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Motherboard

‘Love, Death & Robots’ è tutto ciò che 'Black Mirror' non è

La nuova serie Netflix diretta da David Fincher privilegia lo stile visivo e i concetti ridicoli alla riflessione sociale che fa Black Mirror sul mondo di oggi, ma va bene così.

di Rob Dozier
04 aprile 2019, 11:07am

Immagine: Netflix 

Frutto dell'incontro tra il regista di Deadpool Tim Miller e dal regista di Fight Club David Fincher, la serie uscita di recente su Netflix e intitolata Love, Death & Robots è un'antologia in 18 parti di fantascienza, su — be' — l'amore, la morte, i robot, o qualche combinazione dei tre termini. Il tutto condito con animazioni audaci e un ampio catalogo di stili visivi.

Ogni puntata — che può andare dai sei ai 17 minuti — introduce nuove trame e personaggi, alcuni più ridicoli di altri. In "When the Yogurt Took Over" ["Il dominio dello yogurt" nella versione italiana, ndt], per esempio, lo yogurt diventa senziente e finisce per superare in intelligenza gli esseri umani; in "Shape-Shifters" ["Mutaforma"], l'esercito USA usa dei lupi mannari come soldati in Afghanistan.

Love, Death & Robots segna il secondo tentativo di Netflix verso le serie antologiche di fantascienza dopo Black Mirror. Ma poiché era già andato in onda su Channel 4 in Inghilterra, Black Mirror si era già fatto una buona reputazione come serie che offre validi spunti di riflessione sui pericoli insiti nel futuro della tecnologia. Con la sua prima stagione, il creatore di Black Mirror Charlie Brooker ha dimostrato un talento raro nel costruire mondi inquietanti e realistici in cui la tecnologia ci ha portati fuori strada.

Le due serie operano in larga parte su due idee molto diverse di cosa possa fare la fantascienza — Black Mirror è uno strumento di critica degli effetti collaterali della tecnologia, mentre Love, Death & Robots usa la fantascienza come fondale di storie esaltanti e divertenti.

È chiaro come le due serie costruiscono e sviluppano questi approcci radicalmente diversi. Brooker cita il proprio amore per la serie The Twilight Zone — dalla forte connotazione socio-politica — come ispirazione per Black Mirror. Brooker ha raccontato che Rod Serling, "ha creato The Twilight Zone perché era stanco di vedere censurato ogni sceneggiato televisivo che faceva perché troppo provocatorio rispetto a determinati problemi contemporanei. Ma appena ha scritto di razzismo in un mondo metaforico, verosimile — all'improvviso poteva dire tutto quello che gli pareva."

Al contempo, Love, Death & Robots trae ispirazione dalla famosa rivista Heavy Metal, che pubblicava storie e illustrazioni originali di fantascienza, mescolandola con una buona dose di erotismo e l'assurdo e volgare film omonimo del 1981, che ha portato gli spettatori "un passo oltre la fantascienza." Cita anche i fumetti sexy ed estremi popolari negli anni Settanta e Ottanta, come Den, che forzavano i limiti sia artisticamente che per tematiche, con però ben poca riflessione socio-politica.

Black Mirror dà il meglio di sé in episodi come "Be Right Back" ["Torna da me"], in cui una donna cerca di ricreare la personalità del marito deceduto aggregando i suoi account social — perché ti fa inevitabilmente riflettere su come la tecnologia sta cambiando il modo in cui interagiamo con il mondo.

Love, Death & Robots ha molti alti e bassi. Alcuni dei corti più godibili, come "Blind Spot" ["Punto cieco"] — otto minuti zeppi di scene di azione con una squadra di cyborg che deve compiere una rapina —, o "Helping Hand" ["Dare una mano"] — in cui una missione spaziale andata male costringe un'astronauta a sacrificare la propria mano per sopravvivere —, ti trascinano nel loro vortice così tanto, che ti dimentichi del fatto che sono storie da pochi minuti l'una.

Love, Death & Robots non è perfetta: parecchie delle scene di nudo sembrano del tutto gratuite e in molti momenti la serie sembra più preoccupata dallo stile che dalla sostanza.

La puntata più recente di Black Mirror, il film-avventura interattiva "Bandersnatch," e il piano di lancio di Love, Death & Robots, che presenta gli episodi in ordine diverso, a seconda dell'utente (cosa che, secondo alcuni, fa preoccupare dell'uso che Netflix fa dei dati che raccoglie), sono la dimostrazione che Netflix sta scegliendo un approccio pigliatutto per quanto riguarda la fantascienza.

Entrambe le serie, insomma, sono esempio della decisione di Netflix di tentare la sorte su idee che la maggior parte delle reti e degli studi non prenderebbero neanche in considerazione. Love, Death & Robots è passata di mano in mano per dieci anni, prima di diventare realtà e molti dei suoi episodi valgono l'attenzione degli spettatori. Love, Death & Robots ha poco a che spartire con Black Mirror, ma Netflix ci sta dicendo che c'è spazio per entrambi i tipi di fantascienza.

Questo articolo è apparso originariamente su Motherboard US.