Questo fotografo ha fatto una serie sui primi piani di ragazzi mentre vengono

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Questo fotografo ha fatto una serie sui primi piani di ragazzi mentre vengono

Stuart Sandford è un fotografo londinese i cui scatti si concentrano sui temi dell'intimità e la sessualità. L'ho intervistato a proposito della serie del 2007, Cumfaces.
23.11.13

Stuart Sandford è un fotografo londinese i cui scatti si concentrano sui temi dell'intimità e la sessualità. L'ho intervistato a proposito della serie del 2007, Cumfaces, che raccoglie primi piani di ragazzi immortalati nel momento dell'orgasmo.

VICE: Facciamo chiarezza, innanzitutto: queste foto sono state scattate da te o dai soggetti?
Stuart Sandford: Io ho messo un annuncio in cui dicevo di cercare foto del genere. Dovevano essere di soggetti su un letto, con un minimo di sfondo, e che inquadrassero testa e spalle. Penso di aver usato principalmente MySpace, e forse anche un paio di altri siti. La gente mi ha mandato delle foto, e io ho scelto quelle che mi sembravano le più forti. Sono 12. In totale ne avrò ricevute una trentina.

È stato difficile convincere i soggetti a partecipare?
No, al contrario. Erano tutte persone che non conoscevo. Alcuni erano miei contatti di MySpace con cui avevo scambiato qualche chiacchiera, ma nessuno di loro era un mio conoscente. Eppure erano tutti molto disponibili. Ho chiesto anche a conoscenti, come al mio fidanzato dell'epoca, ma il risultato non era in linea con quello che cercavo.

Come sei riuscito a coinvolgerli? È un momento molto personale.
Penso sia stato proprio il fatto che si trattava di un progetto a convincerli. Non c'era niente di eccessivamente sessuale. In fondo, quella che si vede è semplicemente la loro faccia. Anche se si chiama Cumfaces e il riferimento è al sesso, non c'è alcuna forma di nudità. E poi, penso anche che prima di accettare abbiano dato un'occhiata ai miei lavori.

Cosa stavi documentando, al di là della loro espressione?
Mi sembrava interessante togliermi dalla posizione di fotografo. È stata una specie di sfida a me stesso. È stato più un esperimento che un'effettiva documentazione di qualcosa.

Le locandine dell'ultimo film di Lars Von Trier.

Sono tutte espressioni diverse. Pensi che questa diversità sia anche un rimando alle diverse esperienze di ognuno?
Sì, è possibile. Oguno esprime a modo suo la propria sessualità. È un momento molto intimo, e qualcuno vuole mostrarsi. In una di quelle che ho scelto per la serie, quella del ragazzo biondo, la schiena è inarcata e ha un che di estatico. Ma ce ne sono altre più riservate, senza troppe scene.

Oltre alle facce, anche i letti sono piuttosto diversi.
Il mio lo sto guardando proprio ora. È ordinato e pulito. Una delle foto ha sullo sfondo un letto di cui non si può dire lo stesso. Non credo che aggiunga molto alla foto, anche perché in altre è appena visibile. Ma mi piace il modo in cui talvolta aiuta a percepire le differenze tra un'immagine e l'altra.

Perché hai deciso che il soggetto doveva essere uno per foto, senza quindi includere eventuali partner?
Quando mi è venuta l'idea avevo questa parola in mente, "cumface," e per me il tutto si avvicinava all'idea di autoscatto. Quello degli autoscatti è un tema su cui mi sono concentrato di recente, perciò ho deciso di focalizzarmi su un'unica persona, e questa mi sembrava la forma migliore.

Cosa mi dici delle locandine di Nymphomaniac? L'idea è la stessa.
Già. Molti artisti si sono concentrati su quel momento, ed è un altro dei motivi per cui ho chiesto ai modelli di scattare da sé la foto, senza che fossi io a occuparmente materialmente. Volevo differenziarmi un po' dagli altri. Comunque le locandine mi piacciono. Penso diano subito nell'occhio.

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