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Sono stata al concerto di Gemitaiz con Sem&Stènn

Siamo stati a un concerto monumentale con la splendida coppia di ragazzi di X Factor, non proprio abituati al casino del pubblico di Gemitaiz.

di Carlotta Sisti; foto di Kevin Spicy
03 dicembre 2018, 10:19am

È da quando porto artisti ai concerti di altri artisti che vivo situazioni di disagio e quindi ero un po' stranita dal fatto che ultimamente mi era andato sempre tutto abbastanza bene. Ma stavolta, andando a vedere Gemitaiz con Sem&Stènn, io e il fotografo abbiamo recuperato tutto in una botta. Io ero sotto antibiotico e quindi, come mi ha insegnato Jake La Furia, la mia serata è risultata devastata dall'impossibilità di ingerire alcol. La tangenziale era bloccata per incidente gravissimo, cosa che ci ha fatto arrivare all'Alcatraz nel 2022. L'autostrada, al ritorno, era solo nebbia.

La luce in fondo al tunnel di questo spleen monumentale sono stati i nostri ospiti Sem&Stènn, presentatisi "in versione country-chic ", come hanno voluto spiegarmi convinti che io potessi capire di che cosa stessero parlando. Vagheggiamenti indotti da cocktail di farmaci a parte, Stefano e Salvatore sono stati più che ben accolti dagli organizzatori della prima delle date milanesi di Gemitaiz. Già questo ci ha fatto dire "bella bro", ma è stata solo una delle numerose volte: il concerto è stato così bello che sarei voluta tornare anche la sera dopo ma la vita è sacrificio e, come canta anche Davide, disagio. Il giorno dopo, infatti, stavo scrivendo queste righe con ottantamila di febbre.

Ma facciamo un passo indietro e torniamo ai nostri ragazzi, protagonisti della scorsa edizione di X Factor e oggi in studio per lavorare al loro nuovo album. Tutto ciò è avvenuto nello stesso ristorante che già ci aveva ospitati insieme a Roshelle, quello dove anche i bicchieri sono fatti di pasta di pizza. Lì abbiamo cercato di sopravvivere a un bombardamento di grassi saturi e glicemia con discorsi appassionati e intelligenti. Con Sem&Stènn abbiamo parlato del lato oscuro dei loro fan, dell'appropriazione culturale di alcune caratteristiche dell’estetica gay da parte della scena rap, dell'omofobia del nostro Paese e di momenti che rimarranno incastonati per sempre nella storia italiana, baluardo e simbolo dei tempi correnti, riassumibili nella parole "Dolce" e "Gabbana".

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Noisey: La domanda iniziale è sempre la stessa: che cosa ne pensate di Gemitaiz?
Stènn: La cosa che mi ha colpito dei suoi pezzi sono i testi. Racconta di cose in cui anche io posso riconoscermi, parla del disagio più che della coolness del fare rap e questo mi piace. Poi Gemitaiz si è schierato contro Salvini, ed è un messaggio forte perché Salvini porta avanti un discorso molto legato alla misoginia, all’omofobia e a valori retrogradi.
Sem: In questo preciso momento esporsi politicamente è un gesto di grande coraggio, quasi tutti gli artisti preferiscono rimanere neutrali. Sarebbe davvero figo che il suo pubblico, che è vastissimo e super accanito, seguisse il suo percorso di empatia verso gli altri e di rifiuto di ogni discriminazione. Ma non è detto che ciò non accada e che magari non ci appaia così già da stasera.

Il pubblico italiano che pubblico è, per quella che è la vostra esperienza?
Stènn: Veniamo da un’esperienza mediatica gigante come quella di un talent, e di insulti ne abbiamo ricevuti a valanga. Però siamo stati anche tanto supportati e ringraziati per quello che abbiamo fatto. Abbiamo captato una divisione netta tra chi ci odia e chi ci ama.

Com’è guardare X Factor da spettatori dopo esserne stati protagonisti?
Sem: Siamo un po’ gelosi, soprattuto di Manuel, perché con lui c’è un legame bellissimo, sia artistico che personale. Un po’ di nostalgia c’è, forse proprio perché abbiamo avuto la fortuna di lavorare con una persona che rimaneva con noi in sala prove all’infinito, magari perché fa scouting da una vita.

Ma voi avevate capito che i Måneskin avrebbero avuto così tanto successo?
Sem: Sì, ma perché in fondo sono rassicuranti. Apprezzo che facciano uno stile non innovativo, ma distinguendosi dalle correnti che vanno ora, cioè l’indie o la trap. E poi a livello estetico sono molto forti. Vogliamo bene ai ragazzi, soprattutto a Victoria.

