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Music by VICE

La musica rilevante è quella degli altri

Tre uscite recenti in cui musicisti brillanti mettono mano alla musica di altri artisti brillanti per creare della nuova musica ancora più brillante.

di Francesco Birsa Alessandri
26 settembre 2013, 2:29pm

Campionare non è più un reato da mo'. O meglio, lo è ancora secondo le fascistissime e antiquatissime leggi internazionali del copyright, ma se c'è una cosa che possiamo dire di questi ultimi anni è che è finalmente arrivata la sdoganatura definitiva del concetto di appropriazione musicale indebita. Rielaborare la musica del passato, sotto forme proprie e improprie di remix, plagi, mashup, campioni e chop&screw, ha perso quella carica dissacrante che gli avevano dato pionieri neodadaisti come Negativland, DJ Screw e V/Vm. È una prassi, un approccio alla produzione che, se da una parte convince ancora di più alcuni lagnosi che "tutto è già stato detto e fatto," dall'altra i più scafati rispondono che in realtà la creatività ha sempre funzionato così, e ora abbiamo solo la tecnologia informazionale adatta a capire come ogni idea sia il remix di una serie di altre idee, un flusso continuo di differenza e ripetizione. Per questo, ben vengano tutte le forme di rimasticamento di materiale preesistente, specialmente grandi classici come Epic Sax Guy 10 Hours e Justin Bieber rallentato dell'ottocento per cento.

Ciononostante, c'è ancora un modo in cui tutte le componenti "concettuali" della rielaborazione musicale sopravvivono, ovvero quando sono gli artisti stessi a rendersi conto che rimaneggiare musica (o in generale, media) del passato non significa fare i conti solo con l'oggetto sonoro in questione ma anche con tutto il contesto che l'ha generato e che ne è conseguito. Riportare a galla questa musica, quindi vuol dire mettere in relazione tra loro due o più mondi, due o più modi di intendere la musica, la creatività e la realtà: giocare più con la realtà che con la musica perché a forza di manipolare informazioni si finsice per manipolare il tempo stesso.

Tutte queste pippe per introdurvi tre "uscite" recenti in cui gente figa e brillante si impadronisce della musica di altra gente per farne cose nuove. Tutte cose belle e godibili, praticamente alcune delle uscite musicali più interessanti del momento.


Morphosis Vs. Charles Cohen

Quella di Charles Cohen è una mente diagonale e libera, che prese la rincorsa in ambito Free Jazz per zompare da un trampolino di musica elettronica, che, all'epoca sua e cioè gli anni sessanta, era ancora materiale da laboratorio alchemico modulare. Allo stesso modo Rabih "Morphosis" Beaini ha dato prova negli utlimi due anni di non sapersi stare fermo un secondo. Oltre suonare in giro per l'europa e nel natio Libano, dando lezioni di cosa significa essere un DJ techno (e un dj in generale, si veda la sua ultima apparizione su Boiler Room) a praticamente tutta la "scena", ha pubblicato un mucchio di dischi uno più bello dell'altro. Ribadendo ancora una volta il suo amore per le zone al limite tra l'elettronica arcaica, la techno irregolare, il folk delle sue parti e l'improvvisazione pura. Elemento, quest'ultimo, di cui Rabih ha fatto una presa di posizione radicale, in consolle come in studio come live, tutto nasce su base intuitiva e aleatoria.

Era inevitabile, quindi, che prima o poi gli venisse anche voglia di fare sua la musica di Cohen, un lavoro intitolato Dance Of The Spiritcatchers, originariamente pensato come musica per una performance di danza, e ne trasforma la ripetitività binaria vuotopienovuotopieno in un beat techno evoluto. Morphosis Reworks Of Charles Cohen's "Dance Of The Spirit Catchers" È uscito per la sua Morphine Records insieme a una raccolta-ristampa dei migliori lavori su commissione di Cohen. Doppio tributo e doppio godimento.

