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Come scegliere la musica da ascoltare sotto LSD

Un neuroscienziato spiega come sceglie le playlist musicali adatte ad accompagnare le esperienze psichedeliche in laboratorio.

di Victoria Turk
05 maggio 2016, 1:43pm

Immagine: Shutterstock

Fin dall'apice del suo successo, durante il movimento controculturale negli anni '60, l'LSD è stato strettamente associato alla musica. Ma alla base di questo fenomeno non ci sono solo tendenze artistiche: dei ricercatori hanno infatti scoperto che la musica modifica l'effetto dell'LSD a livello neurologico. E delle scintigrafie cerebrali lo dimostrano.

Mendel Kaelen, un ricercatore in neuroscienze all'Imperial College, ha condotto alcune ricerche per indagare sull'influenza congiunta di musica e droghe psichedeliche su soggetti umani. Una delle sfide? Scegliere la musica.

In occasione di esperimenti più recenti, Kaelen ha avuto la responsabilità (fra le altre cose), di compilare la playlist perfetta per un trip psichedelico scientificamente commissionato con rigidi requisiti di ricerca—un compito che richiede sensibilità creativa e il rispetto di rigide procedure scientifiche.

Il ricercatore ci ha spiegato che l'esigenza di introdurre la musica in questi esperimenti è supportata dal crescente interesse riguardo l'utilizzo delle droghe psichedeliche a scopi terapeutici: uno degli obiettivi principali nello studio del team dell'Imperial College è quello di esaminare come utilizzarle nel trattamento di disturbi mentali come la depressione.

Il neuroscienziato Mendel Kaelen. Foto di Mendel Kaelen

L'idea di includere la musica nella terapia psichedelica non è una novità; era già motivo di grande interesse per i musicoterapeuti negli anni Sessanta. Ma Kaelen sta cercando di fornirle un solido fondamento scientifico.

"Se osserviamo questi test clinici ci accorgiamo come tutti, senza eccezioni, utilizzino la musica come parte del piano terapeutico" ci ha spiegato in un'intervista telefonica. "Se la musica ha un ruolo così importante nel metodo terapeutico, dobbiamo porci degli interrogativi scientifici per compiere passi avanti in questo campo—in modo da essere sicuri di avere sviluppato una cognizione empirica del ruolo della musica nell'attività terapeutica".

Ho parlato con Kaelen della sua ricerca sugli effetti della musica sull'esperienza psichedelica (e viceversa), di come i risultati potrebbero caratterizzare l'uso terapeutico di queste droghe e, cosa più importante, di come scelga la musica più adatta a situazioni così inusuali.

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Prima di immaginarci degli psicologi che somministrano dell'LSD ai pazienti e gli passano un paio di cuffie, è importante fissare alcuni punti fondamentali sugli effetti congiunti tra la musica e sostanze psichedeliche. In uno studio pilota pubblicato l'anno scorso sulla rivista Psychopharmacology, Kaelen e i suoi colleghi ricercatori hanno fatto un passo indietro e hanno testato una semplice ipotesi ispirata alla psicoterapia degli anni Cinquanta e Sessanta: le sostanze psichedeliche incrementano la reazione emotiva alla musica?

Nello studio, dieci volontari hanno ascoltato cinque brani strumentali in due occasioni. Nella prima gli era stato somministrato un placebo, nella seconda l'LSD.

Qual è la musica adatta per valutare le reazioni emotive sotto acidi? I partecipanti hanno ascoltato due playlist differenti, la cui "potenza emotiva" è stata bilanciata in base a precedenti valutazioni su un altro gruppo di persone. Le tracce selezionate erano quelle giudicate più piacevoli e meno note—Kaelen ci ha spiegato che la familiarità con un pezzo potrebbe influenzare la reazione emotiva delle persone. "Conoscere in precedenza una determinata musica potrebbe ridurre la possibilità di provare nuove esperienze perché si ha già un trascorso con quel brano," ha precisato lo scienziato.

Le playlist create includono pezzi ambient e neoclassici di artisti come Brian McBride, Ólafur Arnalds, Arve Henriksen e Greg Haines. Kaelen ci ha detto che quella di Haines, un compositore britannico, è stata una scelta frequente—ha usato le sue tracce in diversi esperimenti. "Il suo brano è stato indicato tantissime volte come il preferito," ha detto.

