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Un ex-rifugio antibomba è ora il club più fico di Shangai

Un locale buio e cavernoso in cui la musica è al primo posto e i VIP non sono i benvenuti
10.10.13

L'interno dello Shelter, interamente in pietra

“Abbiamo buttato fuori i Backstreet Boys una volta. Non li abbiamo lasciati entrare perché non volevano pagare 80RMB [circa 10€] per i biglietti. Mi sembra che fosse una festa drum & bass,” racconta Gareth Williams, co-fondatore della sudicia bat-caverna che è lo Shelter—il nightclub underground più rispettato di Shangai. “Questa ragazza russa è venuta al bar e penso abbia detto, ‘Conoscete i Beastie Boys?’” continua l’altro co-fondatore dello Shelter, Gary Wang, “Non l’ho presa molto sul serio perché avevo appena scoperto che [Adam Yauch] aveva il cancro. Però mi pare che alla fine li abbiamo lasciati entrare.”

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Gary Wang

Gareth e Gary, entrambi tarchiati, barbuti e con una passione per le felpe col cappuccio assomigliano esattamente al tipo di ragazzi che si vedono in tutte le maggiori metropoli—quelli trasandati negli angoli più bui dei rave o con lo sguardo fisso e la fronte appoggiata ai finestrini di un autobus, con le cuffiette sempre nelle orecchie. Ma, nel ruolo di capoccia dello Shelter, un nightclub che ha sede in un vero rifugio anti-bomba della Seconda Guerra Mondiale, sono un po’ diversi dai comuni spacciatori di drum & bass. Negli ultimi sei anni sono diventati i comandanti silenziosi della scena underground cinese, in rapida crescita. Hanno fatto esibire nella loro cava sotterranea gente come Das Racist, Cut Chemist, DJ Premier di Gang Starr e Kode 9. Ma ciò che forse è più sorprendente è quanto a lungo lo Shelter sia stato in grado di rimanere indipendente ed essere un luogo in cui i VIP non sono i benvenuti.

Gareth Williams

La coppia si è conosciuta nei primi anni 2000, quando Gary era a capo di un magazzino a Shanghai chiamato The Lab, una tana molto popolare per la piccola comunità di dj della città. Gareth, che si era appena trasferito da Manchester, Inghilterra, con un lavoro che molti stranieri trapiantati finiscono a fare—insegnare inglese—lo frequentava spesso. Un giorno, un amico di Gary gli ha consigliato un “posto strano” su Yong Fu Road che sarebbe stato perfetto per farci le feste.

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“Era un club cinese tipico chiamato Blue Ice,” dice Gary, “e prima di quello era stato un café e una piscina pubblica, mi sembra.” Hanno inseguito il manager e l’hanno imbonito con una nuova idea: organizzare una serata hip-hop vecchia scuola chiamata “Back To The Roots.” Dieci mesi dopo la serata era diventata molto popolare, nei giorni buoni c’erano 400 persone che scendevano le scale del club.

Alla fine, il padrone ha offerto ai ragazzi la possibilità di diventare co-proprietari dello spazio. “Mi ha detto, ‘Stiamo andando bene. Fate quello che volete,’” racconta Gary. La coppia ha preso al volo l’occasione di poter avviare il loro club con le loro idee—e il soffitto basso, le mura di pietra, e lo squallore sotterraneo del locale sono finalmente diventati ciò che erano destinati ad essere: un incubatore pulsante per la techno più Robert Hodd-eggiante.

La notte inaugurale dello Shelter è stata l’1 Dicembre 2007, e ha sancito un’alleanza con l’headliner della serata: Nomadico, dalla storica crew militante di Detroit: Underground Resistance. Ma Gary e Gareth erano dj, l’unica cosa che sapevano di volere era una buona squadra di promoter e un impianto audio da urlo, non avevano idea di come gestire un club. Per fortuna il manager cinese del Blue Ice gli ronzava ancora attorno ed era in grado di gestire le scocciature dovute alle restrizioni governative e guanxi—la maniera cinese di fare affare, che implica un bel po’ di mani che si lavano a vicenda.

