Ecco perché io e altri musulmani non dobbiamo chiedere scusa per l'attacco a Charlie Hebdo

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Ecco perché io e altri musulmani non dobbiamo chiedere scusa per l'attacco a Charlie Hebdo

Su internet in tanti hanno chiesto ai musulmani di tutto il mondo di condannare e scusarsi per l'insensato attacco a Charlie Hebdo. Ma io non mi scuserò, perché queste persone hanno completamente mancato il bersaglio.
9.1.15

Chris Bethell)

Se uno sconosciuto vi chiedesse di scusarvi per qualcosa che non avete fatto, come gli rispondereste? La maggior parte probabilmente gli direbbe di non essere aggressivo, chiederebbe di essere lasciata in pace e lo inviterebbe a prendersela con il vero colpevole—perché questo è l'approccio più ragionevole per rispondere a una persona che sembra aver mancato clamorosamente il bersaglio.

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Proprio per questo, trovo assurdo che nelle ultime ore i crociati di internet stiano chiedendo ai musulmani moderati di tutto il mondo di scusarsi per l'insensato attacco che alcuni estremisti hanno messo a punto al Charlie Hebdo. Tralasciando le reazioni stupide e ignoranti alla strage—nel mio paese, il Regno Unito, Britain First ha sfruttato l'accaduto per vendere delle spille e Farage ha fatto leva sull'atrocità dell'avvenimento per dimostrare la sua teoria, e cioè che il multiculturalismo è il male—bisogna osservare che molti giornalisti hanno offerto analisi corrette e acute. In fondo a molti di questi articoli, però, compare una sfilza di commenti in cui i non musulmani chiedono che i musulmani scendano in piazza a denunciare gli attacchi e a riconoscere la propria colpa per conto dell'Islam.

"Perché i 'musulmani moderati' non dicono nulla?" si domandano. "Quanto bisogna aspettare per una reazione dalla 'religione della pace'?"

Forse mi sono persa qualcosa, e se è così mi scuso, ma faccio davvero fatica a seguire il filo di questo ragionamento.

Inutile dire che sono vicina alle vittime e i loro famigliari. Ma pretendere che io chieda scusa per l'azione di un manipolo di estremisti solo perché sono musulmana è un po' come chiedermi di scusarmi per gli errori ortografici di un altro scrittore.

Dei barbari terroristi che si definiscono musulmani non hanno nulla a che vedere con me, con la mia fede, con la mia anima o con la mia persona. E, proprio perché io non ritengo di avere nulla in comune con queste persone, né la minima comprensione per la loro grottesca interpretazione dell'Islam, chiedere scusa per i loro crimini efferati mi sembra totalmente privo di senso. Perché dovrei assumermi la responsabilità di peccati commessi da altre persone? Peccati che oltretutto non riesco a comprendere?

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Parteciperò ai cortei in solidarietà alle vittime non perché ho il dovere di dimostrare al mondo che i musulmani non sostengono gli assassini e terroristi, ma semplicemente perché sono un essere umano e provo empatia nei confronti di chi è stato colpito e sta soffrendo. Parlerò della mia fede e cercherò di fugare i dubbi e le paure delle persone, ma a parte questo ritengo di non avere nulla in comune né con gli estremisti né con quei "patrioti" che non sono in grado di distinguere l'Islam dall'islamismo violento.

Quando nella mia città hanno avuto luogo le manifestazioni della English Defence League, non ho pensato che gli inglesi bianchi non razzisti dovessero organizzare un corteo per chiedere pubblicamente scusa. Non avevano bisogno di scusarsi per le azioni di alcuni estremisti perché non sono estremisti. Se apprezzo che gli attivisti esprimano la loro opposizione al razzismo? Certo che sì—apprezzo ogni tipo di sforzo umanitario. Ma credo anche che tutto ciò sia possibile senza delle scuse che non hanno una vera e propria utilità se non quella di placare gli animi di coloro che non hanno afferrato la questione.

In più, non voglio che il mio concetto di Islam moderato venga confuso con le azioni ridicole e insensate degli estremisti, e per questo scusarsi per il loro operato concorrerebbe solamente a creare un legame—sebbene sottile—tra me e gli estremisti. Non intendo avere nessun tipo di affiliazione a un gruppo di mostri disumani, proprio come non voglio gustarmi il pranzo seduta vicino a una cacca di cane. Ho il diritto e la possibilità di prendere le distanze, ed è ciò che farò. Scusarsi invece equivale a prendersi parte della responsabilità, ad accettare che l'Islam, così come viene concepito dalla maggior parte dei musulmani, abbia giocato un ruolo nella strage di quei giornalisti innocenti. Non credo sia così, come non lo crede qualunque altro musulmano sano di mente che rispetta il valore della vita e vive secondo gli insegnamenti di pace del Profeta Maometto.

Molti musulmani, individualmente e non, hanno condannato l'attacco. Anche io lo condanno, non solo come musulmana, ma anche come alleata di chiunque creda nella sacralità della vita umana. Se si parte da quel presupposto, allora tutto il mondo dovrebbe scusarsi per gli eventi accaduti presso la redazione di Charlie Hebdo. Molti musulmani sono stanchi di vedere che su stampa e telegiornali qualunque atto di terrorismo viene associato all'Islam. Pochi psicopatici hanno oltraggiato la maggioranza dei musulmani, e nessuno di noi vuole avere a che fare con questa minoranza per paura di essere assimilato a loro per estensione. Sono disgustata dal fatto che molti musulmani che trascorrono la propria vita esattamente come voi debbano continuamente dimostrare di essere delle brave persone.

Un dialogo aperto è sicuramente un'ottima via, e credo fortemente nel potere della discussione. Ma l'assurda pretesa che tutti i musulmani debbano scusarsi per le orribili azioni di un gruppo di fanatici mi lascia perplessa. Preferisco dedicare il mio tempo a dimostrare affetto verso le persone che amo e a essere gentile con i miei vicini.

I musulmani innocenti che non intendono scusarsi per i crimini di folli estremisti islamici non sono indifferenti alle atrocità. A loro modo anche loro si oppongono, nelle loro case, nelle loro comunità, manifestando e promuovendo la bellezza dell'Islam con le loro parole e i loro gesti. Ai musulmani viene insegnato che dovranno fungere da fari e guidare il prossimo verso il calore e lo splendore degli insegnamenti del Corano. Crescendo ci viene detto di essere gentili, magnanimi, onesti e ospitali; ci viene insegnato il potere della preghiera pacifica, che giustifica il nostro essere apparentemente silenziosi.

Ma le acque chete scorrono in profondità, e la maggior parte dei musulmani—persone come i miei genitori pensionati o mia nonna timorata di Dio—prega per tutte le vittime, per le loro famiglie e per il futuro.