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Zona MC - Il Post Uomo

Abbiamo parlato con Zona MC della sua musica, di filosofia, di Renzi e dell'involontaria comicità dell'hip-hop. Abbiamo anche la prima traccia del suo prossimo album in anteprima.
Mattia Costioli
Milan, IT
10.11.14

Zona MC è un rapper, ma è probabile che, anche se siete fruitori del rap, non vi ritroverete perfettamente a vostro agio nella sua musica. Personalmente mi sono appassionato alla sua musica qualche anno fa quando, grazie ad una imageboard, mi sono imbattuto in Ananke, uno dei primi lavori che ha inserito nella sezione download del suo sito, da cui potete scaricare anche tutto il resto della sua discografia.

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Negli anni ho seguito i suoi lavori successivi, a volte li ho capiti, altre volte ci ho provato solamente. La traccia che potete ascoltare qua sotto si chiama "Il Post Uomo" ed è estratta dal suo ultimo concept album, Porconomia, che offre uno spaccato fin troppo fedele del momento storico in cui ci troviamo. L'album sarà disponibile soltanto da lunedì prossimo, sotto etichetta Trovarobato e RXSTNZ.

Per capire qualcosa di questo concept album, e della sua musica in generale, ci siamo fatti una lunga telefonata, abbiamo parlato anche di filosofia, di Renzi e dell'involontaria comicità di un certo tipo di hip-hop. Trovate tutto qui sotto.

Noisey: Ciao Mula, oggi mi piacerebbe sfruttare questa occasione per fare una panoramica su tutti i dischi che hai fatto finora, per arrivare poi al lavoro che anticipiamo oggi. Come hai iniziato questo percorso?
Zona MC: Partiamo con una premessa, i CD che ci sono online in download gratuito sono soltanto una metà delle cose che ho fatto fino ad oggi. La metà precedente è formata, per la maggior parte, da lavori hip-hop, nel senso più tradizionale del termine. Avrò fatto una decina di tape e sei CD prima di arrivare alla fase di cui stiamo parlando. In quel periodo ero legato all'hip-hop sia come riferimenti che come tecnica, semplicemente copiavo spudoratamente gli idoli del genere.

Ad esempio?
Ascoltavo Sangue Misto, Kaos, ma in ogni caso non avevo ancora maturato un gusto personale: avevo comprato la colonna sonora di Space Jam, però non capivo che senso aveva rappare in quel modo, ero troppo piccolo. Sono ripartito dagli Articolo, per cui confermo quello che avete raccontato nell'intervista a J-Ax, gli Articolo possono aver avuto un'utilità di avvicinamento all'hip-hop, anche se forse in loro assenza mi sarebbe bastato qualcosa di diverso, che ne so: i Sottotono. Questo mio interesse per l'hip-hop si è mischiato all'interesse per la filosofia, anche se in realtà erano due mondi non poi così lontani: mi viene in mente la barra di Inspectah Deck, I bomb atomically, Socrates' philosophies. In quei casi il rap si limitava a citare un filosofo o a nobilitare il genere stesso paragonandolo all'opera filosofica, invece nei miei lavori c'era proprio un tentativo di approfondire delle tematiche, per quanti restassi molto in superficie. Diciamo che il cambiamento nei contenuti è stato progressivo, culminando con Ananke, che è filosofia allo stato puro.

Ti interrompo solo per dirti che Ananke è una delle mie cose preferite, lo ascolto ancora oggi in macchina, per farti capire.
Ottimo. Diciamo che nella forma da quel momento è iniziato un cambiamento e si è stravolta completamente dopo che ho conosciuto i Uochi Toki, in senso musicale. Forse propro perché in quel momento non li conoscevo di persona mi sono sentito più legittimato a copiare i loro modi; nella stessa maniera in cui copiavo DJ Premier ho iniziato a copiare le basi elettroniche di Rico e il modo di rappare parlato di Napo. Nel tempo li ho anche conosciuti personalmente, e ci siamo evoluti parallelamente e diversamente fino ad arrivare a ciò che ho caricato su internet sul mio sito. Diciamo che per me la vera svolta sono stati proprio gli Uochi Toki, tant'è che in CD come Ananke non c'è quasi niente di noise o di concettuale nei testi. La mia ricerca musicale si è mossa in parallelo agli incontri che ho fatto, avevo bisogno di incontrare le persone e gli artisti giusti per imparare a fare la mia musica così come la immaginavo, oppure per lasciarla fare direttamente a loro, come successo per Caosmo, che è stato composto da musicisti che ritengo molto più bravi di me. Un altro buon riferimento l'ho trovato quando ho scoperto il lavoro portato avanti da Bong Ra e Sole, in cui c'era qualche esperimento di unione tra rap e break-core. Anche se poi io mi sono impelagato in ricerche come quelle di Scrivere col sangue, in cui ci sono alcuni pezzi che non hanno nemmeno la cassa.

