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Ai millennial non piacciono le tette, e questo mi fa sentire anziano

Secondo Playboy oggi i ragazzi preferiscono i seni piccoli, ma per me che sono cresciuto con la TV degli anni Novanta è un affronto.
Niccolò Carradori
Florence, IT
Dipinto di Amedeo Modigliani. Immagine via Flickr

Le tette grosse non vanno più di moda fra i millennial più giovani. So che sembra il titolo—portato all'estremo—di un servizio postprandiale di Studio Aperto, ma stando a un recente articolo uscito su Playboy, esistono alcuni dati che indicano come i più giovani sono sempre meno interessati al seno come ricettacolo di aspettative e desideri sessuali.

Ci sarebbe proprio una correlazione basata sull'età in questo senso: più si è giovani e meno interessano le tette, meno si è giovani più interessano le tette. "I nuovi dati forniti [da Pornhub] suggeriscono che i giovani adulti di età compresa fra i 18 e i 24 anni siano meno portati a cercare contenuti legati al seno del 20 percento rispetto alla media. Al contrario, gli adulti fra i 55 e i 64 sono più predisposti del 17 percento."

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Ora: personalmente sono sempre piuttosto basito e attonito quando si generalizzano le preferenze sessuali cercando di trovare dei canoni comuni. Però devo dire che rispetto a questo nuovo trend da studio sommario, esistono alcune evidenze che lasciano comunque pensare ci sia un fondo di verità.

Come ad esempio l'ascesa, negli ultimi anni, di una serie di giovani pornostar con seni piccoli. Ariana Marie, Jessie Andrews, Riley Reid, Emily Grey, Dani Daniels—solo per citarne alcune—sono tutte professioniste molto quotate nel settore e sui principali aggregatori di video, e hanno tutte una circonferenza di petto che anni fa era difficilissima da trovare nel porno mainstream (l'unica grande pornostar con il seno piccolo che ricordo durante gli anni Zero era Sasha Grey). Ed è un cambiamento piuttosto indicativo: se esiste un ambito in cui le tettone hanno sempre dominato incontrastate, questo era proprio il porno.

L'altro indicatore è la chirurgia plastica: secondo l'articolo di Playboy, nel 2015 la British Association of Aesthetic Plastic Surgeons ha rilevato una diminuzione del 20 percento negli interventi di mastoplastica additiva nelle giovani donne, e una crescita del 3 percento nelle richieste di diminuzione del seno. Inoltre, sarebbero in crescita esponenziale le donne che in passato hanno fatto ricorso alla chirurgia per aumentare il seno, e che adesso vogliono ridurlo: cresciute circa del 22 percento durante il 2016. Secondo queste stime, insomma, un reboot di Nip/Tuc non è credibile.

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Ma come cambiano questi trend, e da cosa sono dettati esattamente? Il mio software di analisi del reale era aggiornato "all'anno Kardashian" del culo grosso in termini di rivoluzioni estetiche, e adesso sono cambiate anche le tette. Sento che la mia scheda madre presto potrebbe non essere più in grado di comprendere gli aggiornamenti. Perché io faccio esattamente parte di quella generazione—i nati nella seconda metà degli anni Ottanta—per cui le tette grosse hanno avuto un grosso imprinting.

Quando ero piccolo passavo un sacco di tempo seduto in poltrona con mia nonna a guardare i varietà serali della TV generalista degli anni Novanta. E il primo, vero, impatto di tipo cognitivo che l'assuefazione delle immagini ha avuto sul mio cervello sono state le tettone. Erano ovunque in TV: Sabrina Salerno, Debora Caprioglio, Maria Grazia Cucinotta, Sabrina Ferilli, tutto il cast di Baywatch, Margot di Lupin III. Un immaginario nato con i programmi degli anni Ottanta, sulla falsariga di Drive In, e propagatosi per anni e anni. Pensate alla serie Carabinieri, un impianto narrativo che mirava a un unico climax. Mettere le manette al mariuolo di turno mentre l'inquadratura prendeva in secondo piano Manuela Arcuri.

Probabilmente è stato per questo bombardamento mediatico che a me le tettone hanno sempre fatto un effetto ipnotico e involontario, come la salivazione nei cani di Pavlov. Ora, non voglio stare troppo a ingigantire o sottolineare questo futile aspetto della mia vita: vi basti sapere che una volta sono stato convinto da una commessa maggiorata a comprare una camicia per cui servivano dei gemelli. E io non ho mai posseduto dei gemelli.

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"Se sei nato negli anni Ottanta, hai passato l'infanzia guardando anime giapponesi in cui le protagoniste buone avevano una quinta e cavalcavano robot falloidali giganti, mentre le cattive avevano una seconda scarsa con i capezzoli acuminati e crudeli. Come puoi biasimarci?" mi ha risposto mio fratello quando gli ho chiesto se secondo lui l'ossessione per le tette grosse aveva qualcosa di generazionale.

Non è che poi questa specie di preferenza arcana per le tette abbia influito moltissimo sulle mie relazioni reali: le ragazze con cui sono stato hanno quasi sempre avuto seni piccoli, o normali. È più una questione generale di modello sessuale standard, che non ho subito solo io. Chi è nato negli anni Ottanta probabilmente sa benissimo di cosa parlo. Le tette grosse sono allegre, portano felicità e prosperità al raccolto, non lo so: mi rende felice pensare che ci sono, ecco. Forse è una specie di compensazione edipica, o un residuato biologico del periodo pre-industriale: quando la quantità era importante, e i simboli di prosperità erano salutari perché eri un contadino con le scarpe di stoffa e mangiavi solo carrube.

Ma per i giovani virgulti della nuova generazione tutto questo non ha senso. Cercando di capire questo cambiamento cultural-sessuale mi sono confrontato con alcuni amici che rientrano nella forbice generazionale individuata da Playboy, e nella maggior parte dei casi si sono detti d'accordo con quanto espresso nell'articolo. Le persone con cui ho parlato non è che non nutrano interesse verso il seno: preferiscono proprio le tette piccole. "Le tette grandi non mi interessano minimamente," mi ha detto L., "semplicemente non le trovo attraenti. Preferisco un seno piccolo che non superi la seconda. Trovo che sia la forma, che i capezzoli, delle tette piccole siano più eleganti e ben fatti."

Dopo questa dichiarazione, ho chiesto a M.—20 anni—di commentare le mie pornostar preferite, tutte con seni siluriformi. Alla fine della sessione, durante la quale è rimasto del tutto insofferente, mi ha chiesto se mi fosse stato negato il seno da piccolo.

Ora: io ho 29 anni, ed è la prima volta che una preferenza giovanile cozza in modo diametralmente opposto al mio istinto culturale. A me la nostalgia e il concetto del "passato genuino" fanno ribrezzo, in tutte le loro forme e derivazioni. Il passatismo e l'istinto conservatore sono cose da cui dovremmo fuggire, senza eccezioni. Ma pensando a questa ascesa delle tette piccole non riesco a non pensare che sto invecchiando: ed è soprattutto questo che mi ha messo in crisi. Mi sento come un uomo di Neanderthal con l'arcata sopracciliare troppo sporgente, che non afferra come sta cambiando il mondo ed è ossessionato da Donatella Damiani.

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