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Come orientarsi con sei batteristi: ce lo insegna Turbogolfer Duo(s)

Un chitarrista e sei batteristi: uno per punto cardinale. Ascoltate "Azimuth" di Alberto N. A. Turra.
23.3.15

Più ti avvicini al centro della musica, più capisci che si tratta di un territorio confuso, senza centro e senza periferia, in cui perdersi è soltanto sintomo di qualità. Per questo i jazzisti stanno alla musica come i puristi della fisica alla scienza: sono quelli che impazziscono tipo il protagonista di Pi Greco il Teorema del Delirio. Per non impazzire sul serio servono alcune coordinate, anzi, in certi casi veri e propri punti cardinali, come quelli che il chitarrista Alberto N. A. Turra, titolare del progetto Turbogolfer Duo(s), ha messo nel suo nuovo lavoro, che oggi vi presentiamo.

I punti cardinali sono sei, perché oltre che i soliti quattro di Maxpezzaliana memoria, si aggiungono lo Zenith e il Nadir, ed ogni punto è associato ad un batterista, che accompagna Alberto nella cavalcata di suoni di questo progetto, intitolato Azimuth, che esce oggi per Felmay / Egea, e vi potete sentire qui sotto.

Questo più che un disco è un esperimento con se stessi tipo il pentathlon cui si mettono alla prova gli sportivi per provare di saper affrontare discipline diverse: è un chitarrista che sperimenta la propria duttilità e la propria capacità di dialogo e coesione con sei diversi stili batteristici, in un contrasto che diventa armonia per il bene superiore della musica, che comprende ogni direzione e ogni punto cardinale.

Per questo Alberto ha deciso di dedicare il suo progetto Turbogolfer ai duetti, esplorando forse la parte più difficile dell'incastro musicale, quello tra melodico e ritmico (che un noto filosofo avrebbe definito apollineo e dionisiaco) e presentarci 12 pezzi, tra cui sei cover e sei brani dedicati al batterista/punto cardinale che li abita. Alberto spiega il disco così:

Essendo artisticamente innamorato perso dei batteristi coinvolti mi è sembrato bello e giusto fare quella cosa che fece Miles Davis per John McLaughin o Bill Frisell per Ron Carter: scrivere un brano e intitolarlo col nome del musicista, quindi si è trattato di un coming out, una dichiarazione in senso stretto. In quel momento mi è stato chiaro che quello che stava succedendo dal punto di vista esoterico riguardava del tutto la costruzione di un mandala e tutto ciò stava accadendo nel modo più arcaico e potente, dando ad ogni batterista la posizione simbolica/virtuale di un punto cardinale.

Sotto allo streaming del disco trovate sei video dedicati ai co-protagonisti dell'album, con tanto di descrizione, o meglio dedica, da parte di Alberto. Buon ascolto!

OVEST: TONI BOSELLI

Suonare con Toni è fare a cazzotti con l’ortodossia. Lui, portatore artisticamente sano e geniale della stessa (e quindi dagli umori instabili e totalmente intuitivo), mi mette sempre nelle condizioni di non poter transigere, di non autoindulgere sulle questioni che riguardano l’Intuito e l’Estetica,siano esse jazz, funk, afrobeat, rock o free form.

L’ortodosso riluttante, per me un maestro.

ZENITH: TATO VASTOLA

Tato dietro alla batteria ha lo sguardo pieno di stupore dei bambini che giocano e degli assassini seriali, come a dire‚non c‘è niente al mondo che mi appaga di più. È, tra quelli che conosco, il batterista più vicino al concetto di “elementale”. Un prodigio di potenza. Una slavina.

NORD: SERGIO QUAGLIARELLA

Da Nord arrivano i Barbari, i padri di questo normanno/africano portatore di un estetica batteristica impetuosa in un teso e perenne equilibrio tra John Bonham, Terry Bozzio e il Manu Katche più raffinato.

Il batterista che vorreste sempre alle vostre spalle sul palco; il fratello che vorreste sempre dalla vostra parte.

EST: ALBERTO PEDERNESCHI

Un musicista con un grado di attenzione e ascolto tra i più alti da me incontrati. È entusiasmante la sua prontezza nell'orchestrare timbri e dinamiche in rapporto a ciò che gli accade intorno. Se gli viene restituita l‘attenzione e la cura che lui mette nell‘ascolto altrui si raggiungono impressionanti livelli di interplay e di pressione sonora. Uno specchio perfetto. Una persona coraggiosa.

NADIR: ANDREA RAINOLDI

Andrea è il batterista con cui iniziai quasi 15 anni fa l'esperienza Turbogolfer. A lui devo un ringraziamento speciale per aver condiviso con me le prime insofferenze per i tempi e i modi di certa musica improvvisata milanese e italiana.

Non è un caso che la persona che più di tutte condivide con me una memoria, sicuramente parziale, sicuramente soggettiva (ma senza dubbio lucida, schietta, a volte malinconica) del vissuto musicale milanese degli ultimi 15 anni, sia anche il produttore/fonico di questo disco. Musicalmente ho sempre avuto l’impressione che fosse il punto di incontro tra Peter Erskine e Marvin "Smitty" Smith.

SUD: MARCO CAVANI

Cristallino. Marco è la persona che mi fa più ridere al mondo. Il drumming di Marco è infallibile e supponente, cosa che apparentemente non dovrebbe conciliarsi con l’affabilità del suo carattere ma che invece dona, allo sguardo di chi lo assiste suonare, un sapore di spensieratezza e gioia pura comune a certi mistici o monaci shaolin. Raggiungere le vette più alte sorridendo.