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Le distopie ci hanno distrutto il futuro, è ora di riprendercelo

Il collettivo romano NONE vuole farci superare il trauma 'Black Mirror' con un Simposio.

di Antonella Di Biase
25 gennaio 2018, 1:35pm

Immagine via Facebook/NONE Collective

La parola greca simposio è conosciuta nella nostra cultura principalmente per via dell’omonima opera di Platone, quella in cui un Aristofane ubriaco espone il famoso mito delle due metà, secondo cui Zeus avrebbe diviso in due gli esseri umani per renderli più deboli e condannarli alla ricerca della parte che li completa. Tra gli intellettuali della Grecia Classica il simposio era quindi un momento di scambio e confronto intellettuale. Nel corso dei secoli, l’abitudine di parlare e confrontarsi intorno a un tavolo per fortuna non si è persa, ma forse la portata dei discorsi è andata un po’ disgregandosi — come lo inviti, nel 2018, un corrispettivo intellettuale di Aristofane?

Il collettivo artistico romano NONE ha deciso di provare a replicare questo tipo di esperienza filosofica con un ciclo di incontri tematici chiamato, appunto, Simposio, di cui Motherboard è tra i media partner. A partire da sabato 27 gennaio, presso lo studio romano del collettivo, artisti ed esperti rifletteranno insieme a un pubblico di curiosi su temi legati alla contemporaneità digitale e alle sue implicazioni di carattere percettivo, cognitivo, sociale ed economico.

"È ancora possibile costruire un immaginario umano autentico? Attraverso l’attivismo e le pratiche artistiche è possibile condizionare consapevolmente il Flusso e costruire un’idea di futuro diversa da quella incanalata?" si chiede il NONE collective.

“Simposio nasce con lo scopo di attivare un network, un confronto pubblico, sui temi della contemporaneità, della distopia, e del rapporto uomo-macchina” ha detto Gregorio De Luca Comandini, membro del collettivo, a Motherboard. “Ogni incontro sarà composto da due parti, la prima in cui ogni esperto farà la sua analisi della contemporaneità digitale in base alla sua esperienza, nella seconda parte, invece, sarà coinvolto anche il pubblico. Ci interessa arrivare a delle conclusioni, ma anche semplicemente lasciare aperte delle domande.”

"È un esperimento, per ora abbiamo ricevuto molte adesioni. Vogliamo provare a fare un esercizio collettivo di immaginazione, perché oggi siamo talmente bloccati in questa visione distopica del futuro — vedi, per esempio, Black Mirror — che non abbiamo più la possibilità di immaginare niente di diverso," ha continuato. "Il retrofuturismo ci insegna che la visione che abbiamo del futuro riflette sempre quella del presente. Nel dopoguerra, per esempio, era visto come positivo, come una possibilità di riscatto. Attualmente, invece, la pervasività cognitiva dell’algoritmo è arrivata a un estremo, la macchina ha alterato la nostra mente ed è il caso di capire come affrontarla.”

Durante il primo incontro, Valerio Mattioli rappresenterà la parte giornalistica, darà un contributo sulle reazioni del pubblico a certi temi. Salvatore Iaconesi e Oriana Persico parleranno invece delle possibilità di applicazione di blockchain e criptovalute, oltre la bolla speculativa dell’anarco-capitalismo. Tatiana Bazzichelli racconterà il suo Disruption Network Lab a Berlino, e in particolare di come la tecnologia e l’hacktivismo possono influire positivamente sul mercato dell’arte. Poi Agnese Trocchi parlerà della sua esperienza nel mondo dell’hacking, della ricerca e dell’antagonismo. L’incontro si concluderà con gli artisti multimediali Quiet ensemble e ACRE, e il musicista Teiuq.

Simposio si tiene presso NONE Collective, via Giuseppe Libetta 21, Roma. L’ingresso è gratuito su invito e su prenotazione fino a esaurimento posti.