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Com'è contrabbandare 700 grammi di cocaina nella pancia

Per anni, mia cugina Sharon ha fatto il corriere della droga da Curaçao all'Olanda. L'ho incontrata per farmi raccontare la sua esperienza e per parlare di quando ha ingoiato 70 ovuli.
08 settembre 2015, 8:39am

Illustrazione di

Marilyn Sonneveld

Una volta, mia cugina Sharon ha ingerito degli ovuli di cocaina e si è fatta tutto il viaggio da Curaçao all'Olanda. Un'altra volta ha preso un volo dalla Giamaica con una valigia piena di droga. L'ultima volta che ci siamo incontrate abbiamo parlato della sua vita da corriere della droga.

Poco prima di iniziare a raccontare, Sharon si sdraia sulla poltrona nera e sembra trovare strano il fatto che sia così curiosa. "Non so cosa ci sia di così interessante negli ovuli di cocaina," mi dice. È mezza olandese e mezza del Suriname ed è cresciuta in un piccolo paese nel nord del'Olanda, anche se parla con un accento molto particolare. In Olanda si annoiava. All'età di 13 anni era già in giro per le strade di Amsterdam. "Ero curiosa di conoscere altre culture. Nel mio paese c'erano solo olandesi, e non mi piaceva. Volevo conoscere persone di colore, come me." Si era fatta degli amici nel quartiere di Bijlmermeer, da cui aveva imparato a fumare il crack e a rubare per strada. La madre aveva cercato di salvarla. "Mi aveva messa davanti a una scelta: o me ne tornavo in Suriname o andavo in collegio. Avevo scelto il collegio, perché sapevo che in Suriname sarei stata peggio." Così era passata dalla libertà al convento, e poi dal carcere minorile a quello vero e proprio, "per furti e cose così, ero giovane."

È stata per la prima volta a Curaçao nel 2001. Il piano era andare a prendere una valigia piena di droga alla dogana e tornare in Olanda. "Ma alla fine ho deciso di abbandonare il piano e rimanere là per un po'." In tanti le avevano offerto dei soldi per contrabbandare droga. Sharon era un obiettivo facile: non era del posto e non aveva una famiglia là. "Quando scoprono che sei olandese è la prima cosa che ti chiedono. Io ho sempre detto di no, finché non me l'ha chiesto un'amica. Allora ho accettato," mi dice con un'alzata di spalle. "A quei tempi lo facevano tutti. In ogni volo c'erano almeno dieci o venti persone che avevano ovuli di coca nello stomaco. A Curaçao anche le nonne vendevano droga." Aveva ingerito il primo ovulo per provare, ed era andato giù senza problemi. Così se n'era infilati altri 70. Ogni ovulo conteneva dieci grammi di coca, e per cento grammi guadagnava un centinaio di fiorini, circa 500 euro.

La coca era impacchettata nella plastica, ricoperta uno strato di lattice (un pezzo di un guanto) a sua volta ricoperto da un nastro speciale, su cui poi venivano messi un altro strato di plastica e un altro strato di lattice. "Viene impacchettata per bene." Ma non sempre è impacchettata così bene: un'amica diciannovenne di Sharon, ad esempio, era morta dopo che un ovulo le era scoppiato nello stomaco. "Ma era cocaina pura. Io trasportavo spesso il crack, e per quello non si muore, a quanto dicono. Ma ho visto molti corrieri finire all'ospedale, questo sì." A casa di una sua amica, che spacciava cocaina, controllava in una ciotola d'acqua se gli ovuli galleggiassero o affondassero. Quando affondavano, andava rifatto l'imballaggio. "Era semplice." A Sharon le cose andavano bene. Voleva tornare in Olanda e quello era il suo biglietto gratuito.

La prima volta non era nervosa. Era in fila insieme a dei conoscenti, e anche loro avevano ingerito degli ovuli. Si era presentata ai controlli cercando di mantenere la calma. "Prestano molta attenzione alle persone che non mangiano, perché molti pensano che mangiando gli ovuli si possano rompere. Così ho mangiato qualcosa appena prima del controllo. Non bisogna nemmeno avere un'espressione preoccupata o fare movimenti sospetti. Mi hanno fatto delle domande, ma io ho risposto in modo normale. 'Mi devo spogliare?' ho chiesto."

