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Droghe sintetiche e Xanax stanno cambiando il pop e il rap

L'opera di artisti come XXXTentacion, Lil Peep e Kanye West ha le sue radici nell'LSD dei figli dei fiori, nell'acid house dei rave inglesi e nel rap psichedelico dei Novanta.

di Ryan Bassil; traduzione di Giulia Fornetti
03 luglio 2018, 12:50pm

Sfondo via Pixabay; Frank Ocean tratto dal video di "Nikes"; Kanye West via Wikimedia 

Se non avete uno spiccato interesse per le sostanze psichedeliche o per gli uomini esistiti in un passato ormai lontano, forse non conoscete Timothy Leary. Lasciate che ve lo presenti: negli anni Cinquanta, questo psicologo e scrittore ha pronunciato l’indimenticabile “Turn on, tune in and drop out”, mantra della controcultura negli anni Sessanta (che significa qualcosa tipo "Accenditi, sintonizzati, abbandonati") e ha promosso l’uso delle sostanze psichedeliche per scopi terapeutici.

Nell’ambito della sua ricerca sulla coscienza e la consapevolezza di sé, Leary ha creato una scala di valutazione su cinque livelli per determinare l’intensità delle esperienze con sostanze psichedeliche. Il primo livello corrisponde a uno stadio di sballo piuttosto leggero, risultato del consumo moderato di cannabinoidi. Il secondo è un po’ più intenso: in questa fase, il processo mentale diventa più profondo e astratto, non so, potresti chiederti se i gatti siano delle spie inviate sulla terra dagli alieni, per capirci.

Ma è al terzo livello che le cose si fanno davvero interessanti. È quasi impossibile descrivere a parole queste sensazioni senza scadere in squallidi cliché. Ma più o meno succede questo: “i colori si uniscono fino a creare una macchia unica e uniforme,” motivi geometrici floreali mi si palesano davanti e una tristezza pacata scaturisce dai miei occhi mentre ascolto Blonde di Frank Ocean, ogni nota sembra entrare in perfetta sintonia con la realtà, una realtà filtrata da un’empatia accentuata. O qualcosa tipo: *emoji sorridente a testa in giù*

Pubblicato nel 2016, Blonde fluttua nell’aria sospeso, sulla scia di una crescente riscoperta delle droghe psichedeliche nella cultura contemporanea—una tendenza confermata anche da molte altre uscite simili di quest’anno. Da ye di Kanye West, al coloratissimo e vagamente country Golden Hour di Kacey Musgraves fino alle ambientazioni vibranti e olistiche in Singularity di Jon Hopkins. Impossibile non citare l’optical art nei video del nuovo album dei Beach House o, passando alla letteratura, Trip il libro dell’ex anfetamina-dipendente Tao Lin e How to Change Your Mind del giornalista Michael Pollan, che documenta la rivoluzione medica in materia di sostanze psichedeliche.

Dopo aver provato davvero di tutto nella fase di scrittura del precedente romanzo Taipei—dalle benzodiazepine, agli oppiacei, alle anfetamine e l’MDMA—per la stesura di Trip, Lin si è concentrato sull’esperienza psichedelica (e di questo ha scritto anche per VICE). Ma fermiamoci un attimo, perché forse chi non fa uso di anfetamine o non è uno scrittore particolarmente attento, forse si starà chiedendo: ma da dove viene tutto questo interesse nei confronti delle sostanze psichedeliche? In che modo la nuova generazione si rapporta con queste sostanze? Cos’è cambiato rispetto al passato?

A dispetto di qualche eccezione, la narrativa moderna sulla cultura psichedelica può essere catalogata in poche ere distinte. Eccole:

- Gli anni Sessanta: gli autori della beat generation come Jack Kerouac e Allen Ginsberg iniziano a documentare le proprie esperienze con sostanze allucinogene e icone come Bob Dylan e i Beatles introducono il Technicolor fino al punto in cui l’LSD viene bandito totalmente negli USA e nel Regno Unito.

- Gli anni Settanta: Brian Eno porta pantaloni luccicanti e, con i Roxy Music, scrive una delle più belle canzoni mai ascoltate su questo pianeta. Un pubblico di soggetti bizzarri ascolta i Can e i Led Zeppelin prendono senza dubbio dell’LSD a un certo punto della loro carriera.

- Gli anni Ottanta: nasce il rap psichedelico (vedi: il primo album dei De La Soul, 3 Feet High and Rising); l’Acid House è ormai un genere affermato e tutti quanti si ostinano a rivendicare il proprio status di fattone con accessori e abiti a tema.

- Gli anni Novanta: Non pervenuti, tutta eroina.

- Gli anni Duemila: “Non faccio acid rap, ma rappo in acido” sentenziava Eminem in “Kill You”. Ma a parte lui, il mondo è sotto shock per l’intero decennio (basta leggere un qualsiasi quotidiano dal 2001 in poi). Mentre i genitori hippy reduci dagli anni Settanta si rinchiudono in garage per rivivere i tempi d’oro, sembra che in questo periodo a nessuno interessino le sostanze psichedeliche come era invece accaduto in passato.