Parliamo di estetica: trovate interessante che alcuni rapper abbiano incluso elementi femminili come smalto e trucco nei loro look?
Stènn: Lo trovo interessante ma spesso la trovo anche, concedimelo, un’appropriazione culturale indebita. Quando prendi qualcosa da qualcun altro, mi piacerebbe che ne rispettassi e difendessi i valori. Io penso che la comunità LGBTQ sia una vera e propria comunità, con una sua cultura e una sua storia. Il fatto di utilizzare delle cose prese da lì è molto bello, ma devi anche avere rispetto per chi lì ci vive sempre e per quella libertà combatte ogni giorno.
Sem: A quanto ho letto Achille Lauro vuole anche trasmettere un messaggio con la sua immagine, ma penso sia uno dei pochi artisti del mondo rap ad avere a cuore queste tematiche.
Stènn: Io penso che per Lauro sia una sorta di provocazione, ma il messaggio si ferma lì. Cioè, non è davvero efficace. Non noto un cambiamento in quello strato di persone che seguono quella cosa lì. Anzi, a volte mi pare ci sia addirittura un’involuzione. Ho letto delle statistiche che dicono senza ombra di dubbio che i giovani italiani sono molto più conservatori e molto più indietro sui temi dei diritti civili rispetto agli altri giovani europei.
Sem: Aggiungo che il pubblico italiano concede certe trasgressioni solo agli etero. Pensa a X Factor quando tutti sono impazziti, noi compresi, perché Damiano ha fatto la lap dance con i tacchi a spillo. Se lo avessimo fatto noi ci avrebbero dilaniati. Ci hanno massacrati per molto meno.

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Ci sono pochissimi artisti italiani che fanno coming out, come già dicevo con MYSS KETA.
Stènn: Questa cosa è legata a un modo vecchio di pensare la discografia, ancora basato su stereotipi, ancora convinto che se uno dice di essere gay perde pubblico e vende meno dischi. Però se vuoi cambiare il sistema devi essere tu il primo a proporre un discorso nuovo, a esporti in prima persona. Penso che certi artisti, con il pubblico enorme che si ritrovano, potrebbero permetterselo e non pagare nessuna conseguenza, anche perché che siano gay è talmente palese che i fan già lo sanno. Poi purtroppo a volte succede anche che ci siano delle strumentalizzazioni dei coming out, fatti ad hoc per avere la copertina di qua e l’ospitata di là, e anche quello è “sbagliato”.

Emma su questo ha detto, riassumo, che se vai al ristorante non chiedi l’orientamento sessuale al cameriere.
Stènn: Ma non si parla di persone comuni, si parla di artisti. Cioè, di cosa parlano questi artisti nelle loro canzoni? Quando fai un video rappresenti il sentire di qualcun altro? No. Rappresenti, o dovresti rappresentare, il tuo. Racconti la tua vita, e allora perché quella parte deve essere censurata? Non lo capisco.
Sem: C’è anche da dire che il videoclip che fa vedere una storia d’amore omosessuale viene ancora percepito come provocatorio. Non come una cosa normale e spontanea ma fatta per scioccare.

Quanta omofobia percepite nel vostro quotidiano?
Sem: Onestamente preferiamo scegliere posti e persone che ci fanno sentire a nostro agio, ci proteggiamo così. Nel lavoro invece ci è capitato di avere a che fare con dei promoter che non ci hanno fatti esibire a priori perché "Ah, sei gay allora sei trash”. C’è tanto quest’idea, legata a un immaginario che lega indissolubilmente il gay, in Italia, al trash.

Cristina Bugatty nel format La prima volta di VICE ha detto “ci sono molti omofobi tra i gay”. Mi spiegate questa cosa?
Stènn: Io la interpreto così: essere gay ti permette di fare un percorso di vita in cui ti confronti tanto con te stesso, scopri di essere “diverso” e vai a fondo a questa cosa. Scavi e, si spera, puoi diventare una persona con più empatia verso l’altro. Ci sono dei gay che pensano che lo si possa essere in un solo modo, escludendo tutto l’arcobaleno che invece io credo faccia per forza parte della nostra comunità.

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Parliamo di musica. State pensando di fare qualcosa in italiano nel nuovo disco?
Sem: Ebbene sì. Nel prossimo disco ci saranno solo pezzi in italiano.

Come mai questa virata?
Sem: Avevamo davvero voglia. Nel disco precedente avevamo scritto tanti nostri pensieriin inglese, che poi non sono stati approfonditi da chi lo ha ascoltato per il limite e la barriera della lingua. Siccome ci sono dei messaggi importanti da dire, a sto giro abbiamo voluto essere più diretti. Comunque non ci diamo limiti: abbiamo scritto in inglese, ora in italiano, domani chissà.

