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Music by VICE

Il favoloso mondo di Kim Laughton

Abbiamo parlato con il ragazzo inglese che cura i visual del locale più peso di Shanghai.

di Elena Radice
02 luglio 2014, 8:24am

Kim Laughton è un artista inglese, ha pubblicato alcuni libri fotografici e collabora costantemente con altri artisti, musicisti e designer.

Ci siamo conosciuti lavorando insieme a distanza per uno dei suoi progetti, una linea di tuniche psichedeliche di microfibra, Timefly, che descrive bene il suo immaginario tridimensionale costituito da un meltingpot aperto di influenze e soluzioni fantasiose che si riversano perfettamente in situazioni di clubbing avanguardistico. Kim attualmente abita a Shangai, dove si occupa di una serata allo Shelter (quell'ex rifugio antibomba che è diventato culto nel clubbing della città) e di un milione di altre cose per cui è sempre in contatto con il resto del mondo.

Abbiamo chiacchierato via mail e via Skype del suo percorso artistico e di cosa significhi vivere inseriti nella scena artistica cinese da europei.

Noisey: Ciao Kim!

Kim Laughton: Ciao a te.

Le risposte alle domande che mi hai mandato per mail sono già okay, credo di aver bisogno di sapere solo altre poche cose… Per esempio cosa facevi prima di andare a vivere in Cina.

Fondamentalmente scattavo fotografie. Mi sono iscritto in università per studiare multimedia, che sembrava una facoltà fichissima, ma alla fine si è scoperto che la scuola non era in grado di gestire i nuovi corsi che aveva aperto, nessuno aveva idea di come insegnare le nuove materie, per farti un esempio: uno dei miei corsi consisteva nel guardare ore di "contenuti extra" di Jurassic Park… Non so se mi spiego. Dopo il primo anno ho capito che non avevo assolutamente voglia di frequentare le lezioni, quindi ho iniziato a scattare foto per divertirmi. Il panorama universitario era davvero deprimente, spendi un sacco di soldi e di tempo e poi è tutto uno schifo.

Sembri super esperto di modellazione 3D però, forse qualche corso è servito a qualcosa.

No no, ho imparato a modellare prima dell'università e poi ho continuato da solo, le lezioni, te lo garantisco, erano completamente inutili. Puoi imparare molto più facilmente dai tutorial che trovi online, di sicuro è molto più semplice così che ascoltando un tizio incompetente per ore ed ore.

Vedo che il sei nato in un luogo misterioso chiamato Truro…

Ahahah sì, è in Cornovaglia, in campagna piena, il che probabilmente è uno dei motivi per cui sono a Shangai. Ho sempre vissuto a quattro miglia di distanza dal paese più vicino che aveva qualcosa come ventimila abitanti, forse è per questo che amo così tanto le vere città. Mi sono spostato a Londra per studiare, ma la prima città asiatica che ho visitato è stata Hong Kong, pienissima e completamente assurda, poi Tokyo, quando ho iniziato a fare libri fotografici.

Quindi non ti senti mai soffocato dal sovraffollamento cittadino asiatico? Io non sono mai stata in Cina, ho questa idea nella testa di folle di persone che girano in bici nel traffico con le mascherine antismog tra palazzoni giganteschi.

Credo che Tokyo da quel punto di vista sia un posto davvero duro in cui vivere—ci sono effettivamente le persone con le mascherine che hai in mente tu—invece Shangai è molto più rilassata, è un po' diversa dalle altre città cinesi, ha un sacco di edifici europei antichi. È sempre stata abitata da persone provenienti da tutto il mondo, quindi i vecchi palazzi storici di urbanizzazioni precedenti si mischiano con quelli nuovi in un mix interessante. Pechino per esempio è molto peggio.

Da quanto tempo ti trovi lì?

Sono venuto a Shangai prima dell'Expo del 2010 a scattare foto per un libro sulla città, poi, una volta completato il progetto, non sono più voluto tornare a casa. Le condizioni economiche di quel momento avrebbero reso molto complicato il trovare un lavoro a Londra, nonostante credo sia l'unica città in cui mi piacerebbe vivere in Inghilterra. Non parlo cinese, dovrei, lo so, ma non lo parlo… La facilità con cui si riesce a vivere parlando solo in inglese è un bel problema per la mia conoscenza delle lingue.

Come hai iniziato ad entrare nella scena club di Shangai?

