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Per la prima volta gli scienziati hanno mappato il cervello sotto LSD

Gli scienziati sperano che il loro studio possa favorire ricerche più approfondite sulle sostanze psichedeliche.

di Victoria Turk
12 aprile 2016, 11:30am

Mappatura del cervello sotto placebo (a sinistra) e LSD (a destra) Immagine: Carhart-Harris et al

Amanda Feilding, ricercatrice, riformatrice in materia di regolamentazioni sulle droghe nonché contessa di Wemyss fece una promessa ad Albert Hofmann, il "padre del LSD", dopo averlo incontrato negli anni '90: entro il suo centesimo compleanno nel 2006, avrebbe portato a termine una ricerca scientifica esauriente sul suo "figlioccio problematico".

Uno studio appena pubblicato mantiene quella promessa pur con dieci anni di ritardo: per la prima volta, disponiamo di una mappatura del cervello umano sotto l'effetto dell'LSD.

La ricerca, pubblicata su PNAS, è il risultato di un lavoro durato anni condotto da un team di ricercatori presso l'Imperial College di Londra e sostenuto dalla Beckley Foundation, fondata dalla Feilding nel 1998. Il progetto rivela alcuni effetti del'LSD (dietilamide dell'acido lisergico) sul cervello, oltre a gettare le basi di come le droghe psichedeliche possano fare luce sulla natura della coscienza ed essere utilizzate come strumento terapeutico per il trattamento di disturbi psicologici come la depressione e le dipendenze.

L-R Robin Carhart-Harris, David Nutt, e Amanda Feilding. Foto: Beckley Foundation

"Oggi è un grande giorno per noi e per la scienza britannica; siamo i primi ad avere ottenuto questo risultato, un vero e proprio sogno che si avvera," ha dichiarato il ricercatore Robin Carhart-Harris che ha presentato i risultati presso la Royal Society insieme alla Fielding e al co-direttore della ricerca David Nutt.

I ricercatori hanno somministrato a 20 volontari un'iniezione di 75 microgrammi di LSD—un quantitativo definito da Carhart-Harris come "una dose moderata"—e hanno mappato il loro cervello sotto l'influenza della sostanza attraverso risonanze magnetiche funzionali (fMRI) e magnetoenecefalografie (MEG). In contemporanea, i pazienti sono stati interrogati sulle loro sensazioni, mentre gli studiosi cercavano di correlare le loro dichiarazioni con le conseguenti attività cerebrali osservate. I partecipanti sono stati sottoposti alla stessa esperienza anche con un placebo di soluzione salina.

Ogni volontario aveva precedenti esperienze con le sostanze psichedeliche ed è stato sottoposto a uno screening per verificare che la sua salute mentale e fisica fosse tale da tollerare la situazione potenzialmente ansiogena di restare in acido all'interno del macchinario per eseguire la fMRI.

"Le sostanze psichedeliche sono strumenti potentissimi per fare luce sulla natura stessa della coscienza"

I ricercatori si sono ritrovati con 15 set di dati utilizzabili per comprendere i meccanismi cerebrali alla base di due aspetti fondamentali dell'esperienza psichedelica: le allucinazioni visive e gli effetti sulla coscienza, in particolare di quello chiamato "dissoluzione dell'ego" ovvero un'interruzione del senso del sé come viene comunemente concepito.

Carhart-Harris ha sottolineato come gli effetti osservati sulla coscienza siano particolarmente interessanti: "ecco perché le sostanze psichedeliche sono speciali," ha spiegato lo scienziato, "alterano la coscienza in modo inusuale e rendendole strumenti potentissimi per fare luce sulla sua stessa natura."

Sono molti gli aspetti interessanti rilevati dallo studio. Nelle scansioni fMRI del cervello dei soggetti sotto LSD, i ricercatori hanno rilevato una diminuzione nelle comunicazioni tra il paraippocampo e le regioni legate al senso di sé, come la corteccia retrospleniale. "Se volete, possiamo dire che in quel circuito avvenga una sorta di dislocazione, una disintegrazione del sistema alla base di queste funzioni," ha spiegato Carhart-Harris. Ancora più importante, è l'ampiezza del fenomeno osservato nelle scansioni in correlazione con le valutazioni dei soggetti rispetto alla dissoluzione percepita del loro ego.

I ricercatori hanno confrontato i risultati ottenuti con quelli provenienti dagli studi su altri psichedelici, come la psilocibina. "Sembra evidente che le sostanze psichedeliche riducono la stabilità e l'integrità delle reti cerebrali, diminuendone contemporaneamente il grado di separazione o segregazione," scrivono gli scienziati. Carhart-Harris spiega come il cervello sotto psichedelici funzioni meno a "compartimenti stagni" e in maniera più "unificata", insomma, in modo "più libero." Nel paper, questo genere di attività cerebrale viene definita sempre più "entropica".

