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Il popolo dimenticato

La vita violenta nelle riserve indiane canadesi
26.1.12

La violenza è sempre stata parte della vita nelle riserve indiane come la “Samson Cree First Nation”, dove poco tempo fa un bambino di soli cinque anni è rimasto ucciso durante una sparatoria, o come la “Sandy Bay First Nation”, dove una donna, giusto per sottolineare i casini in cui si trova il Canada, è stata decapitata. Alcune riserve sembrano ormai vere e proprie favelas brasiliane: scontri a fuoco e incarcerazioni ai massimi storici, tassi di HIV altissimi e livelli di istruzione bassissimi—un terzo degli indigeni non ha un diploma superiore. Il vero problema è che questo enorme gruppo di persone (più di un 1 milione), in Canada, oltre a essere il più povero, è statisticamente il più giovane e in crescita. Peccato che la cosa non abbia importanza. Il governo federale non ha in cantiere alcun piano per cambiare le cose e per il dipartimento Affari Indigeni e Sviluppo, la faccenda altro non è che un buco nero monetario.

Anche ai poliziotti la faccenda sembra non interessare, e non a caso, i serial killer canadesi hanno deciso di prendere di mira le donne native. Prima della cattura dell’assassino più produttivo del Paese (Robert Pickton, allevatore di maiali di Vancouver, 50 donne morte ammazzate), alcune prostitute indigene si recarono dalle autorità di Vancouver. “Una mia amica andò alla polizia, era il 1998, e disse loro di Pickton,” così l’attivista Anishinaabe Audrey Huntley, da tempo vicina alle prostitute di Vancouver est. “La chiamarono tossica.”

Le statistiche non mentono: Amnesty International sostiene che le donne native sono a rischio di morte violenta cinque volte più di chiunque altro. I giovani si stanno raggruppando in bande, e gli scontri non fanno che aumentare. In materia di crimini-aborigeni, la polizia è stata più volte accusata di indifferenza. Invece di affrontare il problema, il governo continua a mantenere una linea arcaica, non lontana da quella del IXX secolo. “Il dieci percento dei casi coinvolge i nativi. La realtà è che sono i più difficili da risolvere,” ha confessato un ex funzionario della polizia canadese. “I testimoni non si fanno avanti, vige il silenzio della banda, o in altri casi, la semplice diffidenza nei confronti della polizia.” Ha aggiunto, “Pensano che i poliziotti siano il nemico. E a volte non li biasimo.”