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Pagare per avere figli ci salverà dalla sovrappopolazione?

L'espressione "controllo delle nascite" richiama alla mente regimi dittatoriali che negano il diritto umano a procreare, ma non è forse arrivato il momento di esaminare le opzioni a nostra disposizione?
30.9.15

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_Questo post fa parte di Macro, la nostra serie su economia, lavoro e finanza personale in collaborazione con Hello bank!_

Ad oggi la popolazione mondiale ammonta a circa 7,37 miliardi di abitanti, e secondo le stime arriverà a 11 miliardi entro il 2100, mettendo in crisi le già limitate risorse rimaste al pianeta. Aggiungete l'inquinamento in aumento, il riscaldamento globale e il fatto che ci saranno sempre più individui che cercheranno di appropriarsi del vostro spazio personale, e la prospettiva del futuro assume toni tutt'altro che invitanti.

Anche senza contare i rischi che comporta, quello della sovrappopolazione rimane un argomento spinoso. L'espressione "controllo delle nascite" richiama alla mente regimi dittatoriali che negano il diritto umano a procreare, ma essendo la nostra l'unica specie animale in grado di decidere se avere tantissimi figli (e comprendere le conseguenze di questa scelta) o meno, non è forse arrivato il momento di esaminare le opzioni a nostra disposizione?

Ne ho parlato con Michael E. Arth, urbanista, ambientalista e ex-politico autore di testi sulla sovrappopolazione.

Michael E. Arth stringe la mano ad alcuni dei suoi sostenitori durante la campagna elettorale del 2010 in Florida. Foto via

VICE: Cosa pensa delle proiezioni dell'ONU? Stiamo guardando a un futuro incerto?
Michael E. Arth: Le proiezioni non tengono conto di due cose. Le terribili conseguenze che la crescita della popolazione sta avendo sull'ambiente e la possibilità di una consistente estensione dell'aspettativa di vita dell'uomo.

Intende le ricerche per prolungare la vita?
Esatto. Molti ricercatori, inclusa Aubrey de Grey del SENS, stanno studiando come estendere la durata della vita. Forse nel giro di un secolo potremo risolvere i problemi legati all'invecchiamento e alla morte. Ma, in quel caso, sarà ancora più difficile fermare la crescita della popolazione.

Se le persone vivono più a lungo, come si affronta la questione della sovrappopolazione?
Ecco perché dobbiamo iniziare subito. Aspettare aggrava soltanto il problema. La popolazione mondiale cresce di 220.000 persone al giorno, contando i 155.000 che muoiono. È come la testa di un'idra: per ogni persona che muore, ne nasce più di una. Come se ogni anno aggiungessimo le popolazioni di Inghilterra, Irlanda, Australia e Nuova Zelanda all'attuale popolazione mondiale. I politici non affrontano il tema perché puntano su problematiche che li faranno rieleggere nel breve termine e le società che li influenzano vogliono un numero sempre più alto di consumatori.

Un cartello a Nanchang, Cina, che recita, "Per favore, per il bene del vostro Paese, usate dei contraccettivi". Foto via

E come è stato affrontato finora il problema, quando è effettivamente stato affrontato? Penso alla politica del figlio unico in Cina, per esempio, ora in fase di revisione.
Se non fosse stato per le sue politiche di contenimento delle nascite, oggi la Cina avrebbe più di due miliardi di abitanti. Ciononostante, dal 1978, quando le misure di controllo si sono inasprite a causa dell'aumento della natalità, c'è stata una crescita di 350 milioni di persone. Visto il boom di nascite sotto Mao, l'età media si è drasticamente abbassata. Quando questo surplus di giovani ha cominciato a fare figli, la popolazione è cresciuta più velocemente di una qualsiasi nazione a demografia eterogenea. Quindi nemmeno il limite di un figlio per coppia è bastato a fermare la crescita della popolazione.

Per la Cina e il resto del mondo sarebbe meglio adottare un sistema "birth credit" che potrebbe fermare o invertire la crescita della popolazione. I crediti permettono alle persone di avere quanti bambini vogliono e quanti se ne possono permettere, e premiano le persone che sono disposte a rinunciare a tale diritto.

A livello finanziario?
Sì. Il mercato determinerebbe il prezzo di un credito. Il costo del credito sarebbe una minima parte del costo complessivo per il mantenimento di un bambino. Il sistema funzionerebbe molto bene perché è un piccolo prezzo da pagare per risolvere il problema e rispetta il diritto di procreazione. Ogni persona dovrebbe essere dotata di metà di questo credito, che lui o lei può combinare con un partner per avere un bambino. In alternativa, una persona può vendere la propria metà di credito al prezzo di mercato. Ogni figlio aggiuntivo richiederebbe un altro credito. Non rispettare questa regola comporterebbe una multa molto più alta del prezzo del credito stesso e ci sarebbero sanzioni per i Paesi che non aderiscono al programma (come restrizioni sull'emigrazione).