E così: eccoci agli anni Dieci, alla rinascita delle sostanze psichedeliche! Certo, non mancano i buchi neri in questa lista (Sì, Erykah Badu potrebbe effettivamente aver assunto sostanze allucinogene prima/dopo/durante la creazione di Baduizm; e sì, c’è stata la Nu-rave, ecc), ma all’inizio di questo decennio arriva Kid Cudi che prende “otto funghetti per vedere l’universo.” Gruppi come i Flatbush Zombies, la A$AP Mob e gli Underachievers iniziano con la loro produzione musicale psichedelica aprendo la strada a Acid Rap di Chance the Rapper, che sancisce lo sdoganamento delle sostanze allucinogene nella produzione musicale della nuova generazione.

L’approccio di questa nuova generazione alle droghe psichedeliche è completamente diverso da quello del passato, soprattutto per quanto riguarda il loro uso in relazione alla salute mentale—come appare evidente nell’ultimo lavoro di Kanye West, ye. E pensare che nel 2012 West scriveva su PAPER della sua prima esperienza psichedelica per inalazione di gas esilarante dal dentista; da allora, ne è passato di tempo. Kanye West ha registrato il suo ultimo album nel Wyoming, dove pare abbia fatto uso di diverse sostanze psichedeliche, come confermerà lui stesso nel testo di ye.

“Mi facevo di 2C-B,” rappa in “Yikes”, prima di parlare della sua morte e rinascita dopo aver assunto DMT. I facoltosi studenti di arte britannici generalmente preferiscono la prima, mentre i sudamericani hanno usato la seconda per millenni (emulati recentemente dai turisti europei più fricchettoni), cioè il principio attivo dell’ayahuasca. A parte questo, potreste aver già sentito parlare di DMT se nel 2012 leggevate VICE oppure se siete il tipo di persona che passa la domenica a Glastonbury nella tenda di uno sconosciuto nell’area camping più remota del festival.

La salute mentale è senza dubbio tra i temi principali del disco di Kanye West, ben evidente in copertina con il mantra ‘I Hate Being Bipolar, It’s Awesome’ ma anche nei testi delle canzoni. In un universo parallelo—al di fuori del contesto pro-Trump di cui Kanye è grande promotore, e senza considerare il dolore che questo ha causato tra i suoi fan di colore—l’album sarebbe potuto diventare un punto di riferimento cruciale, per la trasparenza con cui tratta le patologie psichiatriche e la condizione mentale. Lo status di super-VIP di West avrebbe sicuramente facilitato le cose. Tutto questo per dire che, è andata com’è andata, ma sostanze psichedeliche e salute mentale sono decisamente collegate in ye.

In questo contesto, alle sostanze allucinogene viene attribuito un valore terapeutico—una cosa che Timothy Leary aveva già ipotizzato negli anni ‘50 e ‘60 e che è ancora oggi oggetto di studio. Anche Pollan si avvicina al tema quando nel suo libro racconta di aver fatto visita a un malato di cancro in fin di vita che stava ricevendo cure con sostanze psichedeliche. Jon Hopkins, invece, in un’intervista con Noisey, dirà che per lui l’esperienza psichedelica significa “accendere una scintilla”, ritrovare l’emozione “della meraviglia” nella vita di ogni giorno.

“Vivere alla giornata non è sufficiente per gli essere umani; dobbiamo trascendere la realtà, lasciarci trasportare oltre, trovare una via di fuga. Ci serve capire, trovare il significato, avere spiegazioni. Dobbiamo cercare di vedere le nostre vite nel loro insieme,” scrive Oliver Sacks in Hallucinations (2012), come riportato dal New Yorker. È proprio questa ricerca profonda che ha spinto Jhené Aiko a provare i funghi allucinogeni mentre scriveva Trip, il suo secondo album in studio. In quello stesso periodo, come ha raccontato a Rolling Stone, ha dovuto affrontare un lutto e ha fatto uso di sostanze psichedeliche per cercare di superarlo, per comprendere e alleviare il trauma della perdita di un familiare. È quello che succede anche in Blonde—un disco che, almeno mentre ero in trip da funghi, mi sembrava parlasse di tantissime cose diverse, in particolare di amore non corrisposto e relazioni finite male—Frank Ocean sembra fare uso di funghi per arrivare più in profondità nelle emozioni, per elevare il suo pensiero, per “fare un bel pianto”, come dice in “Seigfried.” In altri momenti del disco—“Nikes” o “Solo”-—parla di prendere acidi, e lo fa su pezzi strumentali e melanconici che ricordano il mood riflessivo di “Seigfried.”

