indonesia largest trash dump
cambiamento climatico

La 'discarica più grande del mondo' è in Indonesia, ed è una bomba a orologeria

Siamo andati a vedere da vicino la discarica che Leonardo DiCaprio ha ripostato su Instagram.
18.10.19

La "montagna" si vede da lontano: dà il benvenuto ai visitatori con sciami di mosche e un odore pungente. Una sfilza di camion va e viene dalla mattina al pomeriggio, portando alla discarica tutta l'immondizia prodotta dai cittadini di Jakarta, la capitale dell'Indonesia. Bantargebang è, letteralmente, una montagna di rifiuti.

Un mese fa, l'attore di Hollywood e noto ambientalista Leonardo DiCaprio ha ripostato su Instagram una foto impressionante del National Geographic che ritrae la discarica di Bantargebang, definendola la più grande al mondo. Nella foto si vedono raccoglitori di rifiuti, noti come pemulung, che passano al setaccio il mare di immondizia e plastica per guadagnare qualche soldo.

La situazione insostenibile di Bantargebang era già ampiamente documentata. Ogni giorno vi arrivano tra le 6.500 e le 7.000 tonnellate di immondizia. Senza un metodo funzionale per processare e smaltire questi rifiuti, la discarica rischia di chiudere nel 2021.

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VICE ha realizzato un documentario sui rifiuti di plastica in Indonesia, ma è difficile immaginare davvero quanto sia grave la situazione. Così, la nostra redazione in Indonesia si è recata sul posto, per vedere cosa succede nella discarica più grande del mondo.

La fila di camion si allunga dalla strada fino al cancello d'entrata alla discarica che si trova a Ciketing Udik, Bekasi, poco a sud di Jakarta. Ognuno di questi veicoli non ci mette molto per passare il controllo del peso, dirigersi all'interno del sito e scaricare i rifiuti.

Alcuni report sostengono che nel 2018 la montagna di immondizia fosse alta 40 metri. Edi Sudrajat, che lavora nella discarica, ha detto che non arrivano mai rifiuti importati, lì.

I raccoglitori che si arrampicano su e giù sembrano conoscere ogni centimetro della montagna e sapere perfettamente dove è meglio non camminare. Non tutta l'immondizia che arriva qui è asciutta; certe parti possono essere scivolose—per un raccoglitore, mettere un piede in fallo e restare ucciso precipitando dalla cima del cumulo gigantesco non è un'ipotesi poi tanto remota.

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Un uomo di 53 anni che si guadagna da vivere a Bantargebang da sei anni, anch'egli di nome Edi, spesso ravana in cerca di vecchi teloni. Quando VICE gli ha chiesto come scala la montagna, Edi, che come molte persone in Indonesia si fa chiamare con un nome solo, ha detto che ci sono punti depressi su cui può arrampicarsi, ma che scivolare e cadere su qualcosa di tagliente è molto comune. Ha detto che l'ultima volta che qualcuno è morto in un incidente è stato a gennaio 2017, quando un raccoglitore è soffocato dopo essere rimasto intrappolato in una valanga di immondizia collassata.

"Scivoliamo spesso, specialmente quando piove. Ora è estate ma è molto diverso quando c'è la stagione delle piogge," ha detto Edi. "[Quando piove] smettiamo. Siamo attenti a dove mettiamo i piedi. Quando il vento è forte, scendiamo tutti dalla montagna."

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Il flusso continuo di camion lascia un puzzo costante nell'aria, che i raccoglitori—molti dei quali vivono dentro la discarica—sopportano ogni giorno. Un tassista che vive nei pressi della discarica ha detto a VICE che l'odore è peggiore nel pomeriggio, quando arriva a sentirsi da decine di chilometri.

La discarica di Bantargebang si basa ancora su un sistema a cielo aperto, per cui l'immondizia viene scaricata indiscriminatamente in qualsiasi punto libero. Eppure, il governo dell'Indonesia ha leggi che proibiscono questo tipo di smaltimento, perché possono verificarsi collassi che rilasciano residui chimici dannosi nell'aria.

Per esempio, l'alta esposizione al gas metano rilasciato dai rifiuti organici può mettere in pericolo la salute—fino anche alla morte—oltre a essere un danno grave per l'ambiente. Il metano contribuisce direttamente al riscaldamento globale perché può assorbire 34 volte più calore della CO2 su un periodo di 100 anni.

Sudrajat ha detto che chi vive lì riceve ogni tre mesi 900.000 Rp (cioè circa 57,57 euro) di risarcimento, noti come "soldi fetenti"—che è quanto costa rinunciare al diritto di vivere in un ambiente con l'aria pulita.

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A prescindere dalla stagione, la vita è difficile per i raccoglitori di immondizia di Bantargebang. L'aria piena di polvere danneggia il loro sistema respiratorio e la vista. I rivoli di acqua percolata dall'immondizia umida espongono i residenti al rischio di malattie e diarrea.

Anche la qualità dell'acqua nell'area è molto discutibile. Nonostante siano stati costruiti pozzi artesiani per soddisfare le esigenze della popolazione locale, non c'è garanzia che sia sicuro usarla—e la domanda che molte persone si pongono è se i liquidi provenienti dalla discarica abbiano contaminato o meno i pozzi. Sudrajat, che passa lunghe giornate tra le montagne di rifiuti, non si fida.

