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Questa nuova piattaforma musicale dice di pagare gli artisti come si deve

Si chiama Songeist e, almeno in teoria, funziona meglio di Spotify
22.7.14

Sei un musicista emergente e vorresti essere pagato per la tua musica? A chi puoi rivolgerti? Spotify paga gli artisti soltanto sette millesimi di sterlina per ogni play, iTunes non è molto meglio se ti metterai a propinare il tuo mixtape avvicinandoti a sconosciuti e chiedendo loro se amano l'hip hop, alla meglio ti denuncerano per stalking. A meno che tu non sia tanto fortunato da ottenere un contratto con una etichetta, da beccare uno sponsor o da farti suonare una traccia da qualcuno come i Disclosure, fare due lire sta diventando sempre più un problema per i futuri musicisti.

Esiste una nuova piattaforma chiamata Songeist, che sta cercando di cambiare tutto ciò offrendo agli artisti una quota onesta sulle proprie vendite. Così facendo, puoi continuare a lavorare sulle tue tracce anziché farti schiavizzare da Tesco o qualche altro supermercato perché un maialino grasso si è sucato buona parte delle tue royalty. Songeist detrae i costi essenziali, trattiene appena qualcosina per sé e infine lascia all'artista molto più di quello che guadagnerebbe con un contratto tradizionale.

Ho discusso per chat con Paul "Barney" Barnes, membro della band DIY Sonic Boom Six e adesso anche community manager di Songeist, a proposito di come la compagnia intenda consegnare ai musicisti una fetta più grande della torta del business musicale.

Noisey: Cosa vi ha spinto a creare Songeist?

Barney: La genesi di questo sito è emersa dall'idea di creare una piattaforma specifica per artisti emergenti; capiamo bene tutti i problemi e le sofferenze di un musicista alle prime armi, quindi, possiamo aiutarlo.

Per cui, in cosa differisce il vostro modello da quello tradizionale di una major discografica?

Offre agli artisti un modo alternativo e DIY di distribuire musica senza dover condividere una grande fetta di guadagni con un'etichetta. Inoltre, Songeist è totalmente gratuito sia per gli artisti, che per i fan.

Già, ma non è completamente gratis, perché trattenete un minimo da ogni vendita. Giusto?

Certo, prendiamo un fisso di 12 pence per ogni traccia venduta, a prescindere da quale sia il prezzo della traccia. Inoltre tratteniamo e paghiamo le tasse di scambio e sui diritti d'autore, al fine di lasciare all'artista un maggior margine di profitto. Se invece lavori con una label prendi molto meno della somma complessiva derivata dalla vendita della tua musica, perché ci si basa sul principio secondo cui la promozione che sta effettuando l'etichetta vale l'accordo. Per molti artisti è un sistema che funziona, ma sempre più persone si stanno fidando, anziché prendere iniziativa sui social e utilizzare dei manager freelance per le proprie uscite fai-da-te.

Ma un'etichetta fa molto per un'artista. Lo aiuta ad arrivare alle radio, ad ottenere dei contratti con gli sponsor e con le pubblicità. Vendere la musica è soltanto una piccola parte dell'essere sotto contratto con una label. Songeist offre qualcosa in più della mera vendita di tracce?

Ciò che stiamo tentando di fornire con Songeist è un fulcro dove si possa ricevere servizi al di là del semplice mercato musicale. Stiamo ascoltando ogni nostro artista e forgiando una community sul nostro blog con suggerimenti e interviste alle band. Stiamo anche selezionando deglii artisti preferiti e da inserire in esclusiv showcase promozionali i sul nostro canale YouTube.

Quindi ci sono vostri artisti a cui è andata bene?

A dire la verità, non abbiamo ancora avuto il tempo di vedere uno dei nostri artisti che diventa un nome conosciuto. Fa parte della natura stessa del fare affari con gli artisti emergenti, il fatto che le storie di successo del momento siano roba troppo grossa per essere nata tramite Songeist. Però ci sono artisti sul sito che sono passati su BBC Radio 1 e sostenuti da Pitchfork e NME. Altri poi hanno suonato al Great Escape insieme ad artisti come Swell, Cocoa Features, Haze e Mas Agua, tutti artisti che si stanno facendo largo di brutto.

Il tuo passato da musicista nei Sonic Boom Six ha influenzato la tua opinione riguardo all'industria discografica?

Beh, mi ha sicuramente fornito ugrande esperienza sulla varietà di accordi sulla vendita di dischi. Abbiamo sempre autoprodotto la nostra musica su una serie di etichette DIY sparse per il mondo. Abbiamo persino messo su una nostra etichetta, spingendo altri artisti e facendo accordi con etichette più grandi, per cui, sì, ho visto ogni aspetto della questione. Tuttavia, non definirei né me o Songeist come anti-etichetta discografica, anzi, dopo aver portato avanti la nostra label per quattro anni, la band ha deciso con l'ultimo album di salire a bordo della Xtra Mile Recordings e di lasciare che ci aiutassero con il business della promozione e la vendita dei dischi. È stata una decisione consapevole perché ho pensato che, avendo la band ormai oltrepassato lo stadio di "artisti emergenti", fosse decisamente il caso di passare al livello di promozione successivo, a cui peraltro non potevo adempiere personalmente per motivi di tempo. Ho pensato però che fare uscire sulla nostra etichetta il nostro secondo e terzo album potesse costituire la migliore decisione che potessimo fare all'epoca, e così è stato: il 2007, l'anno del nostro secondo album, è stato indubbiamente il più fruttuoso in tutta la storia dei Sonic Boom Six. È stato un paio di anni dopo, quando si è iniziato a spingere altri artisti, che abbiamo iniziato a sputtanare un mucchio di soldi.

Nessun suggerimento per le band?

In sostanza, posso confermare il fatto che, se le band emergenti decidono di investire tempo e sforzi nell'auto-promozione, vedranno molti più soldi di quanti ne vedrebbero altrimenti, e Songeist si occupa proprio di questo.

Mettiamo che un artista sia abbastanza bravo da meritare un contratto, perché dovrebbe andare su Songeist?

Songeist è nato per mostrare che ottenere subito un contratto discografico potrebbe non essere sempre la migliore opzione, per il semplicissimo fatto che avere un contratto non necessariamente significa "aver fatto un affare". Inoltre, abbiamo voluto che i fan sapessero dove finisce il proprio denaro e che venissero considerate le ramificazioni della questione. Vi basta un rapido giro sui siti attorno al music business per capire che si tratta di un modello in continua evoluzione. Non è un sito per addetti ai lavori del mondo discografico, né tantomeno ti fornisce una precisa analisi dei dati, è semplicemente il punto di inizio per un dibattito.