A differenza delle passate generazioni che utilizzavano le sostanze psichedeliche per espandere i confini della propria mente e arrivare a raggiungere dimensioni extraterrestri, Ocean sembra fare uso di quelle stesse sostanze per guardarsi dentro, per auto-analizzarsi ma anche per scappare da se stesso. Allo stesso modo, possiamo trovare una similitudine tra Blonde di Frank Ocean e Golden Hour di Kacey Musgraves, che Alex Robert Ross ha descritto su Noisey come “album di allucinazioni calme, che si allontanano sempre di più dalla mondanità, a ogni dose di serotonina.”

È interessante osservare come Blonde e Golden Hour siano collocati agli estremi di quel periodo, breve ma intenso, in cui lo Xanax si è affacciato sul panorama musicale. Oggi conosciamo i suoi effetti per uso terapeutico e la cura di patologie psicologiche. Tuttavia, il suo uso (pericolosissimo) per scopi ricreativi tra i teenager ha avuto un impatto diretto sulla produzione musicale rap su Soundcloud, dove due dei principali esponenti del genere (e recentemente scomparsi), Lil Peep e XXXTentacion avevano parlato apertamente di depressione, instabilità mentale e di assunzione di droghe a scopo terapeutico. Lil Peep ad esempio racconta in "Praying to the Sky" di quando ha trovato dello Xanax nel letto, “ho preso quella merda e mi sono rimesso a dormire.”

A 22 anni dalla morte di Timothy Leary, e a 8 dalla scomparsa del suo protetto Terence Mckenna, la società contemporanea si sta nuovamente avvicinando alle droghe psichedeliche per indagare il loro potere terapeutico. Fortunatamente, abbiamo fatto dei progressi. A differenza delle benzodiazepine–che hanno effetti brevi e vanno prese con frequenza e regolarità–studi recenti sulle sostanze psichedeliche hanno dimostrato che alcune di queste hanno effetti a lungo termine sull'ansia e la depressione. Secondo uno studio del 2016 di Beckley/Imperial condotto, però, solo su 12 persone, un basso dosaggio di funghi allucinogeni potrebbe avere proprietà terapeutiche; dei 12 soggetti sottoposti al test—tutti con trascorsi di depressione di lunga durata—cinque di loro sarebbero guariti dalla depressione dopo tre mesi di funghi.

Ovviamente, si tratta di uno studio su un campione minimo. Xanax e sostanze psichedeliche sono due cose totalmente diverse. La prima è una medicina prescritta per alleviare l’ansia, l’altra è una pianta presente in natura che dovrebbe espandere i confini mentali. Ma, in un momento storico in cui un cittadino britannico su quattro soffre di una patologia mentale, potrebbe valere la pena indagare le proprietà terapeutiche delle sostanze psichedeliche per la cura della salute mentale, in particolare dopo che l’utilizzo di Xanax (per uso ricreativo o come cura fai-da-te) tra i teenager si è rivelato fatale (come ha testimoniato il documentario di VICE UK Xanxiety: The UK’s Fake Xanax Epidemic).

In ogni caso, sia lo Xanax sia le droghe psichedeliche hanno plasmato la cultura negli ultimi anni. Nella sua forma ricreativa, l’impatto dello Xanax è stato tragico, un triste inconveniente che ha colpito i più giovani. Mentre per le droghe psichedeliche, in particolare per i funghi, il futuro sembra promettere bene. Ripenso al mio trip di terzo livello, mentre ascoltavo Frank Ocean, e mi torna in mente un passaggio del libro di Lin. “Dopo aver assunto grandi dosi di Adderall da solo nella mia stanza, non ho mai pianto ripensando con affetto ai miei genitori, come invece mi è successo di fare sotto cannabis e psilocibina,” scrive, parlando della differenza tra droghe psichedeliche e droghe normali.

La mia esperienza non è molto diversa da quella di Lin, e forse nemmeno da quella di Kanye West e Aiko, o Musgraves e Ocean. Non voglio “accendermi, sintonizzarmi e abbandonarmi”, ma voglio vedere il mondo in tutto il suo splendore: dove “tutti i colori formano un’unica macchia uniforme.” Analizzando altri brani, sembra che siano in tanti ad avere questo desiderio: un mondo dai colori accesi, una via di fuga dalla realtà, dove per un momento (che può durare anche tre o cinque ore) tutta la merda si dissolve e il mondo diventa un po’ più luminoso.

Dopo il trip di terzo livello che ho provato, ci sono altri due step nella scala di valutazione di Leary: il quarto (che include esperienze al di fuori del proprio corpo); e il quinto (l’incontro con entità superiori, come i famosi elfi del DMT). Ma per ora mi basta così, sarà per la prossima volta. In ogni caso, qualsiasi cosa decidiate di provare, fatelo con un amico, esplorate nuovi confini e fatelo adesso, prima di tornare inesorabilmente polvere.

Questo articolo è comparso originariamente su Noisey UK.

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