Chi ha partecipato allo studio doveva valutare quanto era stato coinvolto emotivamente dalla musica secondo una scala da 1 a 100 e compilare un questionario conosciuto come GEMS-9, attraverso il quale assegnare un valore alle diverse reazioni emotive suscitate dalla musica, come la tranquillità o la tensione. I ricercatori hanno notato che i partecipanti riscontravano una reazione emotiva alla musica molto più significativa sotto l'effetto dell'LSD, e che le emozioni legate a "stupore", "trascendenza", "tenerezza" e "forza" aumentavano particolarmente.

Questo grafico mostra le valutazioni medie per le diverse emozioni suscitate dalla musica, sia con il placebo che con l'LSD. Sotto l'effetto dell'LSD hanno valutato ogni emozione più forte. Immagine: M. Kaelen et al, PsyvhopharmacologyM. Kaelen et al, Psyvhopharmacologygraph

Il team ha concluso che la loro scoperta "rafforza una teoria a lungo sostenuta secondo cui le qualità della musica vengono amplificate sotto l'effetto delle droghe psichedeliche," questo comporterebbe impieghi terapeutici molto utili. Inoltre, hanno aggiunto che le sensazioni di trascendenza e stupore possono contribuire a esperienze "di tipo spirituale" e che, perciò, la combinazione tra musica e LSD può agevolare quel genere di trip.

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L'esperienza soggettiva dei partecipanti è una cosa, ma Kaelen e i suoi colleghi hanno effettuato anche studi di neuroimaging per capire la relazione tra la musica e l'LSD nel cervello.

Dopo lo studio pilota, Kaelen è stato coinvolto in un esperimento rivoluzionario che ha utilizzato per la prima volta la risonanza magnetica funzionale (fMRI) e la Magnetoencefalografia (MEG). Sono stati iniettati 75 grammi di LSD (e in un'altra occasione un placebo) a venti volontari per sottoporre i loro cervelli ad un ecografia. La ricerca ha consentito di approfondire alle allucinazioni visive e le alterazioni di coscienza associate ai trip psichedelici.

Durante questo stesso esperimento, mentre venivano sottoposti alla risonanza magnetica funzionale, ai partecipanti veniva fatta ascoltare della musica e alternata a momenti di silenzio. Dopodiché gli sono state fatte domande sul loro stato d'animo e sulle visioni sperimentate (ad occhi chiusi). I ricercatori hanno scoperto un collegamento tra la musica e il tipo di visioni sperimentate sotto l'effetto dell'LSD.

Lo studio, pubblicato sulla European Neuropsychopharmacology, ha rilevato che il flusso di informazioni tra la corteccia paraippocampale—collegata alla memoria—e la corteccia visiva diminuisce sotto l'effetto dell'LSD. Ma con l'accompagnamento musicale, la comunicazione tra queste due aree aumenta.

Le aree in giallo mostrano come la connessione con l'ippocampo aumenti quando l'LSD è associato alla musica e diminuisca in assenza di accompagnamento musicale, risultando ancora minore quando la musica viene associata ad un placebo. Immagine: M Kaelen et al, European Neuropsychopharmacology

Significativamente, l'ordine di grandezza di questo effetto è correlato al fatto che persone riportino visioni più complesse e in particolare immagini di natura autobiografica.

"Molto spesso le persone hanno vivide visioni a occhi chiusi con le quali interagiscono—non è che stanno guardando uno schermo dove vengono proiettate immagini; c'è proprio un'interazione personale con le proprie visioni", ha detto Kaelen.

La natura personale dell'esperienza psichedelica rende complicato scegliere una colonna sonora. "È stato un lavoro molto impegnativo, perché ovviamente ognuno ha gusti musicali differenti", ha detto Kaelen. I ricercatori, infatti, non potevamo consentire alle persone di scegliere da sé la loro musica, visto che i metodi per ottenere dati scientifici esatti dovevano essere standard.