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“Avevamo serate world music, jazz, alcune in cui supportavamo le piccole produzioni e esibizioni elettroniche live che non erano la solita roba da dancefloor,” racconta Gary. “Non stavamo cercando di diventare milionari.” Ma lo Shelter ha iniziato subito ad essere sulla bocca di tutti, in gran parte perché non esisteva nessun altro luogo simile in cui si facessero le stesse cose.

Oggi, chiunque cammini lungo Yong Fu Lu può vedere gli effetti del successo dello Shelter: la strada è costellata di birrerie con giardino sul tetto, fumerie di narghilé… e spacciatori che cercano insistentemente di vendere il loro hashish merdoso. “Quando abbiamo aperto la prima volta c’era soltanto un negozio di animali,” ricorda Gareth ridendo. Ma anche se tutto ciò che li circonda è cambiato, i ragazzi sono convinti che loro non cambieranno mai.

Il lungo, buio tunnel che precede ogni serata allo Shelter

“Non siamo cambiati per niente! Lavoriamo ancora con gli stessi promoter con cui abbiamo cominciato,” dice Gary. “Il problema a Shanghai è che se un posto non fa molti soldi è costretto a chiudere. Oggigiorno aprono nuovi club in ogni momento—non facciamo in tempo a capire i loro nomi che hanno già chiuso.”

È evidente che nessuno dei due vede molto di buon occhio l’espansione incontrollata dei complessi di intrattenimento frequentati dai cinesi locali—club con nomi com M1NT e Obama. Gary lo dice chiaramente, “La gente va nei club cinesi perché vuole vedere uno spettacolo. Riguarda l’esibizionismo. Non ha nulla a che vedere con la musica… I club cinesi sono come un circo. Sotto acidi.”

I club pacchiani sono solo una parte dello stile di vita appariscente in cui la nuova borghesia cinese sta indugiando. Ma secondo Gareth, sta gradualmente iniziando a cambiare—nei primi anni il pubblico dello Shelter era più che altro formato da stranieri. Ma ora, sempre più clienti locali fanno la fila alla porta. E nuovi posti come Arkham—affianco ai vecchi come Dada, LoGo e Mao Live House—stanno mantenendo in vita la scena underground di Shanghai.

Ma perché non c’è nessun dj cinese che sia riuscito a fare breccia nella scena internazionale? Dj Spenny, un ragazzo che ha costruito la sua fortuna sostenendo di essere il più grande dj della Cina, è di origini… inglesi. “[Dj Spenny] è molto bravo a essere un dj di merda,” dice Gareth. “Le vere star della scena—Cha Cha, B6, SLV, MHP—non sono bravi a promuoversi.” Aggiunge Gary, “Ci vorrà un po’ perché quel tipo di cultura ci riesca. Forse 50 anni. In Giappone puoi fare abbastanza soldi per supportare da solo la tua attività di dj. È dura riuscire a fare lo stesso qui.”

Prima di allora, Gareth e Gary hanno in programma di continuare a rompere culi e spingere nomi. Da quando sono aperti, hanno chiuso solo due volte: per le Olimpiadi nel 2008 e per l’ Expo del 2010, quando il governo li ha forzati ad evacuare lo spazio così che potesse essere utilizzato come un vero rifugio. A parte questi episodi ,sostengono di aver avuto poche noie dalle autorità locali, in gran parte perché posso agire sotto il livello radar. Dato che non hanno un orario di chiusura ufficiale, la loro politica è di “buttare fuori la gente prima che le signore anziane che portano a spasso il cane la mattina debbano inciampare in qualche ubriaco.” Gary, il più cinico dei due, interviene, “I poliziotti non vogliono che li chiamiate! Non vogliono rischiare di dover muovere il culo.”