Rico Nasty è la rapper più felice del mondo

Rico Nasty è la rapper più felice del mondo

Ha vent'anni, dice di fare "sugar trap", ha già partecipato a due colonne sonore, mixtape e collezionato milioni di view—ed è soltanto l'inizio.
30.11.17

“Fenty Beauty ha appena messo mi piace al mio post su IG”, mi ha detto Rico Nasty sussultando. Era fine settembre e ci trovavamo nel backstage del Baby's All Right di Brooklyn. La rapper del Maryland esalò il suo ultimo respiro prima di fingere di cadere morta nel grembo del suo ragazzo.

Era passata poco più di una settimana da quando Rihanna aveva lanciato la linea di cosmetici, quindi la reazione drammatica di Nasty era giustificata. Quando la ventenne Maria Kelly non passa il tempo online a condividere il suo look giornaliero, annunciare i prossimi concerti o dando ai fan anticipazioni delle sue prossime uscite, occasionalmente gira tutorial per il make up e per l'applicazione di parrucche su Instagram Live. È in questi momenti online che Nasty stabilisce la connessione più forte con i suoi sostenitori—tra battute, canne e boccette di trucchi rovesciate—costruendo una comunità che va ben oltre la semplice ammirazione per la sua musica.

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Questa comunità sta alla base dell'ascesa di Nasty fin dal suo singolo del 2016 “iCarly”. La canzone, dedicata a una trasmissione di Nickelodeon degli anni Zero che parla di una teenager che porta avanti una sua web series, parla in realtà di Nasty e della sua amicizia con una ragazza con cui finisce sempre nei guai: “La prima volta che abbiamo fatto i soldi / Ho capito subito che lei spaccava / Mi ha detto punta e mira / Io le ho detto abbassati e schiva / Lei mi ha detto fanne ancora / Io le ho detto non mollare".

rico nasty rap trap

La traccia ormai ha superato i due milioni di visualizzazioni e si collega direttamente a quello che i fan hanno imparato ad associare alla bubblegum trap di Lil Yachty: synth da cartoni animati, batterie incessanti e cantilene rap da ninna-nanna affogate nell'autotune. Lil Boat stesso è finito su un remix di un'altra delle sue canzoni ispirate da un programma TV per bambini, “Hey Arnold”. Poi lei ha restituito il favore comparendo su "Mamacita" di Yachty, inserita nella colonna sonora di The Fate of the Furious. Se mettiamo insieme queste tre canzoni, Rico ha collezionato oltre sette milioni di visualizzazioni, dimostrando di avere una solida base di fan. Eppure resta relativamente sconosciuta per la comunità rap mondiale—ma a giudicare da quanto era pieno il fronte palco al Baby's, non resterà sconosciuta ancora per molto.

Sta diventando sempre più difficile capire la vera portata della popolarità di qualcuno nel 2017, però. Soltanto un paio di anni fa, un'artista come Rico Nasty—relativamente sconosciuta, discussa su internet e con oltre cinque video da oltre un milione di riproduzioni su YouTube—sarebbe sembrata senza dubbio sulla strada del successo. Ma quella formula sta cambiando. Billboard ha annunciato di recente che le visualizzazioni sulla piattaforma video cominceranno a perdere valore dall'anno prossimo, soltanto quattro anni dopo che sono state introdotte nei fattori della classifica. Questo non sminuisce il fatto che la comunità online di Rico stia crescendo a vista d'occhio, ma significa che queste belle cifre non si traducono più così facilmente nel mondo reale. Quella sera ha testato la sua popolarità nella vita vera al Baby's All Right e continuerà a farlo in tour il mese prossimo.

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Sul palco, Nasty ha sorriso al pubblico e il suo DJ ha messo su “Beat My Face,” la sua versione di "The Race" di Tay K, un pezzo andato virale negli Stati Uniti che parla di quanto è bello ammazzare la gente. Un paio di centinaia di ragazze, con qualche ragazzo buttato in mezzo, si sono messe a saltare come se quella canzone fosse il loro grido di battaglia.

“Vedo delle ragazze bellissime stasera", ha detto Nasty al pubblico. I suoi capelli biondi, con le punte azzurre, le scendevano lungo la schiena. Al collo portava un choker abbagliante con una scritta, "MOOD", una maglietta mezza strappata a maniche lunghe con scritto "Life Is Posers" e anfibi alti e neri. Il suo stile non è molto diverso da quello di molti giovani rapper maschi della sua generazione—come Lil Uzi Vert and Trippie Redd—che uniscono in un unico stile la sensibilità pop punk e quella rap. Rico l'ha adottata pienamente, scegliendo di apparire nell'artwork dei suoi ultimi singoli nei panni del personaggio di un anime.

