'Usciresti con me, una escort?' L'ho chiesto ai miei match di Tinder

Al mio fidanzato va bene, ma i ragazzi a cui ho chiesto hanno avuto le reazioni più disparate.
19.12.17
Immagini via Wikimedia Commons.

Ho cominciato a lavorare come escort più o meno nello stesso periodo in cui ho conosciuto il mio attuale fidanzato. Eravamo d'accordo sull'essere non-monogami, e una notte sono finita su un sito per sugar baby. Dopo una relazione in cui il sesso non era previsto, ero in un momento in cui mi sentivo al massimo—soddisfatta a livello sessuale, libera di andare a letto con chi volevo e di essere me stessa senza compromessi (avevo smesso di depilarmi, ma a nessuno aveva dato fastidio). Volevo sapere se c'erano uomini disposti a pagare per passare del tempo con questa nuova versione di me—una me che non sembrava una modella, aveva i peli sotto le ascelle e se ne fregava di piacere. Perciò cominciare a essere contattata tramite il sito è stata una bella conferma. Non solo questi uomini mi trattavano meglio di molti ragazzi con cui ero uscita, ma mi pagavano per provare cose che non avevo mai provato—per esempio cose a tre o andare nei sex club.

Nonostante fossi molto felice, ero anche in ansia e volevo tenere il mio ragazzo all'oscuro. Ma dato che fino a quel momento ero sopravvissuta solo grazie al sussidio di disabilità (soffro di disprassia) è stato difficile nascondere che avevo più soldi del solito. Mi sentivo come se avessi una vita parallela, che gli tenevo nascosta. Lui mi aveva detto fin dall'inizio che non gli interessava sapere con chi facevo sesso, ma io mi sono resa conto di essere quel tipo di persona che ha bisogno di totale trasparenza. Volevo raccontargli delle mie avventure. E comunque, una cosa era vedere altre persone, un'altra essere pagata per farlo. Come avrebbe reagito a sapere che mi prostituivo?

Una mattina, mentre facevamo colazione, non ce l'ho più fatta a trattenermi. Mi aspettavo che reagisse con il silenzio, che diventasse protettivo, e sono rimasta sorpresa quando si è alzato dalla sedia e mi ha dato un lungo abbraccio. Da allora siamo diventati ancora più uniti. So quanto può essere stigmatizzato il lavoro della escort nella nostra società, e mi sentivo incredibilmente fortunata ad avere un partner che non solo mi sosteneva, ma con cui potevo parlare di questo lato della mia vita.

Una sera, dopo un appuntamento con un cliente andato alla grande, ero piena di endorfine e un po' brilla per via del prosecco. Poi ho aperto Tinder, chiedendomi come avrebbero reagito i miei match nello scoprire che stavano parlando con una escort. Se il mio ragazzo e io ci fossimo lasciati, quanto sarebbe stata dura trovare qualcuno capace di accettarmi?

"Non pago," mi ha risposto uno dei miei match. Avevo cercato di fare più match possibili per ampliare il campione, e poi ho mandato a tutti lo stesso messaggio, "Usciresti con una ragazza che fa la escort?" Volevo chiederglielo prima che ci provassero, prima che mi invitassero a bere o mi slacciassero i pantaloni. Mi sono arrivate decine di messaggi, con i risultati più disparati. Contemporaneamente scoraggianti e incoraggianti, quanto alla mia fiducia negli uomini.

"Mi andrebbe bene."

"LOL."

"Certo, voglio solo divertirmi."

"Quanto vuoi?"

Molti pensavano che scherzassi, che cercassi clienti, oppure non hanno risposto. Uno ha detto che anche lui si prostituiva. Molti avevano delle domande tipo, "Che tipo di escort?" e "Fai sesso sicuro?" Uno voleva che gli offrissi i miei servigi, e quando gli ho detto quanto gli sarebbe costato, mi ha chiesto se potevo fargli uno sconto e se potevamo farlo senza preservativo. Quando gli ho detto di no, mi ha detto che comunque potevamo andare a bere qualcosa, non per lavoro.

Una risposta che continuava a presentarsi in infinite varianti era che ero "troppo carina," "troppo bella" o troppo "una brava ragazza" per essere una escort. Capisco che lo dicessero con le migliori intenzioni, ma mi faceva imbestialire. Come pensavano che fossero, le prostitute? Non sapevano che siamo persone normali che indossano vestiti normali e fanno quello che fanno tutti, ogni giorno? Dovevamo esistere solo in webcam, o sui siti porno, o al night, o al telefono, senza la possibilità di fidanzarci, sposarci, avere figli?

È proprio questo il motivo per cui molte escort non si aprono con i ragazzi con cui escono fino a quando non raggiungono una certa intimità. Qualche tempo fa ho incontrato una donna che aveva una relazione monogama e stava pensando di diventare una Suicide Girl. Per mesi aveva immaginato come sarebbe stato fare il primo servizio fotografico, per capire come avrebbe reagito ai riflettori. Il giorno prima, però, mi ha scritto di aver litigato con il suo ragazzo. Lui non voleva che lo facesse. Diceva che sì, aveva attaccato calamite raffiguranti spogliarelliste al frigo, ma non aveva alcun rispetto per quelle donne. Non voleva che lei si spogliasse. Diceva che se voleva sentirsi più forte poteva fare volontariato o imparare a fare qualcosa—non mettersi in mostra.

Molti dei ragazzi con cui ho parlato all'inizio non avevano problemi col fatto che facessi la escort, ma poi era come se dovessero riuscire a giustificarselo. "Per quanto lo vuoi fare, ancora?" chiedevano. "Non sarai bella per sempre," insistevano. Sembrava che per decidersi ad avere una relazione con una come me dovessero sapere che a un certo punto sarei stata solo una loro fantasia, non quella di qualcun altro. Ma di smettere loro di andare ai nightclub, o pagare camgirl, o guardare porno o chiamare escort dopo 20 anni di matrimonio—di questo non volevano parlare.

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