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Striptease, il trip porno-cosmico di Buka

La Buka è morta, lunga vita alla Buka. Il non-club più bello d'Europa ritorna in un ex-strip club
19.12.14

La Buka è stata forse l'esempio più riuscito di clubbing sperimentale che si sia visto in Italia negli ultimi anni. Fa strano pensare che si sia registrato in una città come Milano, e che specialmente lo si sia fatto in un periodo che moltissimi (io per primo) stavano registrando come a dir poco sonnolento, ricco di proposte basate sul mero intrattenimento, che ribollivano nel loro palloso autocompiacimento. Poi niente, l'epilogo è stato poco tragico ma comunque un po' triste.

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Fondamentalmente si trattava di un club-non-club ricavato dagli stabilimenti della ex Compagnia Generale Del Disco, praticamente un a serie di casermoni enormi contenenti però delle sale rimaste nell'epoca d'oro dell'azienda, luoghi che a trent'anni di distanza trasudavano una specie di edonismo post-disastro, collettivizzato e quindi affatto elitario. La sala principale era un'ex auditorium che gli A&R dell'etichetta usavano per le audizioni private: fatto a gradoni concentrici, diventava un luogo perfetto per ballare senza posizioni privilegiate di alcun tipo. Ci sono decine e decine di video su URSSS che testitmoniano che figata sia stata: l'idea romantica, forse mai davvero realizzata, di club e raving come anti-luogo in cui liberare le possibilità espressive in senso affermativo e psichedelico, sembrava davvero dietro l'angolo. Ovviamente la selezione musicale faceva il suo: in un anno e mezzo si è dato spazio solo alla ricerca e alla coerenza artistica, ovviamente grazie anche a S/V/N che ci aveva praticamente messo le tende. Oltre a questo, metteteci l'operazione di recupero di una parte della storia culturale della città, che ha un suo valore anche quando si stravolge la funzione di quelle rovine.

Ebbene, è durata poco, in un anno e mezzo è finito tutto. Ma chi aveva sudato e faticato per riempire la Buka non si è dato per vinto: prima ha scelto di portarne un pezzo a Berlino, poi ha scelto di continuare a recuperare spazi nella città, luoghi con una storia che fosse legata in qualche modo alla cultura notturna. Per questo, sabato 20 dicembre la Buka si riapre in via Padova, dentro gli spazi di quello che fu un cinema negli anni Trenta, un disco-club nei Settanta e il primissimo strip club con lapdance d'Italia nei Novanta. Per mantenere la tematica maiala il live principale sarà quello di Anklepants AKA un tizio che non si vergogna ad andare in giro con un cazzo in faccia, ma a stuprare il maschilismo originario ci saranno i corti de Le Ragazze Del Porno e una performance di Otolab intitolata "Vagina". Poi ci sono i DJ set di KEMAΛ (il capoccia di Berceuse Heroique, finalmente in Italia) e Alessandro Adriani di Mannequin, di cui potete gustarvi qui un mix a base di industrial italiano dimenticato dei primi anni Ottanta.

Ma il DJ set più particolare sarà quello di Joseph Tagiabue: una retrsopettiva sul futurismo all'italiana, e sulle giunture che questo aveva con quello di matrice afro, tutti e due sparati verso uno spazio estetico post-umano di comunione universale drogata e goduriosa. Sun Ra, la Berlino Krauta, la Library italiana e poi le disco della Riviera come i primi capanni di Detroit, una storia che si è anche intrecciata con la Buka originale (gran parte dell'Italo-Disco è nata lì, nello studio dei fratelli La Bionda). Joseph ci ha fatto una mini-selezione in esclusiva, e la trovate qua di seguito coi suoi commenti. L'idea è quella di mantenerne lo spirito utopistico per rivederlo pragmaticamente in base alle necessità di oggi, un po' come il sogno scriteriato della Buka e tutti i semi che ha buttato e che stanno ora germogliando in giro per Milano.

1) Edgar Froese - Drunken Mozart In The Desert (Virgin, 1979)

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Tangerine Dream, scuola berlinese e krautrock, riferimento del fenomeno kosmischen musik. Atmosfera sospesa ed impulsi digitali anticipano le sonorità che caratterizzeranno il genere nei decenni a seguire. Registrato all'Amber Studio di Berlino, Stuntman è un album ricco di elementi elettronici (con Wave Computer) che richiamano quelli orchestrali verso un'opera di meditazione, rilassante ed emotiva. "Drunken Mozart In The Desert" sussurra all'ascoltatore il messaggio cosmico.