Ma un'altra cosa che la avvicina a Uzi è la sua abilità a fare musica circondata da un'aura di presa bene con beat sostenuti e gridolini acuti a inframmezzare le rime. Quando sale sul palco attorno a lei si crea un turbine di eccitazione, soprattutto durante "Poppin'", un brano di auto-celebrazione che è stato inserito nella colonna sonora della seconda stagione di Insecure, una serie TV di HBO. “I’m a poppin’ ass bitch let me remind ya/ Don’t hide. I can always come and find ya/ Ain’t no bitch in me, bitch. Come proper,” urla Nasty nel ritornello. Durante il concerto, Nasty l'ha fatta ripartire e ha chiesto ai suoi fan di rapparla assieme a lei riprendendosi l'un l'altro con i cellulari.

"È bello tornare ad avere un'altezza normale", mi dice Nasty togliendosi le sue sneaker rosa con le zeppe in uno studio di New York City il giorno dopo il concerto, decisamente più tranquilla. Prima del nostro incontro aveva dovuto incontrare qualche persona ed era rimasta bloccata per un'ora nel traffico a causa di un pranzo di gala di Donald Trump con alcuni leader Africani alle Nazioni Unite. Sembrava genuinamente stanca, ma si è messa comunque a ridere e scherzare assieme al gruppo di amici con cui era arrivata—amici vari, membri della sua famiglia, e il suo manager, che è anche il suo ragazzo—e a parlare del concerto del Baby's, rollando nel frattempo una canna.

Nasty ha cominciato a rappare seriamente nel 2014, quando ha pubblicato un mixtape di 12 tracce intitolato Summer’s Eve. Aveva solo 16 anni ed era al suo primo anno di high school. Il suo flow era veloce e tagliente come quello di rapper di Chicago come Sasha Go Hard e Katie Got Bandz. In certe canzoni si metteva a ridacchiare a metà dei suoi rap, come se nemmeno lei stessa riuscisse a credere a quello che stava uscendo dalla sua bocca. Ma fu in quel periodo che scoprì di essere incinta, e fece un passo indietro per prepararsi a diventare mamma.

“La cosa più assurda per me è stato il fatto che non lo sapevo. Il padre di mio figlio era morto e non sapevo di essere incinta", mi ha detto Nasty vicino alla lobby dello studio guardandomi direttamente negli occhi. A 18 anni ha dato alla luce suo figlio, che aveva perso suo padre ancora prima di venire al mondo. "Ero triste per aver perso il mio ragazzo. Non andavo a scuola, non facevo un cazzo. Mi sentivo solo depressa. E quasi non ho finito la scuola. Ero intrappolata". Determinata, ma in cerca di qualcosa che la motivasse, Nasty trovò lavoro in un ospedale vicino a casa sua, sperando che le avrebbe dato un po' d'esperienza—pensava di diventare una pediatra. Ma trovarsi in un luogo in cui era costantemente esposta a malattie e alla morte nell'esatto momento in cui stava ancora affrontando il suo stesso dolore si rivelò troppo. "Quella merda mi faceva mettere tutto in dubbio, tipo 'Che sono qua a fare?", mi ha detto. "Vedevi gente che entrava per fare due controlli e il giorno dopo se n'era andata".

Se Nasty non avesse messo in dubbio quello che stava facendo nella sua vita in quel momento, probabilmente non avrebbe ripreso in mano il microfono. E sicuramente quello che fa non sarebbe potuto essere definito, come la mette giù lei, "sugar trap".

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Per la rapper del Maryland, la sugar trap è un luogo metaforico. "È come quando hai una vita davvero brutta e cominciano a succederti cose buone, e non sai come adattarti a queste cose buone". Inizialmente, sembra quasi un caso di sindrome dell'impostore. Ma man mano che continua a parlare, quello che Nasty descrive finisce ad assomigliare a molto di quello che Kanye West disse di "New Slaves" nel 2013, per cui lo "zucchero" è la tentazione a cui non riesci a resistere. "Sei così abituata a essere una ragazza di quartiere, una mezza delinquente, che non sai nemmeno come controllarti", dice. "Sei intrappolata nello zucchero".

