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Perché 'farsi' di salvia è un'esperienza così spaventosa?

La possibilità di un viaggio terrificante è una delle cose che si mettono in conto quando si assumono degli allucinogeni, ma tra questo tipo di sostanze ce n’è una che sembra far più paura delle altre: la salvia divinorum.
16.10.14

Una confezione di salvia divinorum Foto via Flickr/Seth Anderson

La possibilità di un bad trip è una delle cose che si mettono in conto quando si assumono degli allucinogeni, ma tra questo tipo di sostanze ce n’è una che sembra far più paura delle altre: la salvia divinorum.

La salvia divinorum è una pianta dagli effetti psichedelici molto potenti, ma non è LSD. Infatti, i suoi effetti sono così intensi e stordenti—perfino i più assidui consumatori di allucinogeni possono far fatica a goderseli—che la scorsa settimana, durante l’Horizon Psychedelic Conference, la salvia è stata definita un “allucinogeno atipico.” In quel luogo mistico che è la Judson Memorial Church, nel centro di Manhattan, qualche centinaio tra studenti, consumatori abituali di allucinogeni con i dread e avvocati di mezza età, ha assistito ad una spiegazione dettagliata su come e perché la salvia divinorum faccia fare viaggi più strani e potenti di qualsiasi altra droga.

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Mentre il pubblico annuiva convinto, i redattori del convegno hanno spiegato come, stimolando i recettori di serotonina del cervello e altri canali neuronali, gli allucinogeni riescano a produrre una sensazione di pace interiore e accettazione che può aiutare a mitigare gli effetti della dipendenza da oppiacei, dell’ansia legata al cancro e della sindrome da stress post-traumatico. Espressioni come “apertura a nuove esperienze”, “morte dell’ego”, “spiritualità” e “connessione” rimbalzavano tra le pareti blu, le vetrate colorate e le colonne e gli archi romanici.

Ma, tra tutti gli allucinogeni di cui si è parlato, la salvia divinorum è stata descritta come speciale, sia per il tipo di allucinazioni che provoca sia per la modalità con cui colpisce il cervello. Infatti, gli effetti della salvia sono unici e “non sono paragonabili a nessun altra cosa,” ha detto Peter H. Addy, un ricercatore di Yale che studia la sostanza da cinque anni.

“L’effetto principale sono le allucinazioni tattili,” ha spiegato. La sensazione è quella di avere un insetto che ti sta strisciando addosso. La salvia provoca anche una “particolare forma di sinestesia [una contaminazione tra i vari sensi, per cui una stimolazione sensoriale provoca una sensazione diversa rispetto a quella che corrispondente al senso stimolato] di cui non sono riuscito a trovare alcuna descrizione in letteratura,” ha continuato.

Mentre la sinestesia visivo-uditiva è uno degli effetti dell’LSD (chi ne fa uso, per esempio, afferma di riuscire a “vedere” la musica), nel caso della salvia la sinestesia di cui si fa esperienza sarebbe visivo-tattile, ossia “si sentono nel proprio corpo le cose che si vedono,” come l’ha descritta il dottor Addy. Uno dei soggetti da lui studiati ha riferito al ricercatore che riusciva “a vedere tutto quello che succedeva nella stanza, solo che non lo vedeva con gli occhi ma attraverso la sua pelle.”

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Uno dei motivi per cui la salvia è così diversa dalle altre droghe è la sua peculiare composizione chimica. Mentre la Salvinorina A—la molecola psicotropa presente nella Salvia divinorum—agisce solo sul recettore K-oppioide che riduce la dopamina in circolo nell’organismo, la maggior parte degli altri allucinogeni agisce anche sui recettori 5-HT2A, provocando anche un aumento della serotonina nell’organismo.

“Queste droghe agiscono in modi completamente differenti,” ha spiegato all’uditorio il dott. Addy.

Anche se la salvia è un’agonista dei recettori k-oppioidi (il che significa che attiva i recettori, invece di bloccarli come fanno le sostanze antagoniste) non ha nulla a che vedere con oppiacei come la morfina o l’eroina. “La morfina è la tipica agonista dei recettori Mu oppioidi,” ha detto Addy, il che significa che provoca un aumento di dopamina “che provoca effetti analgesici, di euforia e dipendenza.” Un agonista k-oppioide come la salvia, invece, riduce il livello di dopamina presente nello stesso circuito neurologico.

“Se la morfina causa euforia,” ha spiegato Addy, “l’agonista dei k-oppioidi, invece, causa disforia.”