Va molto forte il pop coreano, potreste provare.
Sem: Andiamo in Asia, amo. Tra l’altro in Asia le ragazzine adorano le coppie gay.

Cercate di andare in Asia meglio di come hanno fatto D&G.
Sem: Lascia stare, ci siamo appassionati un sacco a questa storia. Abbiamo un amico che lavora come videomaker e ha girato lui quegli spot con la ragazza cinese, ovviamente stando agli ordini della direzione creativa. Lui è stato solo lo strumento. Da quando è scoppiato il casino non lo abbiamo ancora visto.
Stènn: Sì, ma non diciamo altro, che è vero che di cinesi ce ne sono molti.

Com’è lavorare insieme, fare tour insieme e stare anche insieme come coppia?
Stènn: Calcola che noi ci consociamo da undici anni e stiamo insieme da otto.
Sem: Sì, ci siamo conosciuti all’asilo, perché ovviamente siamo molto giovani.
Stènn: Spesso non andiamo d’accordo sulle cose musicali, scazziamo un po’ in studio, perché per esempio lui vorrebbe fare delle cose sempre up, sempre divertenti.
Sem: Non è vero, questa è una visione distorta.
Stènn: Vabbè, mentre io sono più melenso, più da ballad. La cosa bella è che abbiamo fatto un album pop completo, perché c’è sia una cosa che l’altra.
Sem: Vantiamoci un po’, questa è una roba internazionale. In Italia tendenzialmente si fanno o album di ballad o album di tormentoni estivi. Perché Baby K non pubblica una ballad? All’estero lo farebbe e sarebbe interessante che accadesse anche qui. Guarda Ariana Grande: lei fa tutto. E poi la amiamo perché anche lei è vittima delle shitstorm.

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A questo punto vi risparmio il trip astrologico in cui mi hanno fatto cadere a piè pari i ragazzi, tra ascendenti e terrore panico generale verso tutti gli Acquari, per dirvi che non solo che il sold out di Gem all’Alcatraz era di quelli al cento per cento, con un’area VIP molto meno affollata di altre occasioni, ma che la gente di quel sold out faceva un bellissimo casino.

Il live di Davide è stato uno dei concerti con i fan più incandescenti e innamorati della musica di chi stava sul palco che abbia mai visto. Non ci sono stati cali di intensità: c’è sempre stata una coltre fissa di energia poderosa che faceva ping pong tra palco e platea, in uno scambio ipnotico tra artista e pubblico che raramente ho visto accadere. Come commentiamo con Sem&Stènn questo sembra uno show corale, con Gem e il pubblico che si passano le barre con una naturalezza fenomenale.

Il tutto va immaginato in un setting minimale: qualche luce, qualche backdrop, la console di Mixer T, i duetti con guest, il giusto numero e i giusti nomi: Achille Lauro, Boss Doms, Quentin40, MadMan e Priestess. Come va immaginata, se non l'avete mai vista dal vivo, la tecnica perfetta sorpassata a destra solo dalla genuinità di Davide, che ha tanto mestiere alle spalle e si sente tutto, nella migliore accezione della cosa. Con quel timbro sofferto e graffiato, Gem ci ha dato tutto quello che aveva, dalle chicche come "Bene" a "Davide" cantata con Coez, da una "Veleno" che ha fatto scoppiare l’Alcatraz a una "Oro e Argento" che ci ha fatti ballare di brutto.

Ma che cosa hanno pensato Sem&Stènn del concerto? "Per noi è stato un po’ come andare a quel ristorante etnico e magiare quel piatto al curry che hai provato mezza volta e non ne hai un bellissimo ricordo: hai un po’ il timore di provarlo ma speri ti sorprenda". Come me si sono esaltati per il coinvolgimento del pubblico, si sono esaltati per "Thoiry" e sono rimasti colpiti dal modo in cui il palco era stato organizzato. Anche l'attimo coglione-di-turno è stato gestito in modo magistrale: a un certo punto qualcuno ha svuotato la pista spruzzando spray al peperoncino ma dopo poco, a suon di "scemo, scemo", il concerto è ricominciato senza più intoppi.

"Forse per la nostra verginità da suoi concerti, quello di Gem è stato un concerto didascalico", concludono Sem&Stènn, "ma comunque accogliente. Più rivolto ai fan ferventi, che sono tantissimi e che lo conoscono bene. Ai curiosi, come noi, rimane un po’ l’amaro in bocca di non aver capito fino in fondo chi sia Davide. Ma per quello ci sono i dischi, no?"

Carlotta è su Instagram, così come Kevin.

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