Dopo essere stato a Shangai per un anno circa ho fondato un gruppo con alcuni amici: ROM. Facevamo serate di ispirazione cyberpunk in un po' di posti intorno a Shangai e in altre città cinesi, prima di allora non avevo mai fatto il VJ, era qualcosa che avevo sempre voluto provare a fare, ma non ne avevo ancora avuto la giusta occasione. Anche adesso mi occupo solo della parte visual, mi piacerebbe fare anche Djing (tra l'altro Shangai è un po' a corto di di DJ che facciano girare musica davvero nuova), ma non ho mai avuto finora il tempo di dedicarmi a questa aspirazione.

Come mai sei così affascinato dalla club culture?

Mi interessa tutto quello che ha a che fare con l'idea di fuga e di fantasia, quando l'esperienza è al suo apice e tu entri in questa stanza in cui tutto si mischia e tutto è ad alto volume, oscuro e scintillante più di quanto non potrebbe mai essere—e magari hai qualche catalizzatore chimico che aiuta ad aumentare l'effetto di tutto. Ovviamente è molto raro riuscire ad entrare così nelle cose, a certi perfetti livelli, e più lo fai e più, come tutte le esperienze, diventa di volta in volta sempre più un'abitudine un po' più noiosa.

In che modo la club culture è connessa alla tua pratica artistica?

Lavoro dentro lo Shelter una volta al mese circa facendo diverse installazioni, mi piace l'idea di cambiare l'ambiente del club e dare alle persone una percezione inaspettata: in questo modo la fruizione di quello che faccio è pura, immediata, libera dalla formalità e dalle influenze economiche di una galleria. In un contesto del genere ovviamente c'è qualche limitazione di formato, e non si può lavorare troppo sulle sottigliezze perché non sarebbero affatto visibili.

Mi diverto anche a fare flyer, sono facili e veloci, senza pretese, un formato completamente usa e getta che viene consumato rapidamente, ma comunque possono aggiungere qualcosa ad una specifica serata, e aiutare a creare ancora meglio un'atmosfera visiva che va al di là dell'aspetto puramente musicale.

Abbiamo già pubblicato un articolo sullo Shelter: qual è la tua esperienza a riguardo? Cos'ha di speciale quel posto?

Lo Shelter è un bel club, non solo rispetto alla media di quello che si può trovare a Shangai e in Cina, ma proprio come club in sé. È nero e spoglio con un buon sound system e non c'è tutta quella roba aggiuntiva che a lungo andare ti rovina la serata. I drink sono economici, non ci sono code né buttafuori, e rientrare non è mai un problema. È gestito da Gaz e Gary: entrambi sono sufficientemente smart per comprendere che è giusto mantenere lo spirito del locale e tutte le sue caratteristiche positive, senza sfociare necessariamente in una modalità conservatrice. In genere io agisco nella seconda sala, che è perfetta per fare un lavoro installativo, cosa che costruisco insieme a Gaz durante la serata Sub-Culture. La prima sala invece ha questa pista in cui c'è spazio sufficiente per trecento, ma ha la particolarità di essere già perfetta anche solo con una cinquantina di persone: c'è sempre quel giusto livello di affollamento che rende l'atmosfera intima e allo stesso tempo intensa, il che è molto di più di quello che trovi mediamente negli altri posti.

Com'è il clubbing cinese? Esiste una scena club al di là di quella di Shangai?

Il novantacinque per cento dei club cinesi suppongo avrebbe attrattiva zero per chiunque legga questa intervista, l'obiettivo di ogni club cinese è quello di essere il più flashante possibile, tutto è d'oro e deve stupire, l'impianto luci e quello audio in genere sono supermoderni… sono posti visivamente incredibili. La musica invece è una cosa tipo un mix di tutti i passaggi più pesanti dei peggiori Black Eyed Peas remixati fatti negli ultimi cinque anni miscelati tutti insieme in un flusso continuo. È tutta una storia di tavoli, bottiglie al tavolo di cocktails bizzarri tipo scotch costoso mischiato con tè verde economico, con intorno persone che giocano ai dadi. La pista da ballo non è più grande di cinque metri quadrati ed è stipata di ragazze sbronze o di ballerine pagate vestite come Lady Gaga… Insomma è un'esperienza fichissima, ma non proprio qualcosa che puoi goderti dall'interno… Al di fuori di questo, Shangai e Pechino hanno qualche locale che fa un ottimo lavoro di selezione e di ricerca musicale che però generalmente non ha soldi da investire in impianti decenti e questi posti poi sono frequentati solo per metà da cinesi, il resto sono stranieri. Non conosco molto bene la scena europea, ma credo sia molto più sviluppata di quella cinese, soprattutto perché c'è una maggiore facilità di accesso: gli artisti possono viaggiare spendendo poco e il costo dei biglietti d'ingresso in proporzione alle spese da sostenere è più alto che in Cina, quindi è abbastanza semplice per un promoter riuscire ad organizzare serate in cui ci sono più artisti interessanti che suonano, fare lo stesso qui è una cosa decisamente non remunerativa.

