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Vice Blog

Thierry Mugler

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di it
7.4.10

Verso le 2 di notte, dopo che tutti i drink gratis sono finiti, il posto migliore dove trovare fashion editor e stylist durante la settimana della moda di Parigi è il sex club gay Le Depot. Ci sono cabine per scopare nel seminterrato, frotte di giovani arabi nella pista da ballo al piano di sopra, ed è li che mi sono fatto una delle trombate più belle della mia vita. In quella che ora è una stazione della polizia, nel palazzo accanto al club, c'era negli anni Ottanta l'avveniristico quartier generale del leggendario stilista Thierry Mugler. I veterani della moda giurano che dall'ufficio personale di Mugler si potesse accedere direttamente al club.
All'apice della sua carriera, Thierry Mugler era ossessionato dall'idea di realizzare eventi di proporzioni gigantesche. Mugler è stato il primo a pensare alla sfilata come ad una parte integrante dello show business, spendendo regolarmente più di 3 milioni di dollari per degli show con un pubblico di 13.000 persone. Le sue collezioni erano ispirate ai fumetti, agli insetti, all'iconografia sovietica, ai video-giochi, al cyberspazio, e all'essere una motocicletta (le giacche erano disegnate per sembrare degli ingranaggi). Diceva che i suoi modelli dovevano essere più grandi, più alti e più forti dei comuni mortali. Mugler faceva volare modelli dal soffitto, vestiva modelle da transformer, e realizzava body in vinile, pelle o cristallo.

A partire dagli anni Novanta, Mugler cominciò a fare sfilate solo quando sentiva di avere qualcosa di nuovo da dire, finché ad un certo punto mollò del tutto. Al giorno d'oggi, riemerge solo per disegnare costumi per grossi nomi ed eventi, come il sex show Zumanity (che suona veramente male) del Cirque du Soleil di Las Vegas, o Beyonce. Online si può anche trovare una celeberrima foto in cui posa nudo, coi muscoli belli pompati, i capezzoli dilatati e un cazzo gigantesco, allargato con una pompa a vuoto. Ovviamente, non vedevo l'ora di fare due chiacchiere con lui. Vice: Ciao Thierry. Secondo te quanto è importante avere degli interessi al di fuori dall'industria, per poter portare avanti la moda?
Thierry Mugler: Penso che molta gente all'interno della moda prenda ispirazione da questo. Io sono sempre stato molto onesto e diretto da questo punto di vista, rendendo un omaggio vero, reale, a quello che mi ispirava. Inoltre, molta gente non è riuscita a portare all'estremo le loro fonti di ispirazione. Io l'ho fatto. E ciò non era dovuto a qualche forma di educazione, ma solo al fatto che leggevo molti fumetti, giocavo ai videogiochi e guardavo tanti film.

Il tuo marchio è sempre stato molto ambiguo e allo stesso tempo sessuale.
I miei vestiti sono sempre sexy e all'avanguardia, e come ho scritto e detto nel film di Robert Altman Prêt a Porter "Sta tutto nel farsi delle belle scopate, caro mio". Non ho mai voluto essere un fashion designer, quanto piuttosto un direttore, che è quello che poi ho fatto nella moda e nello show business. Inoltre, sapevo di avere ragione a pensarla così.

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I tuoi design super-glamourous sono sempre stati provocatori. Volevi proporre un tuo punto di vista culturale ?
Prima che qualcosa sia un tuo punto di vista sul piano culturale, è un'espressione artistica.

Uno dei tuoi show includeva i ragazzi vogue prima che Vogue di Madonna o che il film Paris is Burning uscissero. Come mai il nightclubbing è una parte così importante della moda?
La gente riesce a sentirsi libera e ad esprimersi in pieno sulla pista da ballo. Be' per me è così. Per te anche, e per un sacco di altra gente.

All'inizio della tua carriera la stampa era piuttosto critica nei tuoi confronti. Era un segno che stavi andando nella giusta direzione?
Io semplicemente li ignoravo. Io lavoro sempre per stupire me stesso e quelle poche persone che ammiro. I tuoi design sembravano quasi voler definire un nuovo modo di essere. Per te devono aver rappresentato molto di più che semplice sartoria.
Assolutamente, per me l'obbiettivo è sempre stato voler creare una mise-en-scène – una specie di spettacolo della vita.

Da dove deriva tutta questa tua ambizione?
Io credo in Dio.

DARYOUSH HAJ-NAJAFI