Ho passato un giorno con gli antivaccinisti italiani

Questo sabato a Modena si è tenuta la prima "Manifestazione nazionale per la libertà di scelta sui vaccini". Siamo andati a vedere chi c'era e cosa chiedevano.

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03 aprile 2017, 12:38pm

"Tra un po' diventerai uno di loro."

Sono seduto sugli scalini del teatro Storchi di Modena e non riesco a togliermi dalla testa questa frase, che un mio amico ha detto scherzosamente non appena gli ho comunicato come avrei passato il fine settimana.

"Loro" sono proprio lì, a qualche passo da me: si salutano, scattano foto, spingono i passeggini e tengono a bada i figli. Si tratta di coppie di genitori più o meno giovani, donne di mezza età, uomini, ragazzi e ragazze. Alcuni hanno delle pettorine gialle con la scritta "Staff," altri si attaccano ai vestiti un adesivo con la scritta "Libertà di scelta," e molti reggono cartelli colorati con slogan quali "Il rispetto di un diritto non si cambia con il profitto" e "Combattiamo una partita al servizio della vita."

Il motivo che li ha spinti a concentrarsi lì è lo stesso che mi ha portato in città: prendere parte alla prima "Manifestazione nazionale per la libertà di scelta sui vaccini" convocata per l'1 aprile 2017 dall'associazione "Riprendiamoci il pianeta"—la stessa che da tempo scende in piazza contro le scie chimiche.

L'escamotage comunicativo con cui è stata presentata l'iniziativa è quello di evitare in tutti modi il termine "antivaccinista", e focalizzarsi appunto sulla "libertà di scelta" rispetto all'obbligo vaccinale recentemente introdotto in Emilia-Romagna per i bambini da 0 a 3 anni che frequentano gli asili nido.

La norma regionale—implementata dopo il calo della copertura dei quattro vaccini obbligatori al 93 percento, di due punti sotto il limite fissato dall'OMS—ha dato un grande impulso ad una galassia antivaccinista già ben radicata sul territorio. Nell'arco di qualche mese, infatti, sono partiti diversi ricorsi al Tar e sorti nuovi comitati, gruppi e associazioni come "LOV – Liberi dall'obbligo vaccinale," una cui delegazione partecipa alla marcia.

A ogni modo, per togliere qualsiasi dubbio sulla vera natura della mobilitazione di Modena—dubbio che personalmente non ho mai avuto—è sufficiente dare un'occhiata ai depliant distribuiti dai volontari di RIP. In uno c'è la Terra trafitta da un'enorme siringa; e in un altro si susseguono varie domande ("Sai che i vaccini potrebbero avere effetti dannosi per la salute di tuo figlio? Sai che puoi non vaccinare tuo figlio"?) che culminano nell'appello finale: "Apri gli occhi alla verità, NON lasciarti disinformare!"

Anche gli slogan sugli striscioni parlano chiarissimo: "Vaccino che non nuoce / mostrateci la prove"; "Giù le mani dai bambini date prove sui vaccini"; "Non vincerà chi oscura la libertà di cura"; "Immunità di gregge / l'ipotesi non regge"; "Oggi la vaccinazione nega la Costituzione"; e "Vaccini per la massa / così Big Pharma ingrassa".

Nel corteo, che attraversa il centro di Modena, un gruppo di donne si mette in cerchio e intona cori; poco dietro, due membri di RIP fanno partire altri slogan al megafono che i dimostranti ripetono alla lettera. E poi, basta: è davvero tutto qui. Evidentemente, per combattere Big Pharma è sufficiente sollevare un mappamondo sulla testa.

Le cose si fanno più interessanti quando si arriva a destinazione, ossia al Teatro Sacro Cuore. Accolti da un manifesto che pubblicizza un evento di Povia su "sovranità monetaria e sviluppo economico", le persone sciamano ordinatamente dentro la struttura. È qui che si deve svolgere un "convegno" (durata prevista: tre ore) in cui sono previsti vari interventi, compresi quelli di due medici.

A fare gli onori di casa ci pensa il presidente di "Riprendiamoci il pianeta," Massimo Rodolfi. Per lui il punto principale non è quello di essere "contrari ai vaccini," ma di essere "ben informati su cosa contengono; e purtroppo qualche indicazioni l'abbiamo, basta leggere i bugiardini." Dopotutto, spiega il presidente, quelli che producono i vaccini sono gli stessi che "stanno distruggendo il pianeta, gestiscono il potere delle multinazionali e finanziano guerre in tutto il mondo. Sono sempre gli stessi." 

Il secondo relatore è Massimo Pietrangeli, un pediatra e omotossicologo di Pescara. La sua premessa è quella di rifiutare l'etichetta di "complottista" ("i veri complottisti sono quelli che i complotti li fanno. Noi siamo gli anti-complottisti, perché semplicemente vediamo le cose come stanno") e di antivaccinista: "Vogliamo che prima di vaccinare, un genitore sia informato in maniera seria e completa." 

Il suo intervento è completamente incentrato sui rischi insiti nei vaccini e che la medicina ufficiale pervicacemente nasconde. "I bambini non sono tutti uguali," esclama il pediatra, "noi dobbiamo lavorare sulla salute, sul cibo buono, sull'acqua buona, l'aria buona, l'attività fisica." I vaccini, sostiene, al massimo possono servire "in determinati casi."

La conclusione è la parte più estrema. "Voglio dare una speranza," dice Pietrangeli, "se ci sono soggetti danneggiati, con autismo eccetera, stiamo vedendo come si possono drenare metalli pesanti, ma anche desensibilizzarsi rispetto a questi metalli con una metodica energetica che stiamo mettendo a punto. Una parola di speranza, tutto qui." L'intero teatro scroscia applausi con convinzione.

