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La leggenda del grifone e dei cercatori d'oro del deserto

Cosa pensavano le civiltà antiche dei grandi fossili che incontravano? Semplice: inventavano leggende come questa.

di Irene Graziosi
31 luglio 2017, 11:19am

Qualche settimana fa ho trovato dei vecchi numeri di National Geographic con annessi modellini di scheletri di dinosauri fosforescenti. Mia nonna mi comprava qualunque cosa avesse a che fare con i dinosauri, perciò la mia impressione è che negli anni '90 tutto avesse a che fare con loro.

Oltre alla commozione che accompagna qualunque apertura di scatola contenente roba del passato, osservando le minicostole di plastica fluorescente del Tyrannosaurus Rex mi sono chiesta: cosa dovevano pensare le civiltà antiche dei grandi fossili di dinosauri e megafauna che incontravano sul loro cammino? Esistono dei nessi tra alcuni ritrovamenti fossili e leggende mitologiche nelle varie popolazioni che hanno abitato il mondo prima di noi?

Queste domande rientrano nella branca della geomitologia, termine coniato nel 1973 da Dorothy Vitaliano nel suo libro Legends of Earth. La geomitologia studia i nessi tra fenomeni naturali, in cui rientrano anche i fossili, e i miti e le leggende delle civiltà premoderne volti a spiegarli. La massima esperta di geomitologia al momento è Adrienne Mayor, una storica della scienza che lavora a Stanford. Ha scritto molto sull'argomento, iniziando con la pubblicazione nel 2000 di The First Fossil Hunters, un saggio che si concentra sulla relazione tra mitologia greca e ritrovamenti fossili, che ha avuto un successo straordinario. Il suo ultimo lavoro è stato pubblicato nel 2014 e si intitola The Amazons: Lives and Legends of Warrior Women across the Ancient World, il primo lavoro in cui si parla della mitologia delle donne guerriere nelle varie culture, dal Mediterraneo alla Cina.

In Italia, per motivi oscuri, non è stato pubblicato praticamente nulla della Mayor. È triste, perché a prescindere dalla veridicità o meno delle ipotesi, alcuni dei saggi ambientati nel bacino mediterraneo offrono un'immersione interessantissima nella nostra cultura d'origine.

Circa vent'anni fa Adrienne Mayor decide di imbarcarsi nell'impresa che l'avrebbe portata alla stesura di The First Fossil Hunters. Adrienne è interessata a come la moderna paleontologia si relazioni con quella antica. Secondo la professoressa, è possibile che alcune leggende e figure mitologiche possano essere ispirate direttamente al ritrovamento di grandi fossili da parte delle civiltà antiche. La sua ossessione dal 1993 è il grifone.

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Secondo la Mayor il grifone è una figura peculiare della mitologia classica: a differenza delle altre creature che popolano i miti greci e che di solito rappresentano degli avversari per gli eroi ― basti pensare all'Idra di Ercole ― il grifone, stando alla documentazione dell'epoca, viene descritto come una bestia realmente esistente da qualche parte nell'Asia profonda. Ancora, il grifone, dal corpo di leone e becco di uccello, non è stato creato da nessun dio e non possiede poteri magici, ma si limita ad abitare nelle zone remote oltre il Mar Nero, e il suo unico scopo è fare la guardia all'oro.

La Mayor scrive che il grifone compare improvvisamente nella cultura greca attorno al V secolo a.C., nel momento in cui i greci entrano in contatto con la popolazione nomade degli Sciti. Da quel momento in poi, comincia ad adornare le coppe, i vasi e i templi greci.

Nell'isola di Samos per esempio c'è un piccolo museo pieno di manufatti decorati con la figura del grifone. Ed è proprio lì che inizialmente Adrienne Mayor inizia a cercarne le origini.
Samos tra i paleontologi è famosa per le grandi ossa fossili di un artiodattilo, il samotherium, spuntate fuori durante i secoli. Malgrado la bellezza di questi resti, la Mayor si rende conto che il samotherium ha poco a che fare con le sembianze del grifone. In effetti sembra essere un antenato della giraffa estintosi insieme al resto della megafauna che abitava la terra migliaia di anni fa, e quindi è poco probabile che sia quella l'origine del mito.

A questo punto la Mayor deve cambiare strada. Scavando nella storia della paleontologia, si imbatte nella documentazione del geologo tedesco Georg Adolf Erman che faceva risalire le origini del grifone alle leggende degli Sciti, la popolazione nomade che aveva parlato ai greci del grifone intorno al quinto secolo A.C. I discendenti degli Sciti raccontano a Erman che si erano spesso imbattuti nelle ossa di enormi uccelli feroci, in cui Erman riconosce gli antenati dei rinoceronti, (il corno veniva interpretato come becco).

Quindi la leggenda del grifone è semplicemente ispirata da ossa fossili di megafauna estinta? La Mayor non ne è convinta.

Inizia però a essere chiaro che la chiave di tutto sono gli Sciti, una popolazione nomade che ha occupato un'ampissima area eurasiatica, dalla Siberia alla Mongolia fino Cina, tra il IX e il I secolo A.C. La testimonianza scritta più interessante dell'incontro culturale con i greci proviene da Erodoto, che racconta di aver viaggiato oltre il Mar Nero e di aver raccolto le loro testimonianze.

