Recensione: The Ex - 27 Passports

Gli Ex sono uno dei migliori gruppi rock al mondo, semplicemente.
27.3.18

Non è un mistero che la musica con le chitarre non stia vivendo esattamente il suo periodo di massimo fulgore. Sia dal punto di vista qualitativo che da quello dell’attenzione del pubblico non c’è nulla che stia raccogliendo grandi consensi, non ci sono nuove scene, né sta succedendo nulla di particolarmente nuovo o interessante, perfino generi storicamente legati a quei suoni stanno prendendo tutt’altra direzione.

Al limite esce ogni tanto qualche buon disco di qualche band storica (parlavamo recentemente dei Superchunk) che fa contenti i fan ma non riesce a andare oltre a quello, né probabilmente si pone obiettivi ulteriori.

Non è che questo nuovo disco degli Ex possa cambiare la tendenza, purtroppo si inserirà in quel segmento lì, lo ascolteranno i fan, saranno contenti e fine. Però. Però è davvero un bel disco, anche se non è una sorpresa o una novità.

Gli olandesi Ex sono in giro dal 1979 e sono, possiamo dirlo, una delle migliori rock band in attività.

Hanno cominciato come una specie di Crass olandesi, fatto uscire mille dischi, sono diventati più sperimentali nei Novanta, si sono uniti a un esponente delle avanguardie come Tom Cora, hanno suonato con mille persone, creato un ensemble di 20 elementi, si sono fatti amare da John Peel…

Fanno post-punk, hanno le chitarre rumorose, il groove e un certo amore per la musica africana, come dimostra il fatto che uno dei loro capolavori sia quel Moa Anbessa in cui duettano con Getatchew Mekuria (c’è anche un seguito del 2012, bello anche quello).

Se il loro disco più bello, famoso, importante è Scrabbling At The Lock del 1991 non si può dire però che abbiano mai sbagliato niente, per esempio anche il disco precedente (con i Brass Unbound) era ottimo, e quello prima ancora (Catch My Shoe) pure. Che suonino da soli o con ospiti sono sempre una garanzia di qualità, inoltre la loro storia è una storia di indipendenza, di radicalismo, di etica, di posti occupati, una bellissima storia tra Olanda, Etiopia, jazz e punk, come testimonia per esempio la fondamentale raccolta di pezzi live registrati tra il 1991 e il 2015 sempre nello stesso posto, il Bimhuis di Amsterdam, una specie di seconda casa.

È vero che questo nuovo album non ci dà nulla di diverso da quello che ci saremmo potuti aspettare, e che probabilmente non muoverà di un millimetro i destini della musica, però è davvero un gran bel sentire e, per una volta nei dischi di gruppi storici, non sa di qualcosa fatto tanto per fare. Suona invece come figlio di un entusiasmo genuino, lo stesso che possiamo provare anche noi ascoltandolo e facendoci avvinghiare dalle sue ritmiche. Avercene.

27 Passports è uscito il 22 marzo autoprodotto.

Ascolta 27 Passports su Bandcamp:

TRACKLIST:
1. Soon All Cities
2. The Heart Conductor
3. This Car is My Guest
4. New Blank Document
5. Silent Waste
6. Piecemeal
7. Birth
8. Footfall
9. The Sitting Chins
10. Four Billion Tulip Bulbs

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