Mentre mi racconta, Sharon sorride. Una volta arrivata si era liberata degli ovuli con un lassativo. Dopo aveva dovuto vomitare. "Se non lo avessi fatto sarei stata male." Non mi spiega perché. Aveva espulso gli ovuli nel giro di un paio d'ore. "Non ho mai avuto problemi di emorroidi o cose del genere." Conosceva però un ragazzo, all'epoca diciottenne, a cui un ovulo era rimasto bloccato nel tratto intestinale. Un chirurgo lo aveva aperto e aveva consegnato la roba—non il ragazzo—alla polizia.

Con i soldi guadagnati, Sharon si era comprata dei vestiti. Ripensa con nostalgia al tempo in cui aveva tutti quei soldi, ora che è condannata ai servizi sociali. Ripensa ai piccoli regali che si faceva quando un colpo andava bene. Perché non sempre era così. Nel 2007, ad esempio, era stata beccata. Non con degli ovuli, ma con una piccola quantità di droga che trasportava nella vagina. Era in Curaçao, e non era l'unica con della droga addosso. "Se hai meno di tre chili non ti arrestano. Ho parlato con gli agenti e poi sono stata lasciata andare. Non sono mai stata portata in commissariato." Dieci giorni dopo, Sharon si è dovuta presentare davanti a un tribunale. Sua madre aveva fatto un sacco di pressioni e così Sharon era potuta tornare in Olanda. Come condanna, le era stato ritirato il passaporto e le era stato proibito di volare per un anno. La madre di Sharon aveva visto nella condanna la possibilità di far ritornare la figlia nel paesino in cui era nata. Così, Sharon aveva smesso con le droghe e aveva cominciato a mangiare. Adesso pesa 120 chili.

Sharon guarda video di musica caraibica alla televisione. Ci sono rapper su spiagge bianche, con grandi cani e belle donne. Fa zapping con gli occhi lucidi. In Olanda si annoia a morte. "Qui è tutto così lontano. Lì il tempo è sempre bello." Adesso passa le sue giornate in poltrona a controllare Facebook oppure a guardare fuori dalla finestra. Ha da poco finito di vedere la nuova stagione di Orange Is The New Black. "Ma in America le carceri sono molto diverse rispetto a qui, qui sono di gran lusso." Le mancano quei tempi, ma non le manca trafficare droga—ma non è la maggiore sicurezza negli aeroporti a spaventarla. "Sono solo troppo vecchia per queste cose." Comunque sia, non pensa che i controlli di sicurezza negli aeroporti di oggi siano più difficili da superare. "I controlli non hanno senso se la droga l'hai ingoiata. Ti perquisiscono, ti devi togliere le scarpe, ti fanno aprire i bagagli. Ma anche così non riescono a vedere nessun ovulo." Però ci sono i cani, che hanno un buon olfatto. Inoltre, l'introduzione dei bodyscanner potrebbe rappresentare il canto del cigno. Con i raggi X si può vedere ogni oggetto estraneo. A rigor di legge ci si può rifiutare di passare sotto lo scan, ma se lo si fa poi si viene sottoposti a un controllo completo.

Sharon si fa un piatto di pasta col tonno. Con la bocca piena, mi racconta di quella volta in cui doveva ritirare una valigia dalla Giamaica. "Gli uomini della dogana in Giamaica erano già stati corrotti. In Olanda, un altro corriere avrebbe ritirato la valigia mentre io venivo sottoposta al controllo. Non dovevo fare niente." La Giamaica non è considerata un paese a rischio di narcotraffico, così non ci sono molti controlli. C'era addirittura una famiglia che stava trasportando la droga in valigiai. Da quel viaggio Sharon aveva guadagnato più di 3000 euro. Oggi è molto più difficile. "Adesso anche la tratta da Curaçao alla Colombia è sottoposta a maggiori controlli. Non so quali siano i nuovi metodi. Io non lo farò più." Poggia il piatto vuoto e si allunga sulla poltrona. "Che altro vuoi sapere? Te l'ho detto che non sarebbe stato interessante." Sbadiglia e chiude gli occhi. Vuole diventare un'estetista e magari avere un bambino. E si sta informando sulla liposuzione. "Dopo porterò solo vestiti sexy," mi dice, e sicuramente nel suo nuovo stomaco non ci staranno più tutti quegli ovuli.