Kaelen ha selezionato una libreria musicale che è stata poi raggruppata in un sottoinsieme in cui i pezzi erano classificati secondo il loro impatto emotivo. "Inizialmente volevo lavorare con musica neoclassica evocativa, e molto intensa, ma considerando l'ambiente provante che è l'interno di uno scanner rMFI, ho pensato che forse non sarebbe stata una buona idea esporle ad uno stimolo emotivamente intenso", ha spiegato lo scienziato, "alla fine ho scelto della musica che creasse un mood generale positivo e rilassante—principalmente del musicista ambient Robert Rich".

Kaelen ha estrapolato due estratti di sette minuti da una traccia di Robert Rich e Lisa Moskow, dal loro album del 1995 intitolato Yearning. Ha definito le tracce come musica rilassante con melodie suonate su strumenti a corda (Moskow suona un sarod, uno strumento indiano simile ad un sitar). "In quel pezzo ci sono un sacco di strumenti tipici dell'ambient—un synth, un flauto—e anche una linea melodica che le persone possono seguire senza difficoltà."

Kaelen ha detto che il lavoro di Rich è stato una delle ragioni che lo ha spinto ad esplorare gli effetti della musica nella sua ricerca. "Robert Rich è fantastico perché produce musica con l'idea che possa essere un potente mezzo per indurre e guidare stati di alterazione" ha detto riferendosi agli "sleep concert" che il musicista teneva negli anni Ottanta in cui suonava per un pubblico mentre questo dormiva.

Ascoltare musica in uno scanner MRI offre comunque degli spunti interessanti per gli studi, anche se i soggetti non sono sotto l'effetto dell'LSD. I ricercatori hanno utilizzato delle speciali cuffie compatibili con l'MRI (che non contengono una bobina magnetica) per cercare di mantenere una qualità del suono decente al di là del ronzio della macchina. Se un paio di persone non hanno gradito la musica, la maggior parte dei soggetti, dice Kaelen, l'ha trovata un'alternativa "più gradevole" rispetto al rumore dello scanner.

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Mentre questi studi hanno fatto luce sugli effetti della musica e dell'LSD combinati assieme, una sezione del team di ricerca dell'Imperial College si è occupata di capire come le sostanze psichedeliche potrebbero essere usate in un contesto terapeutico. La ricerca ha evidenziato come queste droghe, utilizzate sotto la guida di un terapeuta, potrebbero rivelarsi utili nel trattamento di disturbi come la depressione, l'ansia e la dipendenza. A Kaelen interessa capire come la musica possa facilitare questo processo.

L'idea alla base affonda le sue radici nella terapia psichedelica degli anni Sessanta, prima che queste droghe diventassero illegali e quindi fosse più difficile lavorarci sopra.

"Le persone hanno iniziato a capire che non è la droga stessa a fornire un effetto terapeutico; quanto l'esperienza che la droga può fornire una volta affiancata a un terapeuta e posta in un determinato contesto", ha spiegato Kaelen. "Con questa consapevolezza, hanno iniziato a sperimentare vari metodi per pilotare l'esperienza e assicurarsi che le persone compiano un percorso realmente terapeutico".

La musica è stata considerata da subito come uno strumento che aiuta a strutturare l'esperienza psichedelica.

Recentemente, Kaelen è stato coinvolto in un esperimento clinico che prevedeva l'utilizzo di psilocibina—la sostanza psichedelica dei "funghi magici"—nel trattamento di pazienti affetti da disturbi depressivi immuni al trattamento farmacologico (i risultati non sono ancora stati pubblicati). L'esperimento ha avuto luogo in una stanza di ospedale arredata in modo da risultare meno fredda e ansiogena—Kaelen ci ha fatto notare come la sterile stanza di un ospedale sia probabilmente "uno dei posti peggiori in cui somministrare una droga psichedelica".

Foto: Mendel Kaelen

Mettere insieme una playlist per questo esperimento è stato molto più impegnativo, visto che c'era il bisogno di una colonna sonora lunga circa sei ore, diversamente dai pochi minuti necessari allo studio sull'imaging cerebrale. I pazienti potevano ascoltare la musica tramite l'impianto audio della stanza o con gli auricolari, ma non potevano interromperla.

Kaelen ha detto che la sua playlist era in parte ispirata al lavoro di precedenti ricercatori come la musicoterapeuta Helen Bonny, che negli anni Sessanta aveva sviluppato un metodo chiamato Guided Imagery and Music, pensato per aiutare l'esplorazione degli stati di coscienza alterata in un contesto terapeutico.