Il sovraccarico, però, resta il problema più urgente. Le difficoltà di Jakarta nello smaltire i rifiuti è una bomba a orologeria. Rendendosi conto di quanto è diventata critica la situazione, il Dipartimento dell'Ambiente ha iniziato a implementare delle contro-misure.

Una delle soluzioni è lavorare insieme al BPPT (l'agenzia indonesiana dedita alla ricerca e sviluppo di tecnologie applicate) per costruire un termovalorizzatore—cioè un inceneritore che trasforma il calore della combustione dei rifiuti in energia. Stando ai media locali, è stato lanciato un progetto pilota per l'impianto a marzo 2019, con la speranza che sarebbe arrivato, prima o poi, a processare 100 tonnellate di immondizia in un giorno solo, producendo di conseguenza 700 kWh di elettricità. L'energia termica era il metodo scelto per l'impianto perché "i rifiuti indonesiani sono mescolati, contengono alti livelli di materiali organici, alti livelli di umidità e bassi livelli calorici," stando a Hammam Riza, capo del BPPT.

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Il processo prevede l'uso di un inceneritore, che Riza garantisce essere ecologico. Il sito delle informazioni del BPPT spiega che l'impianto è dotato di tre componenti essenziali che minimizzeranno l'impatto ambientale.

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Per prima cosa, il bunker è essenzialmente un'unità di conservazione per l'immondizia dotato di una piattaforma, una gru e una grata apposita che permette di bruciare i rifiuti a temperature che superano gli 850°C. Questo minimizza la formazione di prodotti chimici pericolosi, come la diossina e il furano.

Inoltre, l'impianto include un sistema di controllo dell'inquinamento dell'aria, che filtra le particelle dannose dei gas che produce. L'ultimo componente è un'unità pre-trattamento che smista i rifiuti non adatti all'inceneritore, come metalli, vetro, rocce e rifiuti tossici.

L'impianto è ancora in fase di test, e Riza spera che che il processo non rilasci scarti pericolosi nell'aria. VICE ha contattato il BPPT per scoprire cosa avevano concluso con la fase di test, ma non ha ricevuto risposta.

Nel frattempo, alcuni ambientalisti credono che il termovalorizzatore non sia il modo più efficace per gestire le montagne di rifiuti di Jakarta, e che, anzi, causerà più danni all'ambiente di quanto il BPPT sostiene. Al momento, stanno chiedendo che il governo fornisca le prove che il territorio è adatto alla costruzione di un impianto del genere e di educare la popolazione ai rischi per la salute prima di mettere ufficialmente in funzione la struttura.

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Fajri Fadhillah, un ricercatore della Divisione Danni Ambientali e Controllo dell'Inquinamento dell'ICEL (Indonesian Center for Environmental Law), ha detto di non aver mai visto un'analisi dell'impatto ambientale uscire dal progetto pilota del termovalorizzatore di Bantargebang. "Il BPPT e i politici a Jakarta dicono di aver fatto studi su Bantargebang, ma su entrambi i siti, dove queste informazioni dovrebbero essere disponibili, non hanno pubblicato niente. Dovrebbe essere tutto pubblico," ha detto Fadhillah.

Muharram Atha, un portavoce di Greenpeace Indonesia, ha spiegato che metà dei rifiuti dell'indonesia sono rifiuti organici o casalinghi, che non vanno bene per l'inceneritore. Dwi Sawung, un portavoce del Forum per l'Ambiente dell'indonesia (Walhi), ha detto che il processo non risponde a un criterio fondamentale: i rifiuti tossici devono essere separati.

Stando ad Atha, bruciare i rifiuti umidi costa di più. A differenza del secco, l'umido deve subire un pre-trattamento. In aggiunta, l'inceneritore ha bisogno di carburante per ottenere un risultato ottimale.

"Un impianto del genere deve avere un'are dedicata allo stoccaggio dei residui, noti come 'cenere volatile' o 'cenere di fondo'," ha spiegato Fajri. Ma non può conservarli per sempre, per ragioni di sicurezza e salute delle persone e dell'ambiente. "La cenere deve essere processata ulteriormente, un passaggio che solo una manciata di centri può eseguire."

The Conversation Indonesia ha scritto che poiché l'impianto è termico, può rilasciare diossina, che causa cancro, problemi riproduttivi e di sviluppo, disturbi del sistema immunitario e disturbi ormonali.

Alla fine, Atha e Fajri hanno concordato che la soluzione più appropriata sarebbe ridurre la quantità di immondizia che la popolazione indonesiana produce. Gli stessi produttori dovrebbero sforzarsi di creare prodotti con meno scarto. E una soluzione ancora migliore sarebbe smettere di usare plastica mono uso e non riciclabile.

È anche essenziale che le persone smettano di sprecare il cibo e facciano la differenziata per rendere il processo di riciclaggio più semplice—perché una volta che un rifiuto finisce tra le montagne della discarica, è praticamente impossibile da processare.

"A questo punto, usare meno plastica non risolverà il problema del tutto. Rischiamo di doverla bandire del tutto, se non stiamo attenti," ha concluso Fadhillah.