A questo punto si entra nel campo delle esperienze personali con l'orazione di Federica Santi, una madre che ha scritto il libro Non vivo in una bolla dopo che ad uno dei suoi figli è stato diagnosticato il disturbo dello spettro autistico. La sua testimonianza è oggettivamente lacerante, perché il dolore è palpabile. Le conclusioni a cui giunge—senza portare prove scientifiche—sono però agghiaccianti: la colpa è interamente dei vaccini, e di converso dei medici che hanno imposto la vaccinazione carpendo la fiducia dei genitori.

"Non sono un medico e ho un altro tipo di formazione, però ho studiato come tantissimi altri genitori che sono presenti qui," dice Santi incassando applausi a scena aperta. "E ho studiato perché ho dovuto informarmi in modo che i miei diritti non venissero nuovamente calpestati, in modo da poter anche controbattere alla pediatra che mi dava della pazza perché decidevo di non vaccinare il secondo bimbo."

La star del convegno è senza dubbio il medico Dario Miedico, che attualmente è sotto procedimento disciplinare e rischia la radiazione per le sue ripetute dichiarazioni sui vaccini.

Miedico parte proprio da qui per ritrarsi come una vittima assediata dal "sistema," e dunque un portatore sano di una verità proibita e scandalosa. "Mi sono presentato al presidente dell'ordine e non avevo nessuna paura," racconta tra i vari "bravo" e gli applausi. "Mi vanto di essere un medico, e di continuare a portare avanti questo discorso [ sui vaccini] per voi e per i vostri figli. Invito anche voi a non avere paura."

Anche il suo intervento, similmente a quello di Pietrangeli, parla solo ed esclusivamente dei rischi e dei possibili danni da vaccino—sì, sempre quelli che non ci dice nessuno. "Sulle vaccinazioni c'è un'ignoranza incredibile che si mescola alla paura," conclude, "perché questa gente, essendo ignorante, ha paura e fa le vaccinazioni solo perché crede che sia il male minore."

Sono ormai passate diverse ore dall'inizio della manifestazione, e stando così tanto tempo a stretto contatto con gli antivaccinisti è facile essere risucchiati nel vortice delle loro argomentazioni. Si tratta, infatti, di un impasto in cui si fondono "controinformazione," naturismo, un malinteso senso della libertà individuale e del principio di precauzione, e soprattutto vari pregiudizi cognitivi del tutto impermeabili a dati e studi certificati.

In questo senso, la questione della contrarietà all'obbligo vaccinale è emblematica. Ora, per essere minimamente credibile, qualsiasi discussione sui vaccini deve necessariamente partire da una base scientifica—cioè dall'evidenza sulla sicurezza e sull'efficacia dei vaccini.

Poi, naturalmente, si può discutere sulle politiche sanitarie da adottare o sugli approcci comunicativi più incisivi. Tra l'altro, sull'obbligatorietà (o meno) come strategia di prevenzione esiste un dibattito serio e fondato—degli esempi validi si possono trovare in questi articoli della giornalistica scientifica Roberta Villa su Scienza in Rete.

Ma, appunto, gli antivaccinisti ritengono che l'obbligatorietà non sia una strategia sanitaria, ma un'inaccettabile imposizione e addirittura una violazione dei diritti costituzionali, perché alla fine ciascuno deve curarsi come più ritiene opportuno. In controluce, però, emerge sempre la stessa posizione pseudoscientifica: sui vaccini c'è qualcosa che non torna, forse dentro ci sono cose non sicure per i nostri bambini, e in giro si sentono un sacco di brutte storie che la Casta (dei medici, dei pediatri, dei politici, di TUTTO) ci sta nascondendo. Nel dubbio, quindi, meglio starne alla larga.

L'aspetto che più mi ha colpito del convegno di Modena è però un altro: i presenti non erano freak o pazzoidi; ma persone del tutto normali della classe media, che sono genuinamente preoccupate per la salute dei propri figli e hanno tutti gli strumenti culturali per "informarsi" e agire di conseguenza.

La novità, e dunque la pericolosità, dei movimenti antivaccinisti contemporanei risiede proprio in questa circostanza. Se in passato—come ha documentato il professore Andrea Grigoglio in Chi ha paura dei vaccini?—l'opposizione veniva da gruppi marginali, ora i dubbi e gli atteggiamenti irrazionali sui vaccini sono diffusi principalmente tra "genitori appartenenti a democrazie avanzate, con un buon livello di istruzione e un discreto o alto status economico-sociale, tutte caratteristiche che di solito sono correlate alla longevità e a un efficiente rapporto con i migliori comportamenti medico-sanitari."

È anche per questa conformazione sociale—che si affianca all'erosione dell'autorità della figura del medico, e a molti altri fattori (tra cui la posizione ambigua di un partito assolutamente a caso)—che il meccanismo di sfiducia nei confronti dei vaccini è così difficile da scalfire.

Certo, magari gli antivaccinisti potranno raggiungere risultati in ambito giuridico (domani, ad esempio, il Tar dell'Emilia Romagna si pronuncerà per la prima volta su di un ricorso contro l'obbligo vaccinale), mediatico o politico. Ma, ricorda sempre Grigoglio, storicamente questi risultati hanno rappresentato "una vittoria apparente, perché non hanno portato alcun vantaggio effettivo ai movimenti antivaccinali e, ciò che più conta, talvolta hanno perfino diminuito l'immunità di gregge causando nuovi scoppi epidemici."

E se non si inverte la tendenza, insomma, è esattamente questo lo scenario che rischia di concretizzarsi nell'Italia del 2017.

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