Trasformare una brutta esperienza in un ricordo bellissimo
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Trasformare una brutta esperienza in un ricordo bellissimo

Un gruppo di ricercatori del MIT è riuscito a invertire il legame tra emozioni e ricordi in alcune cavie da laboratorio. Noi umani dobbiamo aspettare ancora un po', ma la ricerca promette bene (o male.).
10.9.14

Non esistono ricordi neutri. Ogni pezzetto della nostra memoria si porta dietro un bagaglio emotivo, che può essere positivo o negativo, a seconda di ciò che abbiamo sentito quando abbiamo vissuto quel fatto. Quando guardo le foto del mio viaggio a New York mi sento sempre, invariabilmente, allegro; quando passo con la macchina sulla Nomentana, dove viveva la mia ex, mi rovino la giornata. Proust chiamava quest'associazione ricordo-emozione "madeleine", mentre gli psichiatri la definiscono "valenza".

Qualche giorno fa, però, un team di ricercatori del MIT ha trovato una maniera per agire sui neuroni che collegano le memorie alle emozioni, riuscendo anche a modificare e addirittura invertire questo rapporto. Per farlo, gli scienziati hanno sottoposto un gruppo di topi a un trattamento optogenetico, una tecnica che usa dei fasci di luce per controllare l'attività dei singoli neuroni. Dopo aver marcato i neuroni collegati con determinati ricordi, hanno poi sollecitato quegli stessi neuroni in momenti successivi, facendo rivivere ai topi il ricordo e l'emozione relativa. In seguito, gli scienziati hanno stimolato nuovamente i neuroni marcati, questa volta mettendo i topi in circostanze che provocavano un'esperienza emotiva di segno opposto rispetto a quella memorizzata.

La scoperta è già stata accostata a ciò che accadeva nel film Eternal Sunshine of the Spotless Mind—dal titolo italiano deformato Se mi lasci ti cancello—dove i protagonisti si rivolgevano a una clinica, la Lacuna Inc., per farsi cancellare i ricordi legati alle storie d'amore finite male.

Al di là delle suggestioni cinematografiche, l'esperimento è importante per due motivi. Innanzitutto, perché è servito a scoprire quale particolare area del cervello controlla l'associazione delle emozioni ai ricordi: a rispondere all'optogenetica, infatti, sono stati solo i neuroni di una porzione dell'ippocampo, chiamata giro dentato. In secondo luogo, ovviamente, ciò che è successo al MIT apre le porte alla possibilità di cambiare la valenza emotiva di un ricordo negli uomini (anche se, prima che la tecnica possa essere usata sugli esseri umani, ci vorranno anni di ricerca).

Gli scienziati del MIT sembrano convinti che si tratti di una prospettiva piuttosto attraente. Susumu Tonegawa, uno degli autori dello studio, ha spiegato: "In futuro, potremmo sviluppare dei metodi per aiutare la gente a ricordare le cose positive più vividamente di quelle negative." Uno degli utilizzi potrebbe essere nel campo militare, contribuendo allo sviluppo di un trattamento per il disturbo post-traumatico da stress.
Ma è impossibile ignorare che la scoperta ha anche un aspetto sinistro. Non è la prima volta che la scienza tenta di manipolare la memoria. Solo l'anno scorso, lo stesso team del MIT aveva usato l'optogenetica per condizionare le cavie con falsi ricordi di fatti mai avvenuti. Considerato che la mappatura del cervello è la nuova passione del Darpa e della Casa Bianca, ce n'è abbastanza per essere diffidenti.

Più in generale, l'idea di svuotare i miei ricordi del loro bagaglio emotivo (per quanto fetido) non mi attrae, perché mi priverebbe di qualcosa di utile. Ho imparato a considerare i ricordi dolorosi come dei campanelli di allarme, che suonano più forte quando sono in una situazione pericolosamente simile a un disastro già vissuto. Se non mi fosse venuta la gastrite ogni volta che passavo sulla Nomentana, chissà in quante vicende improbabili mi sarei impelagato, negli ultimi sei anni.

Una memoria depurata delle sue componenti dolorose può essere più facile da gestire, ma assopirebbe un istinto fondamentale per la sopravvivenza.