2) Bruno Spoerri - Hallo World (Gold Records, 1978)

Di origini svizzere, Spoerri nasce musicista jazz come saxophonista. Si tratta della prima sperimentazione in ambito elettronico. La strumentazione di Spoerri si affianca al suono dei sintetizzatori (tra questi Arp, Prophet, Synthi, Moog Taurus, Ems Vocoder)."Hallo World" è il risveglio proto-techno dal sogno cosmico.

3) Black Devil - H Friend (Out, 1978)

Disco Club è un capolavoro disco-elettronico di Bernard Fevre. Registrato nello Studio ADS di Parigi nel '78, il disco lega profonde sonorità space-disco ad un'atmosfera psichedelica di matrice rock. Esemplare l'utilizzo dei sintetizzatori (Moog, Arp, Prophet), esecuzione sopraffina alle percussioni."H Friend" porta sul dancefloor.

4) Kano - It's A War (Full Time, 1980)

Formazione italo composta da Luciano Ninzatti, Stefano Pulga e Matteo Bonsanto. Combinazione di elettronica rock con elementi disco e jazz, il tutto con sintetizzatori (Arp, Polymoog, Oberheim), chitarre e batteria (Tullio De Piscopo). Registrato al GRS Studio di Milano nell''80, "Kano" è tra i primi album italo ad anticipare la disco elettronica degli anni a seguire. "It's A War" fa ballare!

5) Fad Gadget - Love Parasite (Mute, 1982)

Progetto di Frank (Francis John) Tovey, è la risposta dell'elettronica britannica dei primi anni Ottanta. In questo caso la vena dark wave dell'album Under The Flag registrato ai Blackwing Studios di Londra nell'82 si mescola ed eccita sul dancefloor. Esperimento post-punk a cavallo fra synth-pop, new wave e industrial. "Love Parasite" scatena sin dal primo ascolto.

6) Torch Song - Prepare To Energize (I.R.S., 1983)

British ed elettronica wave, stilisticamente adatto alle caratteristiche del dancefloor. Band formata da William Orbit, Laurie Mayer e Grant Gilbert, registrano il singolo nel loro studio (il garage della loro abitazione a Londra) nell'83. Un Jam in sospeso da voci effettate, sintetizzatori e drum-machine. "Prepare To Energize" ad occhi chiusi, strobo e ancora fumo!

7) Alexander Robotnick - Problèmes D'Amour (Fuzz Dance, 1983)

Alias di Maurizio Dami, singolo che precede l'album Ce N'est Q'un Début (Materiali Sonori, 1984) elettronico dal forte carattere melodico. Registrato allo Studio Emme in provincia di Firenze nell'83, il brano in questione è uno cult del periodo, e non solo. Sintetizzatori (Korg Mono/Poly, Roland TB-303 e TR-808), canto francese (sensuale quanto meccanico) e manodopera russa, regalano electro-funk made in Italy. "Problèmes D'Amour" un rebound électronique.

8) La Bionda - I Wanna Be Your Lover (Baby Records, 1980)

Matrice italiana, il singolo dei fratelli Carmelo e Michelangelo è precursore della "nuova" disco attuale. Arpeggio e ritmica ciclici, utilizzo dell'elettronica (Prophet, PPG, Roland) abbinato ad un canto melodico sono caratteristiche che fanno del brano un pop lunare. Registrato agli Union Studios di Monaco nell'80, il brano è stato uno "stacco" notevole dai lavori precedenti, frutto di intuizione e sperimentazione. "I Wanna Be Your Lover" disco-pop dallo spazio.

9) Moggi - Officina Stellare (Omicron, 1980)

Il maestro Piero Umiliani in un cosmo jazz dal carattere ipnotico.
Celebre compositore di opere, colonne sonore e sonorizzazioni. I suoi lavori sono un patrimonio di inestimabile valore. In particolar modo Tra Scienza E Fantascienza, registrato al Sound Work Shop Studio di Roma nel 1976, in cui emerge un'atmosfera cosmica ed ipnotica, ricca di dettagli sperimentali e minimali. Passione per il jazz e fascino dei sintetizzatori (Synthi, Moog, Mellotron) si legano indissolubilmente.
"Officina Stellare" fine della corsa e pronti per un altro viaggio!