Pubblicità
Tech by VICE

Gli occhi del 2027 avranno il Wi-Fi integrato

Abbiamo parlato con i designer italiani dello studio MHOX che vogliono stravolgere la nostra visione del futuro.

di Antonella Di Biase
27 aprile 2015, 2:56pm

Immagine via

Farsi cavare chirurgicamente gli occhi per rimpiazzarli con dispositivi potenziati fatti di tessuto organico stampato in 3D. Non è un incubo da apocalisse cyborg né la trama di uno spettacolo sanguinolento di un nuovo Grand Guignol, è il 2027 nel mondo reale—almeno stando alle previsioni di Alessandro Zomparelli e Filippo Nassetti, i due fondatori dello studio di design generativo MHOX che stanno lavorando alla creazione di protesi oculari bio-hackerate con cui vogliono rivoluzionare il futuro concetto di vista.

Salvo in caso di gravi malattie o traumi, è sconvolgente pensare di dover rinunciare ai propri preziosissimi occhi organici pur di ottenere una visione potenziata, una connessione Wi-Fi sparata dritta nella retina e magari un filtro Kelvin incorporato per vivere dentro un eterno mondo instagrammato. Ma noi di Motherboard amiamo la tecnologia spinta, e la nostra Weltanschauung esigente ci ha obbligati a contattare i designer di MHOX per farci spiegare la loro prospettiva sul futuro della visione.

Chissà cosa ne penserebbe Cartesio. Immagine via

Motherboard: in cosa consiste, in generale, il progetto EYE?
Alessandro Zomparelli: il progetto EYE è basato sull'idea di estendere il senso della vista, integrando le funzionalità dell'occhio con altre attualmente gestite da parti del corpo diverse o da dispositivi esterni. EYE è un design concept che ha come base scientifica l'osservazione delle tendenze e degli sviluppi nel campo delle tecnologie di 3D bioprinting.

Qual è, in generale, il vostro obiettivo?
L'obiettivo del progetto è essenzialmente quello di contribuire a sviluppare una sensibilità nei confronti delle possibilità che si presenteranno nel giro di qualche decennio. Vogliamo divulgare questi concetti legati alle tecnologie per renderle accessibili a un maggior numero possibile di persone, così da creare interesse e un maggior investimento di energie nella ricerca, con una conseguente accelerazione dei risultati. I recenti sviluppi di biohacking e 3D bioprinting lasciano immaginare che in un prossimo futuro sarà possibile stampare componenti corporee organiche e funzionali, consentendo all'essere umano di rimpiazzare parti del corpo danneggiate o aumentarne le potenzialità standard.

Si tratta di una sostituzione totale dell'occhio? O semplicemente dell'inserimento di qualche componente?
La gamma di prodotti EYE (Enhance Your Eye) include tre modelli: EYE HEAL, EYE ENHANCE, EYE ADVANCE. Tutti e tre prevedono la sostituzione totale dell'occhio.
EYE HEAL rimpiazza le funzionalità standard dell'occhio, fornendo una cura alle malattie e traumi della vista. EYE ENHANCE, invece, potenzia la vista fino a 15/10, grazie alla sua hyper-retina. Inoltre, la ghiandola visiva inclusa consente di filtrare esteticamente il segnale visivo. I filtri (vintage, bianco e nero, ...) possono essere attivati o cambiati ingerendo le apposite pillole EYE. Infine EYE ADVANCE, oltre alle dotazioni degli altri modelli, offre l'abilità di registrare e condividere l'esperienza visiva, grazie alla ghiandola inclusa che supporta la comunicazione Wi-Fi. Una volta attivata la modalità Wi-Fi grazie all'apposita pillola, è possibile connettere EYE a dispositivi esterni e utilizzarlo come una fotocamera. Tutti i prodotti possono essere personalizzati per conservare o cambiare la morfologia della retina.

I tre tipi di impianto. Immagine via

Quindi è corretto dire che si tratta di un occhio bionico, cosa che esiste già, ma tecnologicamente avanzatissimo?
In realtà solitamente la bionica si riferisce alla mimesi della natura attraverso qualcosa di elettronico, bionico è infatti la contrazione delle parole biologico ed elettronico. Nel caso di EYE è più corretto parlare di Synthetic Biology, o anche Biologia di Sintesi. EYE è a tutti gli effetti biologico, solo che è stato creato attraverso processi sintetici.

Il biopriting 3D, invece, riguarda la possibilità futura di stampare veri e propri tessuti viventi?
In generale per bioprinting si intendono tecniche di stampa 3D di materiali organici. Tra queste c'è la possibilità di stampare tessuti viventi. Nella contemporaneità esistono già molte sperimentazioni che vanno in questa direzione.

Di che materiale sarà costituito il bio-ink, l'inchiostro usato per il bioprinting?
In generale, il bio-ink è un liquido che contiene cellule viventi. La caratteristica liquida del mezzo ne consente la deposizione tramite ago. Data la complessità di organi come l'occhio immaginiamo che sia necessaria la presenza di svariate cartucce contenenti diverse tipologie di bio-ink.

Dopo l'Internet of Things potrebbe esserci l'Internet of Bodies.

Che cos'è per voi il biohacking? Ha un significato anche etico, che implica una qualche missione per il bene futuro dell'umanità?
Biohacking è la pratica di affrontare la biologia con l'ottica dell'hacker. Lo spettro di attività codificabili come biohacking è ampio, e spazia da attività di estensione corporea tramite operazioni chirurgiche e inclusioni di impianti artificiali a operazioni di ingegneria genetica fai-da-te. Il biohacking è emerso negli ultimi anni come trend crescente degli sviluppi scientifici e tecnologici non istituzionali. E le sperimentazioni come la nostra, che nascono dall'iniziativa personale e dalla voglia di spingere le possibilità del proprio corpo sono senza dubbio le più stravaganti. La nostra visione in merito è eticamente neutra: siamo consapevoli del fatto che questi fenomeni avvengono e che produrranno novità tecnologiche, con i rischi e le opportunità che ne conseguono.

Utilizzare i propri occhi come una telecamera da un lato è inquietante, dall'altro fa pensare ai Google Glass. Quale sarebbe il vantaggio di farsi impiantare degli occhi nuovi piuttosto che indossare delle semplici lenti?
Il vantaggio più evidente è la sostituzione di un organo difettato, in caso di malattie o traumi. Per i sani, il vantaggio è l'immersività e continuità dell'esperienza. Chiaramente un dispositivo interno al corpo introduce numerosi vantaggi di utilizzo, ma anche rischi e implicazioni etiche. Ci incuriosisce esplorare la nostra capacità di assimilare la tecnologia. Dopo l'Internet of Things potrebbe esserci l'Internet of Bodies.

Come sarà secondo voi la giornata tipo di un essere umano con la vista potenziata? Quali saranno i vantaggi, pratici e teorici?
In prima battuta non immaginiamo tanto uno stravolgimento delle attività quotidiane quanto un potenziamento delle attività standard come la condivisione dell'esperienza via social media, l'intrattenimento personale tramite l'uso di filtri visivi, l'integrazione in attività sportive
In ogni caso, gli stravolgimenti portati da una nuova tecnologia e i relativi usi sono raramente prevedibili in anticipo. Basta pensare al modo in cui il mix fotocamera+internet introdotto dagli smartphone abbia generato fenomeni come quello del selfie, o come le action-camera abbiano modificato il modo di vivere determinate esperienze. Riteniamo che questa tecnologia abbia alcune caratteristiche che la possano rendere game-changer. Siamo molto curiosi di osservarne l'applicazione e lo sviluppo.