È semplice per te essere in contatto con altre città, per scambiarsi idee e contenuti con altri artisti e musicisti?

Sì, lo è più che mai. Senza Internet non sarei sicuramente stato in grado di vivere qui, invece così ho modo di stare a Shangai senza sentirmi intrappolato dalla città, credo sia qualcosa che le persone stanno esperendo in tutto il mondo e che siamo consapevoli solo della prima scintilla d'inizio del grande cambiamento culturale che sta arrivando.

Infatti tu sei sicuramente un devoto dell'Internet e come artista sei inserito in una scena globale in cui Internet è il punto centrale, come fai a convivere con il web cinese che è bloccato dal governo?

Qualunque straniero che viva qui utilizza un vpn per connettersi, superando sostanzialmente ogni tipo di blocco. Questo significa che ogni tanto ti tocca lavorare con una connessione molto molto lenta, ma fondamentalmente non è un grossissimo ostacolo anche perché senza il vpn non si possono usare Facebook, YouTube etc… praticamente anche Google è quasi del tutto bloccato. Localmente esistono versioni cinesi di ognuna di queste compagnie, il che credo sia uno dei veri motivi economici che spingono a mantenere il blocco. In media i cinesi non hanno un accesso libero alla rete, quello che faccio per esempio, nel momento in cui è online, è molto più visibile all'estero che qui. Il punto credo che sia la cultura cinese in sé stessa: tutto sta crescendo velocissimo, ma comunque i tempi non sono ancora maturi per comprendere il cambiamento che è solo fatto di stupore. Come nei club, quello che vince è la cosa più flashante, la capacità critica è poca, un po' perché c'è poca possibilità di raggiungere contenuti di qualità e un po' perché la rivoluzione culturale ha fatto un ottimo lavoro sul cervello delle persone che quindi non hanno gusti troppo specifici.

In parte queste cose che mi dici mi fanno pensare che tu abbia uno spazio d'azione molto libero, con meno influenze e competizioni, ma allo stesso tempo mi sembra difficile riuscire ad inserirsi in questa sorta di non cultura locale e avere la giusta attitudine per non porsi come nuovo modello culturale postcolonialista, cosa ne pensi?

Non è proprio così proprio per via di Internet: non ho davvero bisogno nemmeno di provare a relazionarmi con la cultura locale, è ovvio, vivo qui e questo mi influenza, però i miei maggiori riferimenti sono online e il luogo in cui la competizione è aperta per me è online, che in un certo senso non è solo "online" ma tutto intorno al pianeta. Ci sono un po' di persone qui che si focalizzano su qualcosa che potremmo chiamare una specie di "mercato locale" e credo siano nella situazione che descrivi, ma il fatto che non si sentano minimamente in competizione con il resto del mondo spesso fa sì che non producano cose troppo interessanti. Da due anni a questa parte credo che la Cina per me sia sostanzialmente un luogo in cui vivere e, al di là delle serate che faccio allo Shelter, non sono inserito nel panorama culturale cinese. Anche se lo fossi molto di più, credo che le persone non capirebbero il tipo di cose che produco. Mi trovo in uno stato in via di sviluppo, quindi ci son molti soldi che girano, ma la cultura manca davvero, credo sia un po' il contrario di come mi immagino l'Italia.

Ah sì, siamo messi circa così, se non che mediamente ormai ci manca anche un po' di cultura. Abbiamo sicuramente un po' cose da ricostruire.

Ma senza soldi come potete fare? Io non ho davvero idea di quali siano le soluzioni a questa situazione, nel senso che tutto è abbastanza malsano, qui c'è ancora questa crescita fortissima che si porta dietro un sacco di problemi che in Europa sono già esplosi, tutta la situazione globale è incasinata, ci sono molte persone che stanno descrivendo lo sfacelo molto bene, ma che altre opzioni ci sono?

Pensi mai di tornare in Europa?

Non è qualcosa a cui penso spesso, non che io sia realmente contrario per qualche ragione ma semplicemente in questo momento non è una cosa su cui ho particolarmente fretta. Forse mi piacerebbe vivere a Barcellona, ma è solo perché mi incuriosisce, visto che non ci sono mai stato.

Dopo aver parlato con Kim, Elena non vuole più andare in Cina. Se vuoi convincerla a cambiare idea o pagarle il viaggio scrivile su twitter - @leraneacide

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