Il ricercatore ha creato la sua playlist in modo che accompagnasse l'evolversi dell'esperienza di alterazione, da quando la psilocibina entra in circolo, al raggiungimento graduale dell'apice, per poi ridiscendere. "In ognuna di queste fasi, ci sono esigenze diverse che la musica può aiutare ad affrontare," ha detto Kaelen.

Per esempio, molte persone sono nervose prima che la droga faccia effetto, quindi Kaelen ha selezionato musica calmante e rassicurante. Durante i primi sintomi la musica è maggiormente ritmata e poi, all'apice dell'effetto della droga, che dura un paio d'ore, oscilla tra diverse intensità emotive, secondo quello che Kaelen ha chiamato effetto pendolo.

"Esporre costantemente i soggetti a musica molto emozionante, non andrebbe bene; deve esserci un momento in cui l'individuo possa anche riflettere sull'esperienza", ha spiegato lo scienziato.

Kaelen ha detto che gli ci sono voluti mesi per selezionare e mixare le tracce per l'esperimento. Le ha prese dalla sua libreria, ma anche dai suggerimenti che traeva dal lavoro di Bonny. Ha evitato i pezzi più classici o collegati al cristianesimo, visto che per lui è importante che la musica rifletta la nostra epoca e che non sia associata a nessuna religione. Kaelen compone musica sperimentale, quindi sapeva come mixare le tracce da solo, adattandone il volume e la durata all'esperienza che voleva accompagnare.

Non ha potuto rivelare tutta la playlist che ha creato per lo studio, visto che potrebbe riutilizzarla e non può rischiare che le persone ci familiarizzino troppo. Comunque, ci ha citato alcune tracce: "Against the Sky" di Brian Eno e Harold Budd, trova posto nella fase iniziale come pezzo rilassante. "Sostenuto tranquillo ma cantabile" del compositore di classica contemporanea Henryk Górecki occupa la sezione che conduce all'apice ed è il primo pezzo "emotivamente evocativo" secondo Kaelen. Mentre Greg Haines con "183 Times"—un brano utilizzato anche nello studio pilota che esplora l'arricchimento emotivo—fa il suo ingresso durante la fase del picco.

Per dimostrare l'effetto della musica, Kaelen ci ha riferito alcune esperienze dei pazienti. Commentando "183 Times" un paziente ha riferito che si è stato "l'apice dell'esperienza, la traccia che è sembrata riassumerla per intero. Non si può esprimere a parole, ha accompagnato la parte più toccante del viaggio interiore. Strabiliante".

Un altro ha detto, "Questa canzone mi ha fatto piangere tantissimo. Era molto triste e bella, piangere durante questo pezzo è stato come una liberazione emotiva, dalla tristezza e dai sentimenti negativi verso me stesso".

In definitiva, ha detto Kaelen, alcune persone sono entrate molto bene in connessione con la musica, altre no.

"La selezione dei pezzi è stata molto difficile perché, per ogni canzone che consideravo, mi ponevo questa domanda, 'penso che questo brano vada bene per i pazienti perché funziona per me, oppure perché credo che trasmetta un messaggio universale e intrinseco nella musica stessa?" si è chiesto Kaelen.

Di sicuro non c'è una scienza per questo—almeno non ancora.

"Ad essere sinceri, quando ho iniziato a compilarla, ho avvertito anche la grande responsabilità che una playlist come questa comporta, perché le persone ne sarebbero state enormemente influenzate," ha ammesso il ricercatore.

Una cosa importante imparato da Kaelen attraverso questo esperimento è che, pur credendo che la musica abbia una sorta di universalità, è impossibile creare una playlist standardizzata adatta a tutti. Lo studioso ha suggerito, infatti, che in futuro il terapeuta dovrebbe disporre di un metodo per adattare la musica ai bisogni individuali dei pazienti e che ci sta lavorando su.

Il ricercatore ha sottolineato che l'aspetto più importante nell'utilizzo terapeutico delle sostanze psichedeliche è stato instaurare un forte legame tra paziente e terapeuta.

"In sostanza," ha concluso Kaelen, "la musica, viene aggiunta per mettersi al servizio del processo terapeutico principale; serve per supportare quel viaggio estremamente personale che si svolge ad occhi chiusi".

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