Tenendo in testa quelle sfide perpetue in testa, è ancora più cruciale far notare che la musica di Nasty è decisamente allegra, frizzante e positiva, indipendentemente dal modo in cui canta e dagli argomenti che sceglie. Su "Rojo", singolo di Sugar Trap 2, si modifica pesantemente la voce con l'autotune per vantarsi della prima macchina che è riuscita a comprarsi con i suoi stessi soldi, una Audi rossa. Su "Key Lime OG", professa "So che sono la migliore, non ho bisogno di titoli". E anche in canzoni più rilassate come "Watch Me", suggerisce melodicamente "Non preoccuparti del mio passato, bitch / Qualsiasi mio passo lo faccio meglio del precedente, bitch".

"È un meccanismo che ho per affrontare le cose", ammette Rico. "È assurdo tutto quello che può succedere in due anni, non ho ricominciato a rappare finché mio figlio non aveva dieci mesi. Quindi passare per tutta quella roba, avere un'esperienza così vicina della morte e poi rendersi conto di che cos'era davvero la vita è una delle cose più belle che mi sarebbero mai potute capitare. Credo che sia per questo che la mia musica è felice. Ogni tanto scrivo roba triste, e mi rattristo, mi sento sola e come se tutti mi odiassero, ma poi mio figlio fa sempre qualcosa che mi rende davvero difficile sentirmi arrabbiata."

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Rico era in studio per finire l'ultima canzone del suo mixtape Sugar Trap 2, che è uscito il mese scorso. Quindi dopo qualche tiro dallo spliff si è alzata dal confortevole divano in pelle nera dello studio, indossando una felpa decisamente troppo grande con scritto “Ho le ricevute”, ed è tornata nella cabina di registrazione. Ha cantato "Baby I'm a rockstar" a voce bassa sopra una produzione dal tono techno, cosa che non le avevo mai sentito fare prima. Poi mi è stato detto che la canzone si chiamava "La La Land" e che era la prima canzone che si era prodotta da sé. "Dipende dalla mia voce. Se mi sembra che la voce suoni forte, allora mi piace", ha detto. "Odio quando faccio una bella canzone con un bel testo ma la mia voce non funziona per colpa del beat che ho scelto".

Gran parte del repertorio di Nasty si è ripulito grandemente nel corso dell’ultimo anno, da quando si è assicurata l’accesso a studio di qualità maggiore e ha anche più tempo da dedicare alla propria arte. Sugar Trap 2 è il miglior esempio di questo miglioramento. Canzoni come “Key Lime OG” contengono rap ad alta energia molto più fini rispetto al flow cantilenante a cui si era affidata nel suo precedente mixtape. “Phone” mescola elementi folk e trap per tenere lontano un tipo che le sta troppo addosso. “La La Land” la vede aggiungere una produzione nuova al suo alter ego più morbido e melodico Tacobella (vedi il tape Tales of Tacobella di quest’anno). Ma la sua personalità è esattamente uguale al suo successo, o perlomeno al personaggio che hanno tratto da lei i suoi fan. In una intervista, si lancia in una digressione esilarante: “Quando ti rubano la parrucca è come se ti rubassero una collana”, dice, prima di accarezzarsi i finti capelli blu. “Ti dò una stima che sta parrucca vale tipo 700 dollari. Sono 50 cazzo di centimetri, questi. Quattro ciocche. Colore personalizzato. Fronte in pizzo. Questa parrucca costa tipo 1200 dollari, sul serio. Questa roba costa un botto quindi se qualcuno ti ruba la parrucca stai veramente male”.

“Ho avuto tre Sugar Trap 2. Sono iper critica. A volte vai in agitazione per cagate che nessuno nota”, mi ha detto Rico scrollando le spalle nella lobby dello studio. Il suo ragazzo ha fatto capolino dalla porta dello studio per vedere se era pronta a tornare in cabina. Era evidentemente impaziente di finire la canzone. Ma prima di tornare al lavoro e all’inevitabile stress di finire un progetto, si è presa un attimo per riconoscere a se stessa i propri meriti artistici e quello che le hanno fruttato quest’anno. “Sto per comprare casa. Mio figlio avrà una stanza tutta per sé. Non vedo l’ora”, mi ha detto, tra l’incredulo e l’orgoglioso. “Ho vent’anni, sai? È surreale. Vedo la gente che impazzisce e si comporta da selvaggia e mi chiedo come ho fatto a perdermi questa roba”.

Diamond Dixon è una fotografa che vive nel Maryland. Seguila su Instagram.

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