Per quanto riguarda la allucinazione psichedeliche, i ricercatori hanno osservato un aumento del flusso sanguigno nella corteccia visiva e una maggiore comunicazione tra la corteccia visiva e le altre aree del cervello sotto LSD. "Abbiamo anche notato che l'ampiezza del fenomeno osservabile attraverso le scansioni era direttamente correlato alle valutazioni delle visioni percepite dai volontari come particolarmente complesse," ha spiegato Carhart-Harris.

Confronto tra i cambiamenti nella connettività cerebrale funzionale (RSFC) nello stato a riposo, sotto placebo e sotto LSD. Immagine: Carhart-Harris et al

Questi risultati potrebbero sembrare di nicchia, ma in realtà contribuiscono grandemente alla comprensione di come funzionano il cervello e la coscienza. Studiare come l'LSD interagisce con il cervello permette anche di approfondire i potenziali usi terapeutici degli psichedelici, ultimamente un campo di ricerca in pieno revival. Nelle conclusioni dell'articolo, i ricercatori ipotizzano che gli effetti "entropici" osservati sotto LSD potrebbero favorire il trattamento di certe condizioni psichiatriche in cui il cervello si "trincera nella patologia, al punto che i comportamenti chiave diventano automatici e rigidi"

Oltre ai risultati raggiunti, forse la cosa più interessante è il fatto stesso che questo studio sia stato compiuto. Da quando LSD è diventata una sostanza illegale, nel 1966, la ricerca scientifica a riguardo è sempre risultata difficoltosa. In quanto droga classificata come schedule 1 nel Regno Unito, l'LSD è considerata ufficialmente priva di applicazioni terapeutiche, il che rende difficile ottenere l'approvazione etica e le licenze necessarie per sperimentare. (Non a caso la Feilding è impegnata in una campagna per fare rientrare l'LSD tra le sostanze schedule 2.)

Il tabù che circonda la sperimentazione con droghe illegali spesso scoraggia anche gli istituti di ricerca rendendo dura la vita a chi ricerca fondi. Persino reperire le sostanze è piuttosto difficile—devono essere prodotte esattamente in modo da risultare utili per la ricerca, un processo di per sé costoso e pieno di limitazioni. Non stupisce quindi che questo studio sia stato parzialmente finanziato attraverso una compagna di crowdfunding.

David Nutt, noto per le sue aspre critiche alle politiche UK in materia di sostanze stupefacenti, ha dichiarato che lo studio sarebbe "la cosa più importante che abbia mai fatto," facendo notare come la sua estromissione da consulente del governo in materia di droghe, nel 2009, gli abbia concesso di seguire da vicino le ricerche della Feilding.

"Ti dirò che questi risultati, rivestono per le neuroscienze la stessa importanza che ha avuto in fisica la conferma sperimentale del bosone di Higgs"

Da parte sua, la Feilding, ha parlato dello studio come di una "conseguita maturità" per la scoperta di Hoffman. "Del resto, se non fosse per il tabù che circonda questo ambito di ricerca, avrebbe sicuramente vinto il premio Nobel," ha aggiunto.

Lo donna ha raccontato la sua personale esperienza con LSD, a cui si è avvicinata negli anni sessanta e il suo tentativo di "reintegrare nel tessuto sociale l'uso di queste sostanze così utili rendendo disponibili, nei casi appropriati, i vantaggi che offrono."

Restano certamente molte domande aperte e i ricercatori continuano a lavorare ad altri studi sugli psichedelici, tra cui uno riguardante gli effetti della psilocibina (i funghetti) sui pazienti affetti da depressione.

È interessante notare come si tratti di un esperimento su piccola scala e che i partecipanti hanno tutti precedenti d'uso con gli psichedelici, ciò potrebbe compromettere in qualche modo i risultati. Carhart-Harris ha anche evidenziato la difficoltà di misurare parametri che misurano la dissociazione dell'ego, un'esperienza altamente soggettiva.

In ogni caso il team spera che la diffusione di questo studio possa incoraggiarne molti altri. Pubblicando i loro risultati su una rivista altamente accreditata e avendoli presentati in una cornice prestigiosa come la Royal Society, sperano di contribuire all'idea che la ricerca sugli psichedelici non sia scienza di confine, ma un interesse mainstream.

"Pensiamo di aver scoperto qualcosa di decisivo," ha dichiarato Nutt. "Se vuoi citarmi ti dirò che questi risultati rivestono per le neuroscienze la stessa importanza che ha avuto in fisica la conferma sperimentale del bosone di Higgs, perché studiare gli effetti dell'LSD sul cervello è altrettanto importante, ma nessuno si è mai arrischiato a farlo per paura di compromettere la sua reputazione accademica."

"Noi l'abbiamo fatto, abbiamo scoperto molti aspetti interessanti e ora non c'è davvero nessuna scusa per evitare di proseguire ulteriormente con la ricerca."

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