Perc Vs. Einstürzende Neubauten

In questo caso l'operazione è stata talmente ovvia che viene automatico chiedersi come mai non fosse successo prima. La risposta è molto semplice: perchè prima di ora una scena techno abbastanza matura nel maneggiamento di certi suoni e di una certa "etica" musicale, c'era, sì, ma era infiltrata da una grossa manica di coatti neoindustriali con poche idee ma confuse. Per questo motivo ne sarebbe sicuramente venuta fuori una tamarrata coi fiocchi. Nel 2013, invece, i producers che non si fanno problemi ad infettare la cassa dritta con quintali di caciara industriale, sulla scia degli eroi Regis & Surgeon, sono meno inclini alla sboronata e più disposti a sacrificare anche il funzionamento sul dancefloor delle loro tracce.

In particolare, Ali Wells in arte Perc della musica industriale ha sempre preferito riciclare la parte più strettamente "metallica," nel senso proprio del suono delle lamiere osannato da Test Dept, SPK e, soprattutto, dai primi gloriosi Einstürzende Neubauten. A capitargli in mano sono stati i nastri originali di Kollaps, primissimo LP della cumpa di Blixa Bargeld, meno cagato dai più ma sicuramente motivo principale della fama degli EN come band estremista e letteralmente pericolosa. Più di tutti gli altri loro dischi, infatti, l'esordio tende a martellare senza prendersi pause ambientali o psichedeliche (cosa che invece succede tantissimo nel disco subito dopo, Zeichnungen Des Patienten O.T. che è anche uno dei dischi più belli degli ultimi 50 anni).

Ali non si limita a "mettere in ordine" gli sccordinati beat di Kollaps, e per fortuna evita di ridurne la pesantezza. Anzi, se possibile, in mano sua la macchina industriale dei Neubauten diventa molto più "funzionante", più un carrarmato che una palla da demolizione. Al centro c'è sempre il corpo: la fisicità della band che sbatte sui bidoni diventa quella del club e della gente che ci balla dentro, ammesso e non concesso che qualcuno abbia le palle di suonare questa roba a una serata (io lo farei, se qualche stronzo mi lasciasse fare il DJ ogni tanto). Il disco qua sta per uscire su Submit, sotto-label della mamma Perc Trax fondata da Ali stesso.

Keith Fullerton Whitman Vs. il mondo intero

Non so manco dove cominciare a introdurre Keith Fullerton Whitman. Producer breakcore iperpugnettaro negli anni Novanta, gesùcristo delle distro noise-sperimentali mondiali (gestisce lo spaventosamente fornito mailorder Mimaroglu), suona cose fichissime con synth vecchissimi e ti fa sentire pure quello che succede DENTRO il synth e robe del genere. Anche ui ha fatto una camionata di dischi e negli utlimi tempi ha dimostrato di saper remixare cose che da lui non ti saresti aspettato, quello che non sapevamo è che, da circa dieci anni, Keith colleziona come hobby piccole versioni chopped di classici della musica pop, in una collezione che, completa, dura quasi ventiquattro ore. Quello che ha fatto in questop decennio è stato loopare frammenti di canzoni suonandoli a velocità esattamente dimezzata e "sbriciolando" l'audio tramite macchine analogiche.

Il giorno del suo quarantesimo compleanno ha iniziato a postarle tutte su Soundcloud, e al momento in cui scrivo è arrivato circa a metà. L'ascolto è straniante perché ci si trova davanti a qualcosa di incredibilmente familiare che però non si è assolutamente in grado di riconoscere, e più che davanti al suono sembra di trovarsi negli spazi TRA i suoni. Una specie di operazione-nostalgia per un'epoca né passata né futura ma che sta solo nella fantasia dell'industria dell'intrattenimento, oppure, se preferite, la vivisezione del cadavere della musica pop per capire quali elementi psicosonici servono davvero a garantire una hit. Oppure solo un'antologia di melodie choppate-mezze ambient. Sticazzi, l'importante è che l'effetto psicotropico si riveli efficace.