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Mario Balotelli ha tirato fuori il razzismo degli 'Italiani Veri'

A poche ore dall'eliminazione della nazionale dal Mondiale ci sono due certezze: Mario Balotelli è stato brutalmente scaricato da chi solo qualche settimana fa lo esaltava come Salvatore della Patria. La seconda è questo paese ha perso la testa.

Leonardo Bianchi


La prima pagina del Corriere dello Sport di oggi.

A poco meno di 48 ore dall'eliminazione della nazionale dal Mondiale emergono due certezze. La prima è che Mario Balotelli è stato brutalmente scaricato da chi solo qualche settimana fa lo esaltava come Salvatore della Patria o alfiere di una società finalmente multietnica. La seconda è che questo paese ha perso la testa.

Basta fare un giro su Internet o sfogliare i quotidiani per rendersi conto che lo sfogo su Instagram di Balotelli, che pure si è preso le sue responsabilità, ha fatto saltare il tappo di un razzismo sguaiato—sia consapevole che inconsapevole—che non vedeva l’ora di riesplodere in caso di passi falsi, “provocazioni” o débâcle sportive eclatanti.

La stagione di caccia al capro espiatorio inaugurata dal Tribunale dell’Opinione Pubblica è una competizione che sta eccitando e accomunando praticamente tutti, da destra a sinistra, passando per i gruppi razzisti su Facebook, gli Editorialisti dei Giornaloni e addirittura qualche imbarazzante lancio di agenzia.


In questo grande miasma collettivo c’è anche chi utilizza un approccio più sfumato e moderato, come ad esempio Gianni Riotta nella corrispondenza odierna su La Stampa. Il modello principe del “giornalista del futuro” (cit.) scrive senza indugi che “l’Instagram con cui ieri il centravanti della nazionale Mario Balotelli s’è lamentato di attacchi razzisti contro di lui dopo l’eliminazione dell’Italia dal Mondiale è un autogol.”

La ragione? Molto semplice: Balotelli ha semplicemente giocato male e il razzismo questa volta non c’entra proprio nulla. La realtà, infatti, è che lui si è trasformato in “neghittoso giocatore che litiga con la fidanzata, i compagni, il mondo intero e non segna gol fatti [quali lo sa solo Riotta].” Nell'atteggiamento tenuto da Balotelli non si può fare a meno di notare una punta di ingratitudine, visto che lui “dilapida la fortuna ricevuta talento e famiglia, abbandonato in ospedale a Palermo dai genitori naturali, accudito in quella città finché, amorosamente, non l’ha accolto la nuova famiglia bresciana.”

Per quanto riguarda il riferimento agli “africani”, Riotta consiglia a Balotelli di “chiedere a Eto’o o Muntari come vanno davvero le cose nel continente, informarsi quanto soffrano, nel calcio e fuori, gli africani dal genocidio Tutu e Hutsi [Hutu e Tutsi, poi corretto], alla mattanza janjaweed in Sudan, ai massacri e stupri di Boko Haram in Nigeria.” Conclude Riotta: “Mario grida incauto ‘al lupo al lupo!’, la prossima volta che un giocatore sarà vittima di veri atti razzisti le critiche risulteranno meno efficaci.” 

In effetti, nessuno ha il minimo dubbio che questa volta Mario Balotelli non abbia subito “veri attacchi razzisti.” Anzi: è proprio Balotelli a essere il vero razzista, come suggerisce questo titolo di Libero.

E sarebbe sbagliato qualificare come “vero atto razzista” anche questa vignetta pubblicata in prima pagina sempre su Libero. Raffigurare un nero mezzo nudo che cucina un bianco in un pentolone non è qualcosa che non avrebbe sfigurato sulla copertina de La difesa della razza. No, è graffiante satira del ventunesimo secolo.

L’immaginario da colonialisti falliti con annesso corredo di stereotipi su Africa Nera, banane, King Kong, anelli al naso, liane e urla gutturali non è però ad esclusivo appannaggio dei giornali di destra. Come si vede nel breve video qui sotto, anche rinomati comici nazional-popolari rispolverano suggestioni che provocano automaticamente risatine isteriche.

E per rimanere nell’ambito dei parallelismi infelici, ecco un altro esempio di risatine isteriche—questa volta da sinistra, però.


A farla da padrone nella rivolta dell’Italiano Brava Gente contro l’infido Uomo Nero sono naturalmente i social network. Da stamattina, infatti, sta girando moltissimo (per ora siamo a oltre 75mila condivisioni) un post di un certo Claudio Rossignoli che esemplifica alla perfezione una certa struttura di pensiero profondamente razzista.


La “lettera aperta” inizia con l’esibizione delle credenziali di Italiano Vero: “A 23 anni indossavo con fierezza la divisa dell'Esercito Italiano ed ho servito la mia Nazione e la mia Bandiera per 7 anni donandole i migliori anni della mia gioventù. Il mio stipendio era di 1.200.000 LIRE al mese.” Un tale pedigree gli permette dunque di dire che “mi sono vergognato dei tuoi atteggiamenti puerili mentre rappresentavi la mia Nazionale.”

Naturalmente, il colore della pelle di Balotelli non c’entra nulla. Però, già che ci siamo, il calciatore potrebbe fare un semplice gesto per riconciliarsi con i suoi connazionali: levarsi dai coglioni e sparire per sempre dall'Italia (sottinteso: lasciandola agli Italiani Veri). “Se non ti piace essere Italiano, sei invitato a prendere il primo volo di solo andata per dove ti pare e non tornare più. Ma prima di imbarcarti non dimenticare di lasciare il passaporto e la carta d'identità Italiani. Non sentirò la tua mancanza.”


Foto via Tutti i crimini degli immigrati.

Un appello simile lo si ritrova anche in un’altra “lettera aperta” pubblicata sulla pagina “Comunità militare”, che tra le altre cose riprende in maniera squisita il tema del razzismo al contrario. “Ti piangi troppo addosso,” si legge nel post, “dimenticando che ci sono migliaia di Italiani che ti amano e ti adorano, sperando in un tuo impegno fino alla fine. Vogliamo credere ancora in Te ma siamo stanchi di sorbire le tue lamentele pseudo razziste.”  


Su Facebook sta andando fortissimo anche il tema dell’abbandono, direttamente evocato da Balotelli nel suo post su Instagram. Peccato che il significato originario sia stato leggermente stravolto e ritorto. Prima contro la figlia,


E poi contro lo stesso Balotelli.

Insomma, come dice il sociologo Mauro Valeri, “Balotelli fa uscire fuori gli aspetti peggiori dell'Italia.” E tocca nervi profondissimi e scoperti, fa riaffiorare un passato coloniale mai affrontato seriamente, provoca rimozioni collettive di colpe e responsabilità e perpetua un patologico meccanismo di autoassoluzione.

Perché in fondo la questione è sempre la stessa: non sono gli italiani a essere razzisti. È Balotelli a essere negro.
 

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