Per quanto riguarda i temi invece, l'evoluzione e le tue ricerche si sono sviluppate in modo parallelo a queste influenze musicali, o in maniera autonoma?
Provo a risponderti in termini generali. Nei primi CD non solo copiavo la forma dall'hip-hop, ma anche tutti i temi classici del genere: parlavo di essere stato in prigione, anche se non c'ero mai stato. Per fortuna non c'erano YouTube o Lollhipop a conservarne la memoria. Tra l'altro mi sento di aggiungere una nota a margine: credo che l'hip-hop sia sempre comico quando è fatto male, non c'è bisogno di impegnarsi a far ridere, bastano i rapper tradizionali italiani. Quando l'hip-hop è bello è un bel genere, un genere che mi piace, ma quando è brutto finisce per far ridere, diventa involontariamente comico.

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Tende a diventare subito una macchietta, è vero.
Per me erano già macchiette alcuni rapper delle vecchie scene, non voglio tirare in ballo nomi perché poi sembra che voglio accanirmi su qualcuno, ma a parte quei pochissimi, che ne so, DJ Gruff per dirne uno, tantissimi altri erano comici mentre credevano di essere i più stilosi dell'universo. Per tornare al discorso che avevo cominciato, il contenuto della mia musica ha cominciato a diventare endogeno quando mi sono staccato dall'hip-hop tradizionale e ho capito che volevo parlare d'altro. Sicuramente coloro che hanno influenzato di più i miei testi sono i filosofi stessi, sia nel periodo iniziale che in quello successivo. Ananke ne è la prova lampante: non dico una sola parola che non provenga dal pensiero di qualcun altro. Quello che si trova online della mia musica è quello che ritengo meno copiato, le altre cose che ho fatto mi sembrano troppo influenzate dai miei "maestri" e quindi poco interessanti. Devo dire, però, che ci sono dei file, registrati sull'hard disk di un amico mentre eravamo tra amici a cazzeggiare, che secondo me compongono il mio mio miglior CD, perché sono frutto di una collettività e di una spontaneità che si staccava dall'hip-hop e diventava qualcosa di più puro. C'era quel brusio di chiacchiere in sottofondo e l'interferenza del registratore di suoni di Windows. Insomma, a volte puoi fare il master nello studio più figo di New York, ma il risultato è plasticoso e vuoto.

Manca di struggle il master a New York.
Manca di cazzeggio, che ha una sua libertà, ma questo vale anche nell'amicizia, ciò che ti collega davvero a un amico è proprio il lato irrazionale e spontaneo.

Un'altra cosa di cui sono mega curioso: come nasce una tua canzone? Ti metti davanti a un foglio o succede qualcosa di diverso?
Conosco altri rapper che mi dicono che spesso un pezzo nasce nelle loro teste, per me invece è soprattutto un lavoro di scrittura. Esclusi i concept come questo lavoro o come Ananke, che sono dei fulmini che vengono in un attimo e si compongono nel giro di pochissimo, tutti gli altri lavori sono frutto di rielaborazioni. Mi capita da sempre di scrivermi degli appunti con pensieri e riflessioni, le rime non sono altro che il modo in cui mi appunto questi pensieri. Magari non mi segno sull'agenda "domani vai dal dentista e pagalo con un freesta", però le cose più di valore sì. Nel corso dei mesi queste piccole riflessioni vanno a sovrapporsi e correggersi, fino a formare un testo e un tessuto più grande. Spesso la musica da tutto ciò è distante, e arriva in un secondo momento. In ogni caso credo che, se si vuole superare la metrica in quattro quarti, partire dalla musica sia un ottimo esercizio, mi piace farlo ed è appunto quello che capita quando collaboro con altri produttori.

