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Politică

Salvini fa assurde crociate sulla cannabis light sapendo di dire falsità

"È come dire che si vuole combattere la piaga dell’alcolismo iniziando a togliere dal commercio la birra analcolica."

di Leonardo Bianchi
10 maggio 2019, 11:28am

Foto via Flickr/WeedPornDaily.

Così come per i migranti, la DROGA è uno dei temi che Matteo Salvini e la Lega amano rispolverare periodicamente—soprattutto nei momenti di difficoltà politica (vedi il caso Siri, e i sondaggi in calo per la prima volta dopo tempo). E le sparate del ministro dell’interno sulla cannabis light che si susseguono ininterrotte da 24 ore non fanno eccezione.

L’altro giorno, riferendosi ai negozi che la vendono, ha promesso che “da domani mando la polizia. Li voglio vedere chiusi uno a uno. Adesso basta, ci vogliono le maniere forti.” Su Twitter ha poi elogiato il questore di Macerata Antonio Pignataro—che ha disposto la chiusura di due negozi—parlando di un “modello” che può “essere replicato con successo in tutta Italia,” e annunciando una direttiva ministeriale con l’indicazione di chiuderli tutti.

Naturalmente, le lodi sperticate a Pignataro non sono casuali; da tempo quest’ultimo è il questore italiano più ostile alla cannabis light, che per lui “non esiste” dato che “il limite di THC di 0,5 [ fissato da una legge apposita approvata nel 2016] è ingannevole.” In più, stando a lui, “la cannabis è l’anticamera dell’eroina e l’anticamera della cocaina.”

Peccato che questa teoria—la cannabis come gateway drug, fatta propria anche da Salvini—sia completamente priva di valore scientifico, e risponda più che altro a rigidi e anacronistici criteri morali. E non si tratta neppure dell’unico problema del “modello Macerata”; l’altro, e più importante, l’ha evidenziato una sentenza della Cassazione del febbraio 2019.

Accogliendo il ricorso di un 28enne che aveva subito un sequestro nell’ottobre del 2018 a Porto Recanati (provincia di Macerata), la Suprema Corte ha stabilito che la vendita della cannabis light è legale—e sebbene la legge del 2016 non parli esplicitamente della sua commercializzazione, “risulta del tutto ovvio” che la contempli.

Inoltre, continuano i giudici, la polizia non può nemmeno procedere a sequestri preventivi se il commerciante “è in grado di documentare che la cannabis proviene da coltivazioni che rispettano la legge del 2016,” a meno che non ci siano sospetti che il commerciante stia mentendo. E ancora: la polizia non può nemmeno sequestrare preventivamente le piante di un coltivatore, se questo dimostra che i semi usati siano quelli contemplati dalla legge.

A livello giudiziale, comunque, le cose sono abbastanza ingarbugliate. Altre sentenze della Cassazione si sono mosse diversamente, e per questo alla fine del mese le Sezioni Unite si pronunceranno sul tema per sancire un orientamento comune.

Ma qui, con ogni evidenza, parliamo anche d’altro: ossia dell’ennesimo, inutile fronte aperto nella “guerra alla droga” salviniana—che si aggiunge alla fallimentare operazione “Scuole Sicure,” e al pasticciato disegno di legge sulla “lieve entità.”

L’obiettivo, che ricalca la teoria di Pignataro, è far passare il messaggio che la cannabis a basso contenuto di THC sia uguale alla cannabis con alto contenuto, e quindi che sia praticamente uguale all’eroina. Naturalmente, è un’assurdità bella e buona; e questa battaglia non ha davvero alcun senso: secondo il dottor Salvatore Giancane, “è come dire che si vuole combattere la piaga dell’alcolismo iniziando a togliere dal commercio la birra analcolica.”

Tra l’altro, non è facendo la guerra a oltre mille negozi in giro per il paese—e ai circa 10mila addetti del settore—che si “lascia in mutande” la criminalità organizzata, come ripete sempre Salvini. Anzi.

Stando a un recente studio, firmato da un professore e due ricercatori italiani e pubblicato sulla rivista European Economic Review, l’apertura dei “cannabis shop” legali in Italia ha “provocato una riduzione dello spaccio del 14 percento e conseguentemente del fatturato delle mafie per almeno 100 milioni di euro.” La vendita di cannabis light, sempre per lo stesso studio, ha portato a un calo di circa il 3 percento degli arresti per reati di spaccio.

Di quanto sia sconclusionata questa fissazione per la cannabis light se ne sono accorti pure gli alleati di governo. Il senatore del M5S Matteo Mantero, primo firmatario di una proposta di legge per la legalizzazione della canapa, ha dichiarato all’Adnkronos che “Salvini vuole nascondere i suoi fallimenti come ministro spostando l’attenzione sui canapa shop. Ma mentre le forze dell’ordine perderanno tempo nei controlli di questi negozi, la criminalità sarà libera di agire indisturbata.”

E infatti, conclude il senatore, “è più facile prendersela con i commercianti che vendono fiori secchi di canapa senza alcun effetto stupefacente che combattere la criminalità.”

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