Pugili, prima e dopo

FYI.

This story is over 5 years old.

Pugili, prima e dopo

In "Les Boxeurs", Dominique Delpoux ha fotografato i pugili prima e dopo l'incontro. Spesso molti non si ricordavano nemmeno di avergli promesso una foto.
22.12.14

Tra il 2008 e il 2009, Dominique Delpoux ha fotografato pugili in giro per la Francia, prima e dopo gli incontri. Gli abbiamo chiesto di parlarci del suo progetto.

Ho lavorato a "Les Boxeurs" più o meno nello stesso periodo in cui ho realizzato il progetto sulle squadre di rugby femminile di Saint-Orens. Dopo Les Hommes du chantier volevo cambiare ambiente, ed ero interessato agli sport "fisici" come il pugilato o il rugby. Il pugilato mi piace, ma devo ammettere che prima di queste foto non ne sapevo molto.

Per fare queste foto ho incontrato diversi manager e pugili, raggiungendoli spesso nelle palestre dove si tenevano gli incontri e spiegando loro cosa avrei voluto fare. Avevo in mente delle "esperienze" fotografiche che non avessero a che fare con le qualità sportive dei soggetti fotografati.

Nella serie, la trasformazione di corpi e volti è primordiale. Gli effetti del combattimento sui protagonisti sono sorprendenti, e in soli 20 minuti sul ring succedono molte cose: cambia tutto, dai muscoli allo sguardo. Talvolta, i corpi portano i segni delle botte. Io non ho cercato necessariamente quelli coi traumi peggiori. Se avessi voluto evidenziare quest'aspetto li avrei fotografati il giorno dopo l'incontro. Subito dopo, invece, le contusioni non sono ancora ben visibili.

Ho fotografato ogni pugile poco dopo la pesata, durante la visita medica un'ora circa prima dell'incontro. Dopodiché il pugile si fa massaggiare, indossa le bende e si concentra. Li fotografavo una seconda volta a fine combattimento, quando spesso si erano dimenticati della mia richiesta. Altri, sconfitti, preferivano concludere l'esperienza non facendosi ritrarre.

In generale non mi ispiro alla fotografia sportiva, ma più a quella documentarista americana o tedesca: August Sanders, Walker Evans, Diane Arbus… Non mi considero nemmeno un fotografo sportivo, e quando lavoro con gli sportivi li ritraggo così come ritrarrei altri componenti della società. Di conseguenza, posso dire che mi interesso di fotografia sportiva essenzialmente perché mi interesso di sport. La concepisco come raffigurazione di un evento.

Nel mio lavoro cerco di produrre un catalogo umano della nostra società. Per me la fotografia è uno strumento per approcciare la realtà e metterla in discussione. Mi avvicina agli uomini, alle cose. Ma non sono mai riuscito a dare una definizione univoca e assoluta di cosa sia una "buona fotografia". Per me, una buona foto è una finestra che richiama l'immaginario.

Per sapere di più sul lavoro di Dominique, andate sul suo sito.