Questo stato comunque “non è una sorta di tristezza incontrollabile che ti fa piangere e digrignare i denti” ma è piuttosto “una sorta di dissociazione dalla familiarità con il proprio corpo e con le relazioni umane,” ha spiegato.

Alla cattiva fama della salvia divinorum contribuisce anche il fatto che, come ha detto Addy, “si tratta di una droga che poche persone trovano divertente.”

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La salvia è l’allucinogeno più potente presente in natura (la maggior parte delle altre droghe, compreso l’LSD, sono sintetiche) e i suoi effetti sono così intensi che “un attimo ti senti bene e due secondi dopo tutto ti sembra caotico e diverso e non ti senti più nemmeno i piedi,” ha scherzato. “In sostanza la salvia è un allucinogeno unico e misterioso, e può dirci moltissimo su noi stessi e sul nostro corpo.”

Nel corso del suo studio, Addy ha seguito Xka Pastora, un gruppo no-profit che documenta gli usi tradizionali della salvia divinorum, ed è stato tra le montagne della Sierra Mazateca, nel sud del Messico. Lì, i mazatechi utilizzano la salvia da moltissimo tempo come una “potente medicina alternativa,” soprattutto durante le cerimonie religiose, e il modo in cui loro utilizzano questa pianta durante i rituali fornisce un esempio di come i suoi effetti potrebbero essere incanalati verso scopi terapeutici. Mentre l’uso tradizionale di molte sostanze psichedeliche naturali e sintetiche è ben documentato, “sull’uso tradizionale della salvia ci sono molte cose che non sappiamo,” ha detto Addy.

Durante il suo viaggio tra le montagne della Sierra Mazteca, Addy è riuscito a capire meglio il rapporto che hanno i mazatechi con questa sostanza. Tanto per cominciare, credono che la salvia sia un’incarnazione della Vergine Maria e che la sua ingestione permetta di entrare in comunicazione con lei, con San Pietro e persino con Gesù Cristo.

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Xka pastora [il nome tradizionale della salvia] significa grossomodo ‘foglia del pastore’ anche se pastori e pecore non sono originari del Messico,” ha detto Addy. “Gli abitanti del posto la chiamano anche ‘hierba de Maria’, che significa erba di Maria, ma questo termine non ci fa capire molto su quale fosse l’utilizzo a scopo religioso della salvia prima della conquista spagnola del Cinquecento che ha portato il cattolicesimo nella regione.”

I mazatechi prendono molto seriamente l’assunzione della salvia. Stando alle istruzioni precise che seguono, il consumo rituale della salvia richiede prima di tutto che vi sia “buio totale” per proteggere l’energia della pianta—che si crede sia “timida come un cervo”—dalle luci, che potrebbero spaventarla e farla fuggire.

I partecipanti si riuniscono intorno a un altare (spesso dedicato alla Vergine Maria) e iniziano a masticare le foglie benedette, oppure bevono un liquido contente le foglie, e accompagnano l’assunzione intonando canti rituali. Il tutto provoca loro un trip che dura circa tre ore.

Una cosa che possiamo imparare dai mazatechi è che fumare la salvia non è il metodo migliore per assumerla. I loro rituali infatti durano ore, mentre fumare la salvia causa effetti intensi che non durano più di 20 minuti.

Anche l’habitat naturale della salvia è oggetto di dibattito. “Quello che sappiamo con certezza è che quasi ogni coltivazione di salvia è artificiale,” ha detto Addy. Infatti, la salvia è una pianta che fa semi di rado e che dev’essere coltivata.

Ma nonostante la coltivazione della salvia sia così legata all’essere umano, Addy non ha ridimensionato le caratteristiche della pianta che più incutono paura. Gli effetti potenti e disorientanti della salvia fanno sì che la sua assunzione sia un’esperienza che poche persone decidono di fare, nonostante in molti stati sia un allucinogeno legale. “Non è una droga diffusa,” ha detto Addy. Di conseguenza, da un punto di vista politico “è sempre rimasta lontana da riflettori.”

Ma il dottor Addy ha sperimentato in prima persona la sostanza che ha studiato per così tanto tempo? Tra il pubblico, una donna con i capelli brizzolati si è alzata in piedi e ha fatto questa domanda.

“Non ho intenzione di rispondere a questa domanda, perché non mi trovo d’accordo per principio,” ha detto lui. “È un problema del mondo accademico: se dicessi che l’ho provata mi si direbbe che non posso fare nessuna vera ricerca perché sono di parte. Se dicessi che non l’ho provata, mi si direbbe che la mia ricerca non ha senso perché non conosco neanche io quello di cui sto parlando.”

Segui Kristen Gwynne su Twitter:@kristengwynne.