo idea. Mi sono sentito tradita e delusa dalla sua risposta alle accuse, che comunque era stata leggermente migliore del “Sono un tossicodipendente, ho bisogno di terapia” di Weinstein. Mi sono sentita ferita e amareggiata per tutte quelle donne che avevano dovuto subire il suo comportamento.

Da allora non ho più ascoltato i Brand New–non li sto boicottando così tanto per farlo, semplicemente non ho più avuto voglia di ascoltarli. Sono sicura che prima o poi metterò un loro disco, mi mancherebbe troppo questa parte di giovinezza che ho vissuto con la loro musica, che comunque mi piace. E poi un uomo non rappresenta la band intera. Comunque vada, questo fatto rimarrà la prima cosa a cui penso ogni volta che ascolterò la loro musica in futuro, e credetemi, lascia un sapore davvero amaro in bocca.

Tom Fisher, 18, Gloucestershire – fan di Morrissey

Ho scoperto Morrissey per la prima volta quattro anni fa. Nel tempo, la sua musica è diventata parte integrante della mia vita, in particolare perché parla apertamente di depressione, di liberazione dalle etichette di genere e di letteratura in modo del tutto nuovo.

Personalmente, non mi considero uno politicamente schierato. Se Morrissey fosse effettivamente nazionalista, non mi stupirebbe poi tanto. Tutti noi abbiamo amici o familiari con questo tipo di idee politiche (o anche più estreme). Ognuno ha il diritto di sostenere il partito che rappresenta al meglio le sue idee, qualunque esso sia. Capisco, però, chi si sente offeso dalle opinioni di Morrissey; è un po’ come i miei amici di destra che si sentono offesi dalle idee di Jeremy Corbyn.

Credo che certi temi vengano estremizzati troppo, o è bianco o è nero. Criticare l’Islam e sostenere la Brexit, per esempio, sono considerati indicatori di razzismo. Sono sicuro che ci sono casi in cui entrambi sono motivati dal pregiudizio, ma in realtà è anche possibile sostenere una di queste idee senza discriminare chi viene da un altro paese o ha la pelle di un altro colore.

Devo ammettere che molti dei amici sono dell’idea “Gli Smiths erano dei grandi, Morrissey è un idiota.” Personalmente, continuerò a seguirlo fin quando non avrò la sensazione di sostenere o finanziare un movimento estremista.

Ajay Chauhan, 26, Birmingham – fan di Kanye West

Mi piace, anzi ammiro davvero tanto la franchezza di Ye. Sono un fan convinto di Kanye ma allo stesso odio Trump, cosa dovrei dire delle sue idee politiche? Non posso dire di essere d’accordo, ovviamente, ma da un lato rispetto la sua opinione e credo ci sia un significato più profondo. Forse nasce tutto dal fatto che Obama l’aveva deluso in passato sul supporto alla città di Chicago? O forse Kanye è come me, crede che in ognuno di noi ci sia qualcosa di buono, e forse pensa di sfruttare il fatto di essere nero per convincere Trump a cambiare idea sui temi della razza? Sì, ok, questa è un po’ esagerata come ipotesi.

Nessuno è mai d’accordo con me su Kanye. Ma è così, quando decidi di sostenere Kanye a tutti i costi. Come ha detto lui una volta “Andate ad ascoltarvi tutta la mia musica. È la chiave per l'autostima. Se siete un fan di Kanye West, allora non siete un mio fan, siete un fan di voi stessi.”

Drew Guarini, 29, Brooklyn – Creatore del progetto Brand New Archive

Sono rimasto sconvolto tanto quanto chiunque altro quando sono emerse le accuse di violenza sessuale a carico del frontman dei Brand New. Il tempismo poi è stato davvero surreale, ha spiazzato tutti: il loro album era primo in classifica, avevano fatto tantissimi concerti di successo e poi… tutto svanito. È successo tutto così in fretta, che non ho avuto nemmeno il tempo di capire cosa provassi.

Ho passato molto tempo a riflettere sulla questione per capire se dovessi continuare ad ascoltarli o meno. Mi sento del tutto solidale con le vittime, ma è innegabile che questa band e la loro musica abbia fatto parte della mia vita personale per oltre 16 anni. Tuttavia sono in molti, quasi tutti, a dire che sostenere entrambe le parti–sia le vittime, sia la band–sia inconcepibile.

Chi vuole continuare a seguire la band e a finanziarla, ha il diritto di farlo. Così come chi non se la sente, ha diritto di abbandonare del tutto. So che non è una scelta semplice e non mi permetterò mai di ritenere nessuno colpevole per la sua scelta.

Katie Bain, 35, Los Angeles – giornalista che ha scritto delle accuse contro R. Kelly

Non mi definirei una fan accanita, ma R. Kelly era così famoso che era praticamente inevitabile. Quando il mio editor mi ha chiesto di documentarmi sulle accuse sul suo conto, la cosa che mi ha davvero colpito è che da quando era diventato famoso, quelle accuse c’erano sempre state. Questo mi ha davvero sconvolto, il fatto che tutta l’industria e la cultura mainstream fosse stata così tollerante nei confronti di una persona del genere.

Dato che le presunte vittime di R. Kelly provenivano da comunità storicamente emarginate, le accuse sul suo conto sono state praticamente ignorate o tollerate. È un fenomeno simile a quello della sindrome da donna bianca scomparsa, secondo la quale i media si interesserebbero in modo spropositato di problematiche, e spesso della scomparsa di donne bianche della classe medio-alta, rispetto a quanto non fanno quando si tratta di donne di etnie diverse e classi sociali più svantaggiate. Penso sia importante citare Kenyette Tisha Barnes che ha avviato la campagna contro il rapper lo scorso anno, #MuteRKelly. Ha detto “Il risultato è che R. Kelly e le sue vittime sono proprio quel gruppo di persone di cui non interessa a nessuno. Proteggiamo gli uomini neri problematici nella loro comunità e ignoriamo le donne nere in tutte le altre comunità.”

Questo articolo è stato pubblicato originariamente su Noisey UK.