Una donna al fronte

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Una donna al fronte

La sergente Stacy Pearsall combatte da anni con la macchina fotografica al collo. E ora che gli Stati Uniti hanno permesso alle donne di servire in prima linea non potrebbe essere più felice.
8.2.13

Recentemente il Pentagono ha abolito la norma che vietava alle donne dell'esercito americano di prestare servizio in prima linea, aprendo centinaia di migliaia di posti a chiunque possieda una vagina, l’addestramento militare necessario e la voglia di combattere. È una notizia importante, ma cambia davvero il ruolo delle donne in guerra, o solo la loro rappresentazione?

Il 14 percento dell’esercito degli Stati Uniti è composto da donne; tra queste c'è la Sergente Stacy Pearsall. Stacy è stata fotografa militare per la US Air Force, ha prestato servizio sia in Iraq che in Afghanistan e ha vinto due volte il premio NPPA come Fotografo Militare dell'Anno e una Bronze Star Medal. Nel corso della sua esperienza Stacy si è spesso ritrovata in prima linea, dimostrandosi perfettamente alla pari dei colleghi maschi anni prima che alcuni colletti bianchi di Washington prendessero provvedimenti in materia. L'ho chiamata per sapere cosa pensa di questa novità.

Stacy al lavoro.

VICE: Ciao Stacy. Cosa mi dici dell’abolizione del divieto?
Stacy Pearsall: Ovviamente dopo tutto quello che ho passato lo trovo sensato. Ho sempre pensato che il divieto di assumere alcuni ruoli solo sulla base del genere fosse tanto arcaico quanto i posti di lavoro riservati a determinati credi religiosi o razze; si dovrebbe puntare solo sulla capacità di ognuno di svolgere una determinata mansione.

Ti infastidiva il fatto che prima alle donne fosse impedito di combattere in prima linea? Ti ha mai riguardata direttamente?
Sì. C’erano molti incarichi a cui puntavo che mi erano preclusi per colpa del genere. Per molto tempo questo mi ha fatto imbestialire. Voglio dire, sono stata fotografo militare dell’anno.

Due volte. 
Esatto! Quindi, sono competente? Eccome. È questo il fatto, nelle competizioni militari, il nome e il genere non erano riportati, ci si basava esclusivamente sui risultati ottenuti. Venivo ammessa a queste competizioni e trattata come un ragazzo. Quindi, importava che fossi una donna? No. Penso che la domanda che dovremmo porci tutti è “Questa persona può rendere in queste circostanze?”

Si tratta più di una cosa mentale che fisica, giusto? Voglio dire, gli uomini non sono mentalmente più abili a far fronte alla guerra delle donne, no?
Io so che non ci riescono, perché l’ho visto con i miei occhi. Dire che le donne non sono mentalmente in grado di sostenere questa sfida è ridicolo. Sì, sono una donna. Sì, sono stata testimone di alcune delle cose più orribili che puoi immaginare. Ciò mi rende meno umana? No. È davvero ingiusto che persone che non hanno mai sperimentato sulla loro pelle traumi del genere possano giudicare gli altri.

In passato hai detto che le tue ferite e i tuoi problemi non sono stati presi sul serio. È perché sei una donna o perché in generale funziona in questo modo?
Nella nostra cultura non va bene ammettere che forse questi traumi militari ti restano dentro. Non ero spaventata all’idea di tornare a combattere, questo non è mai stato un problema. Era più la pressione che mettevo a me stessa. Non volevo attirare l’attenzione dei miei colleghi fotografi in combattimento. Non sapevo come avrebbero reagito e non volevo che lo facessero in maniera negativa, quindi me lo sono tenuto per me. E questo era anche una sorta di autoconservazione.

Cos’è successo quando hai smesso di tenertelo per te?
Quando finalmente ho cercato di uscirne e chiedere aiuto, è stato uno strano processo. Un apprendimento. Lascia che ti chieda una cosa. Quando pensi a un combattimento, a quale genere va la tua mente?

Ehm, maschile.
Un uomo, giusto? Perché questa è l’idea a cui siamo predisposti. Nei film, su History Channel, in tutti i documentari, vediamo solamente uomini. Ora la cultura sta cambiando, la nostra società e il mondo in generale dovrà modificare l’immagine che ha dei veterani di guerra.

E tu ovviamente non rappresentavi quell’immagine, quando eri in servizio.
Esattamente. Più avanti, quando sono andata a chiedere assistenza alla Veteran's Administration, stavo aspettando che arrivasse il mio turno e la Croce Rossa offriva biscotti e caffè ai veterani. Mi sono alzata per prendere una soda e la ragazza mi ha allontanata dal banchetto dicendo “No, è per i veterani.”

Quindi il fatto che abbiano abolito il divieto aiuterà a cambiare questi stereotipi.
Per forza. E con questo, arriverà anche il presupposto automatico che la tale donna ha visto la battaglia, e altre domande: in che misura? Che tipo di ferite ha subito? Avrà lo stesso trattamento della controparte maschile. E penso che questo cambierà davvero le modalità di assistenza medica per le veterane, un grande passo nella giusta direzione.

Gli Stati Uniti hanno intrapreso la lunga strada che permetterà di integrare le donne nelle unità di combattimento; cosa si devono aspettare?
Vedremo più donne aprire la strada, le vedremo progredire e continuare a battersi per migliorare le cose. Quando i proiettili cominciano a volare, sta tutto alla tua abilità di affrontare il nemico, essere parte della squadra e saper maneggiare l’arma. I ragazzi resteranno ragazzi—parleranno di porno, useranno un linguaggio sboccato e via così, dovrai solo farti la pellaccia e capire che questa è la cultura. Ma sì, sono felice per l’abolizione del divieto, perché offrirà opportunità a moltissime donne.