Storicamente, negli Stati Uniti abbiamo politiche che sostengono le famiglie più numerose, anche se i genitori non possono permettersi di mantenerle o non hanno a cuore il bene dei figli. Per avere più aiuto dallo Stato, tutto quello che devi fare è fare più figli. Questo incoraggia inevitabilmente la riproduzione.

Il matematico Bertrand Russell, scrivendo di sopvrappopolazione in un periodo in cui la popolazione era la metà di quella attuale, ha detto, "Il genere umano preferirebbe suicidarsi piuttosto che imparare l'aritmetica." Gli umani si sono evoluti in modo da saper affrontare disastri naturali, tornado e terremoti, ma i disastri globali a sviluppo lento, come la sovrappopolazione, vengono ignorati. Stiamo cominciando solo ora a parlare delle sue conseguenze—riscaldamento globale, inquinamento, mancanza di risorse, guerre e immigrazione—ma dobbiamo affrontare il problema alla radice.

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Non è poco etico limitare il numero di figli?
Il limite della nostra libertà personale risiede nel momento in cui l'esercizio di un diritto individuale infrange i diritti collettivi. Un aspetto di questa tragedia è la convinzione che gli essere umani debbano riprodursi senza nessun rispetto per gli altri. Per il 99,9 percento della storia dell'uomo, la pianificazione familiare non è mai stata necessaria. Parte dei bambini moriva durante il parto e la natura ne uccideva un'altra parte con malattie, carestie e guerre. Ora che stiamo migliorando la qualità della vita ed estendendo la sua durata, dobbiamo adeguarci alla realtà in continuo mutamento. L'introduzione dei crediti è il miglior compromesso nel dilemma tra diritto individuale e diritto collettivo, perché la scelta viene preservata e il bene comune ha una possibilità in più di essere tutelato.

Prima parlava di immigrazione. Che ruolo ha in tutto questo?
La soluzione alla pressione esercitata dall'immigrazione non è bloccare le frontiere. La soluzione è mettere un freno alla sovrappopolazione nei paesi in via di sviluppo, dove problemi economici e ambientali costringono le persone a spostarsi. Le persone abituate a bassi livelli di consumo che si muovono verso i paesi ricchi non solo cominciano a consumare a una velocità maggiore, tendono anche a portare con sé le abitudini riproduttive tipiche del paese di appartenenza.

Capisco.
Garantire l'accesso all'istruzione alle donne, aumentare gli standard di vita e fornire metodi contraccettivi sono tutti elementi che contribuiscono ad abbassare il tasso di natalità. Adottare il sistema dei crediti porterebbe un contributo. Se avessimo affrontato questi problemi nel 1985, due milioni di persone nel mondo—che oggi vivono con meno di due dollari al giorno—non sarebbero mai nate.

C'è una soglia ottimale di crescita demografica? Non nego che questo discorso suoni un po' fascista.
Abbiamo superato i sette miliardi nel 2012, due miliardi in più rispetto al 1987. Abbassare la crescita della popolazione a zero è il minimo a cui dovremmo aspirare, ma una crescita negativa ci aiuterebbe a prepararci a un futuro con aspettative di vita lunghe. Non dovremmo rischiare, visto che questo è l'unico pianeta abitabile che conosciamo e che la soluzione non richiede alcun nuovo tipo di tecnologia.

Pensa ci sia la possibilità che, se queste politiche non verranno applicate, carestie e guerre aumenteranno, riducendo la popolazione mondiale in modo molto più drastico?
Abbiamo già visto gli effetti della sovrappopolazione: povertà, guerre, epidemie, scarsa disponibilità di risorse e carestie. Nel terremoto di Haiti del 2010 sono morte 220.000 persone, principalmente per condizioni determinate dalla sovrappopolazione, che ha causato la deforestazione e la distruzione di un Paese un tempo era conosciuto come "La perla delle Antille". Quelle 220.000 persone sono state rimpiazzate nello stesso giorno da nuove nascite in tutto il mondo. Contare sui disastri naturali per controllare il tasso di natalità mondiale è stupido e crudele. A un certo punto dovremo pur farci furbi.

Se proviamo davvero compassione l'uno per l'altro e desideriamo una buona qualità di vita per tutti, allora dobbiamo fare i conti con la realtà e metterci al lavoro.