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Su Sanremo, la politica italiana ha perso un'altra occasione per stare zitta

La vittoria di Mahmood è diventata un caso politico quando non doveva esserlo.

di Vincenzo Ligresti
11 febbraio 2019, 11:33am

Foto via Rai.

La 69esima edizione del festival di Sanremo è stata vinta da Mahmood con “Soldi.” La canzone non parla strettamente di quattrini, ma se il 26enne di Milano avesse guadagnato un euro per ogni menzione con annessa critica ricevuta nelle ore successive alla sua vittoria probabilmente queste avrebbero avuto un minimo di senso.

Non si tratta di critiche alla sua musica, la voce o altro: su quel versante sono sacrosante le opinioni personali (che nel mio caso sono: ehi, ha vinto una canzone che sembra scritta e prodotta nel 2019! Incredibile!) o, volendo, il post a tema di Noisey.

La maggior parte delle critiche si è spostata infatti su un altro versante—quello politico. Dall'immagine che sta uscendo dai social, il cantante sarebbe l’estrema sintesi di come le “élite” vogliano farsi beffe del popolo ribaltando il voto-sacrosanto-degli-italiani.

Al di là del fatto che Mahmood è tanto italiano quanto me, i fatti sono questi: nonostante il televoto (che vale il 50 percento del voto complessivo) fosse a favore del cantante Ultimo, la giuria d'onore (che vale il 20 percento) e la giuria della sala stampa (che vale il 30 percento) hanno preferito l'autore di "Soldi".

Il quotidiano Il Giornale oggi ha addirittura schedato questa minoranza che avrebbe “corretto” il voto degli italiani.

Uno dei volti più noti che ha subito twittato in merito al “vincitore molto annunciato” che “si chiama Maometto” è stata la giornalista Maria Giovanna Maglie:

In un secondo momento, Maglie ha scritto altri tweet sulla stessa lunghezza d’onda, citando anche la Treccani per darsi un tono. Fun fact: Mariagiovanna Maglie è quasi sicuramente la persona a cui verrà affidata una striscia serale di approfondimento dopo il TG1 dell’era Foa.

In seguito, come capita quando qualcosa è in trending topic, è arrivato il commento di Matteo Salvini, che casualmente afferma di preferire l'artista più votato da casa: “#Mahmood... mah... La canzone italiana più bella?!? Io avrei scelto #Ultimo, voi che dite??”

Più tardi anche Di Maio si è espresso, spiegando che gli piaceva “Cristicchi,” che ha “ascoltato più volte su Spotify,” e producendosi in uno strampalato paragone tra il televoto e la democrazia: "E ringrazio Sanremo perché quest’anno ha fatto conoscere a milioni di italiani la distanza abissale che c’è tra popolo ed 'élite'. Tra le sensibilità dei cittadini comuni e quelle dei radical chic. Per l'anno prossimo, magari, il vincitore si potrebbe far scegliere solo col televoto, visto che agli italiani costa 51 centesimi facciamolo contare! 😁"

Ieri sera il Codacons ha persino annunciato un esposto all'antitrust, "denunciando il meccanismo di voto dell’ultima serata del festival, che ha di fatto annullato le preferenze espresse dal pubblico con possibile danno economico per i cittadini."

Se volete, sulla questione ci sono anche i tweet di Giorgia Meloni, Laura Boldrini che trolla Elisa Isoardi ed esponenti PD che rivendicano la vittoria in chiave anti-Salvini. Ma credo che il quadro sia esaustivo già così. E spieghi molto bene come nel momento in cui le stime di crescita dell'Italia ci piazzano all'ultimo posto in Europa, in Sardegna la protesta dei pastori contro il prezzo del latte non si ferma e il senatore Lannutti è indagato per il tweet sulle banche "controllate" dai Savi di Sion, un evento come Sanremo sia riuscito a mettere ancora più in ridicolo la classe politica italiana.