I suoi scritti sono stati considerati a lungo poco più che racconti, eppure, via via che gli anni passano, i reperti archeologici sembrano dargli credito. Ciò che ci interessa di più, in questo caso, è un passo del capitolo 116 del libro delle Storie: "In generale pare che nel nord dell'Europa ci sia una quantità d'oro di gran lunga maggiore che in ogni altro luogo, ma come sia ricavato, non posso dirlo con certezza; si narra che gli Arimaspi, uomini con un solo occhio, lo sottraggano ai grifoni. Ma io non posso credere neppure a questo, che esistano uomini con un occhio solo e che abbiano per il resto una natura simile agli altri uomini".

Teschio di Samotherium di Samos, via.

Teschio di Samotherium di Samos, via.

Tra gli anni '40 e gli anni '90 del Novecento alcune spedizioni archeologiche russe portano alla luce delle tombe sciite risalenti al V secolo a.C. Di particolare importanza è il ritrovamento di un corpo femminile perfettamente conservato nel permafrost. Sul suo corpo, ancora visibile, appare tatuato ciò che sembra essere un grifone.

Cucendo insieme le testimonianze dei vari storiografi greci, da Erodoto a Plinio il Vecchio, da Pausania a Filostrato, appare chiaro che la figura del grifone è saldamente legata ai depositi d'oro nell'area del deserto del Gobi, oro difficilissimo da trovare per gli Sciti, dato il clima particolarmente ostico.

Attraverso lo studio di mappe antiche, concentrandosi sui nomi delle aree la cui origine etimologica era legata alla parola "oro", la Mayor riesce a delimitare alcune delle aree in cui tremila anni fa gli Sciti si avventuravano alla ricerca del minerale. In quegli stessi luoghi alcuni archeologi russi avevano trovato il corpo di un minatore risalente all'età del Bronzo, la cui sacca era ancora piena di pepite. Secondo la Mayor i ritrovamenti analoghi a questo da parte degli Sciti hanno alimentato le leggende sui grifoni guardiani di tesori.

Una creatura a metà tra un quadrupede e un uccello, grande come un leone e dotata di una possente coda e un becco minaccioso.

Negli anni '20 del '900 l'avventuriero Roy Chapman Andrews, dopo aver sentito parlare di leggende cinesi riguardanti alcune ossa di drago scoperte nel deserto del Gobi, prepara una spedizione in quelle zone. Qui, lui e la sua compagnia si trovano davanti a un fenomeno incredibile: le aree battute millenni prima dalle carovane cinesi sono coperte di fossili. Fossili di specie di dinosauri ancora sconosciute all'epoca, uova e nidi. Nell'arco di due anni di scavi trovano più di 100 ossa di protoceratopi e psitaccosauri risalenti al Cretaceo.

l protoceratopo è un dinosauro erbivoro grande approssimativamente come un leone. Cammina su quattro zampe e ha un grosso becco. Lo psitaccosauro — dal greco "lucertola-pappagallo" — da adulto è bipede e il suo cranio è ornato da grosse punte; come dice il nome, anche questa specie ha il becco. Gli scheletri di entrambe le specie, perfettamente conservati dalle condizioni atmosferiche dei luoghi di ritrovamento, ricordano dei grossi uccelli a quattro zampe, forniti di becco e di una lunga coda. Le uova, ritrovate accanto alle ossa, sono disposte in maniera simile a come gli uccelli posizionano le loro uova.

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Immagine via: Wikimedia Commons

La Mayor si convince di aver risolto il mistero del grifone: a causa delle intemperie atmosferiche, i minerali presenti sulle montagne, tra cui l'oro, venivano scaricati in zone più geologicamente recenti. Gli Sciti, come testimoniato dagli storici greci, conoscevano questo fenomeno e dopo le tempeste si avventuravano nel deserto per raccogliere l'oro. Allo stesso tempo, i forti venti e il clima arido, facevano riemergere tra le dune i resti fossili di queste due specie di dinosauri. I cercatori d'oro si imbattevano quindi in questi grossi scheletri ben conservati e nelle loro uova. Da qui, tramite i Greci, nasce la leggenda del grifone: una creatura a metà tra un quadrupede e un uccello, grande come un leone e dotata di una possente coda e un becco minaccioso che depone le uova e fa la guardia all'oro.

La geomitologia è una materia piuttosto complicata da studiare, visto che affonda le proprie fondamenta in tradizioni e miti di culture di cui spesso non rimane molto. Come ho accennato in precedenza, i saggi sono interessanti a prescindere dalle ipotesi dell'autrice, perché ripercorrono con una lingua brillante e vivace la storia delle civiltà antiche attraverso testimonianze scritte, mappe antiche e manufatti archeologici. C'è da dire però che alcune delle prove a favore della teoria della Mayor sull'origine del grifone non sono particolarmente convincenti. Tra i vari autori che si schierano contro le teorie della Mayor c'è Mark Witton che qui ha scritto un pezzo in cui confuta le sue ipotesi.

Tralasciando per un attimo la storia del grifone, pensare che alcuni miti siano legati in qualche modo a fenomeni naturali non è un'ipotesi peregrina. I nessi, però, potrebbero non essere così lineari. Ad esempio, alcune figure mitologiche potrebbero essere esistite a prescindere dal loro legame con ritrovamenti fossili, ma questi ultimi potrebbero averle rinforzate o arricchite di dettagli più o meno realistici.

Inoltre, come dimostra la storia del grifone, l'interesse della geomitologia risiede anche e soprattutto nel lavoro di ricerca che richiede: cucire insieme testimonianze, scritti, ritrovamenti fossili e resoconti risalenti a epoche e culture differenti è un processo talmente affascinante da ripagare la fatica a prescindere dal risultato.