Recensione: Venom - Storm The Gates

I Venom sono tornati al suono delle origini, che sarebbe anche interessante se non fosse il 2018.
venom

Ormai l’ultima reunion dei Venom risale a quasi quindici anni fa, il che significa che da quasi tre lustri Cronos porta in giro un carrozzone che aveva smesso di avere senso più o meno ai tempi di Prime Evil, che può non sembrare ma è uscito trent’anni fa. Storm The Gates è il terzo disco a nome Venom uscito negli anni dieci, sempre sotto Spinefarm, ma si allontana abbastanza dai suoni massicci ed heavy del suo predecessore From The Very Depths per tentare di riabbracciare le atmosfere che facevano saltare sulla sedia le signorine ben educate nel 1981 all’ascolto di Welcome To Hell e Black Metal.

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Ora, in guerra col demonio ci siamo stati più o meno tutti, io per primo, anche se quando la prima ondata di black metal infangava ancor di più il già pessimo nome della musica rock io non ero che una stellina nel cielo. Il punto è che, come spiegava la mia professoressa di latino e greco alle superiori, ogni uomo è figlio del suo tempo. E il punto è che quel pazzo scriteriato di Conrad Lant è figlio del 1981, non del 2018. Un disco dei Venom che oggi cerchi di riportare la band alle sensazioni di quasi quarant’anni fa è un tentativo ridicolo, a partire dal fatto che il resto della formazione storica dei Venom oggi non è manco più lì, perché suona nei Venom Inc. Versioni contrastanti di voci di corridoio metalliche vedono, a seconda dei casi, Abaddon e Mantas tentare di riappacificarsi con lo stempiato bassista, oppure disinteressarsi completamente alla sua attività. Ma indipendentemente dai battibecchi legali (Mantas e Abaddon sono i reali creatori della band e ideatori del logo, nonché principali compositori del materiale storico, Lant ha semplicemente ridato vita al gruppo quando questi facevano altro) il fatto non cambia: Cronos sta raschiando il fondo del barile.

Non ho dubbi che i metallari conservatori mi insulteranno la mamma per questo, ma a un ripetuto ascolto di Storm The Gates non c’è davvero nulla di interessante. Sì, quell’heavy/thrash/black della prima ora è di nuovo sotto i riflettori, wow, potremmo quasi far finta che non sia il 2018, non fosse che siamo proprio nel 2018 e che nel sottobosco metal escono così tanti dischi interessanti che è già complicato star dietro anche solo a quelli. Perdere del tempo per un riff thrash senza capo né coda, per un tentativo di revival al profumo di naftalina, insomma per un disco che si regge unicamente sull’assunto “io sono i Venom, quindi va bene così”, francamente anche no.

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Purtroppo c’è stata un’unica band in grado di portare avanti la propria musica (e la propria immagine, con tanto di copertine una più orrenda dell’altra) senza bisogno di compromessi, innovazioni e cambiamenti, che ha potuto suonare per quarant’anni guardando tutti dall’alto in basso, e certo non era il carrozzone di Cronos. But that's the way I like it baby, I don't wanna live forever.

Storm The Gates è uscito il 14 dicembre per Spinefarm.

Ascolta Storm The Gates su Spotify:

**TRACKLIST:
**1. Bring Out Your Dead
2. Notorious
3. I Dark Lord
4. 100 Miles To Hell
5. Dark Night (Of The Soul)
6. Beaten To A Pulp
7. Destroyer
8. The Mighty Have Fallen
9. Over My Dead Body
10. Suffering Dictates
11. We The Loud
12. Immortal
13. Storm The Gates

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