Questo modo di prendere appunti in rima è una deformazione o è la base da cui sei partito?
Penso sia proprio perché faccio hip-hop da vent'anni, fin da ragazzino ho cercato di imitare la loro cadenza e musicalità nel parlare. Ho una quantità di materiale sterminato, e a forza di scrivere rime mi si è stampato nel cervello questo automatismo. Quando ho scritto la tesi di laurea mi sono reso conto che per me scrivere in prosa è molto più difficile che farlo in rima. Negli ultimi anni ho anche smesso di evitare le rime banali, non mi vergognerei di fare tre rime con sole, cuore e amore, se il concetto dietro fosse rilevante, credo che siano dei meccanismi inutili che si sono formati nel mondo dell'hip-hop. Voglio dire, fare una rima in -are è considerato sinonimo di incapacità, ma io penso che sia più importante il significato.

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Da quando è iniziata la crisi economica ho visto che hai sempre cercato di informarti e divulgare ciò che avevi scoperto, soprattutto attraverso la tua pagina Facebook, non so, potrebbe essere un fine del tuo rap quello di spiegare qualcosa?
Proprio perché ho sviluppato anche un'attività di divulgazione ho pensato di fare un CD come Porconomia. Mi sono reso conto che il mio rap mi serve per sfogare una rabbia e un disprezzo che covo nei confronti di certi aspetti della società. Una delle cose che mi è stata più criticata dalle persone che mi seguono è che il mio metodo di scrittura non fosse comprensibile, che fosse troppo veloce ed ermetico. In generale non c'è mai un fine divulgativo, si tratta piuttosto di un'operazione spontanea. Per rispondere puntualmente: tengo separate le due cose, la mia attività di professore di filosofia, con l'ambizione di accedere a una cattedra, e la carriera musicale, in cui cerco più di sfogarmi. Magari su Facebook sono più simile a un professore, quando cerco di spiegare, ma la mia musica è più simile ad uno sfogo personale. Tra l'altro il rap divulgativo è una delle cose più interessanti del Duemila, mi viene in mente quel pezzo rap fatto da degli scienziati del CERN o quello dove due tizi imitano Hayek e Keynes per spiegare le loro teorie sull'economia. Quello è rap trash-divulgativo, ma non in senso negativo, perché la comicità e la bruttezza sono quasi involontarie.

Mi hai accennato che questo disco è pronto già da tempo, ma è stato "concepito" molto velocemente, mi racconti un po' come è andata?
In una settimana ho scritto i testi, poi ho iniziato a sviluppare le musiche e a chiedere e ottenere delle collaborazioni da amici e musicisti vari, che sono poi gli ultimi 3 brani. Ovviamente le collaborazioni da una parte hanno allungato i tempi di sviluppo, poi ho cercato un'etichetta che volesse promuoverlo. La cosa più interessante è che si tratta di un lavoro di attualità, nonostante sia stato partorito quasi nel 2012.

Infatti è una delle cose di cui volevo parlare, è strano perché i testi sembra siano stati scritti oggi per oggi stesso.
Penso di aver colto delle linee che collegano l'attualità a degli schemi più generali della nostra fase storica. Mantiene una sua attualità proprio perché non è banalmente un disco di attualità, che è uno degli errori, a mia opinione, che compie il rap di oggi. Avrei potuto magari anticipare l'avvento di Renzi, perché il giovanilismo del Movimento 5 Stelle dava buoni spunti per prevederlo, ma non mi aspettavo dei riflessi così rapidi dal marketing politico. Ci sono tante cose del 2014 che mancano, ma ce ne sono tante altre che restano attuali.

Parlando di progetti futuri, c'è già qualcosa di pronto?
Adesso sono già all'opera sul disco che sto sviluppando con burla2222, stiamo già portando in giro alcune canzoni. A dire il vero credo che nei miei ultimi lavori ci sia una debolezza, per quanto siano piaciuti, ho rappato più lentamente, non c'è break-core e non ci sono nuovi stimoli musicali. Non avevo l'energia e il coraggio, o la lungimiranza, per creare qualcosa di nuovo. In più, sempre parlando di futuro, la prosa mi sembra una lacuna da colmare. Quando parlo di prosa intendo qualcosa di legato alla filosofia, e il motivo per cui ho esitato fino ad ora è che non mi sentivo pronto, la musica è stata un modo per non prendermi troppo sul serio e per sviluppare una ricerca differente da quella accademica.

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