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Intervista all'autrice della foto del bambino siriano annegato

Negli ultimi giorni, la foto del bambino siriano annegato sulle coste della Turchia ha scatenato un grande dibattito. Molti si sono chiesi se sia giusto pubblicarla. Per rispondere a questa domanda, l'abbiamo chiesto alla fotografa che l'ha scattata.

di Ismail Küpeli
04 settembre 2015, 3:58pm

Nilüfer Demir. Foto: DHA

Pochi giorni fa, 12 persone sono annegate mentre cercavano di raggiungere un'isola greca partendo dalla Turchia su un gommone. Tra le vittime c'è stato anche Aylan Kurdi, un bambino di tre anni proveniente da Kobane, in Siria.

La foto del bambino che giace morto sulla cosa di Bodrum si è diffusa molto velocemente sui social in Turchia e poco dopo veniva già condivisa da un sacco di persone in tutto il mondo. Da qual momento, è diventata un simbolo delle sofferenze dei migranti che cercano di raggiungere l'Europa. Allo stesso tempo, la foto ha scatenato un grande dibattito sull'opportunità di pubblicarla o meno.

Alcune testate hanno deciso di non farlo per proteggere l'identità del bambino e risparmiare sofferenze non necessarie ai membri superstiti della sua famiglia. Altre, invece, hanno deciso di fare l'opposto e pubblicato la foto sostenendo che proprio perché è così sconvolgente non dev'essere nascosta al grande pubblico. Mostrava il risultato della nostra politica in materia di immigrazione, e la gente aveva il dovere di vederla.

In qualunque modo la si pensi, è chiaro che la foto del corpo senza vita di Aylan Kurdi si è già ritagliata uno spazio preciso nella memoria collettiva europea: fa già parte della nostra storia. La fotografa che l'ha scattata si chiama Nilüfer Demir e lavora per l'agenzia turca DHA. Abbiamo parlato con lei di com'è nata la foto.

Foto: Nilüfer Demir/DHA

VICE: Ti sei imbattuta per caso in quella scena?
Nilüfer Demir: No, in quanto fotografa per la stampa vado spesso sul litorale di Bodrum. La mia agenzia, la DHA, e ci occupiamo molto spesso della situazione dei migranti. Quel giorno mi trovavo sulla spiaggia per documentare l'arrivo di un gruppo di pakistani. C'erano anche altre persone con me, e sono state loro a scoprire i corpi dei profughi siriani.

Come ti sei sentita quando hai visto il bambino?
Quando ho visto il corpo del bambino sono rimasta paralizzata. Più tardi ho scoperto che aveva solo tre anni. Allo stesso tempo, come fotografa ho sentito il dovere di non rimanere bloccata, per cui ho scattato la foto.

Ti era già capitato di assistere a una cosa del genere? Capita spesso di vedere corpi di persone annegate sulla spiaggia?
Sì. Negli ultimi 12 anni, ho scattato un sacco di foto di rifiutati che partono in gommone da Bodrum per raggiungere l'isola greca di Kos. La traversata presenta molti pericoli, e purtroppo Aylan Kurdi non è la prima e non sarà l'ultima vittima di quel tratto di mare. Noi fotografi che lavoriamo nella zona siamo abituati a vedere relitti e cadaveri, purtroppo.

E non sono solo siriani i profughi che cercano di compiere la traversata. In questo periodo vediamo anche un sacco di afghani e pakistani. Tutte le guerre nelle zone limitrofe spingono i rifugiati alla spiaggia di Bodrum. Per molti di loro, la Turchia e la Grecia sono solo il punto di partenza.

Come ti fa sentire il fatto che la tua foto sia girata così tanto?
Da una parte, vorrei non averla scattata. Avrei preferito di gran lunga fotografare Aylan mentre giocava sulla spiaggia invece che fotografare il suo cadavere. È una cosa terribile che mi tiene sveglia la notte. Dall'altra parte, sono felice che il mondo finalmente abbia prestato attenzione a questo problema, anche se perché lo facesse c'è voluta la foto di un bambino morto. Spero che la mia foto contribuisca a far cambiare la situazione dei migranti e che le persone non debbano più morire in quel modo.

C'è stato un sacco di dibattito riguardo all'opportunità di pubblicarla. Tu cosa ne pensi?
Se la foto sarà in grado di far cambiare le politiche dell'Europa nei confronti dei rifugiati, allora sarà stato giusto pubblicarla. Le altre foto che ho fatto su questo tema non hanno sortito lo stesso effetto. Ma per il nostro bene, per il bene di tutti, non vorrei più fare questo genere di foto.

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