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Anche Sarajevo brucia

La scorsa settimana la situazione in Bosnia-Erzegovina è andata fuori controllo. Le prime proteste contro disoccupazione, corruzione e cattiva amministrazione sono iniziate martedì a Tuzla, e da allora gli scontri si sono diffusi ovunque.
10.2.14

Il municipio di Tuzla dato alle fiamme 

La scorsa settimana la situazione in Bosnia è andata fuori controllo. Le prime proteste sono iniziate martedì nella città di Tuzla, nel nord del paese, a seguito di una disputa aperta riguardo a quattro ex aziende di stato che sono state privatizzate e i cui nuovi proprietari hanno venduto tutti i macchinari di produzione, smesso di pagare gli operai e dichiarato bancarotta, lasciando senza lavoro centinaia di persone.

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Gli operai indignati per i licenziamenti e per l'apparente corruzione del governo locale sono stati ignorati dai politici. Questo in un paese dove il tasso di disoccupazione va dal 27 al 44 percento (a seconda che si creda a statistiche indipendenti o a quelle governative) e la cui popolazione ha patito un'infinità di ingiustizie dalla guerra del 1992-1995.

Dopo la fine del conflitto e la caduta del comunismo molte aziende sono state privatizzate, creando un piccolo numero di magnati, sradicando quasi del tutto la classe media e portando la classe lavoratrice sotto la soglia di povertà. Tutto questo mentre—stando a quanto di ci ha detto un dimostrante a Tuzla—"i politici vengono pagati cifre folli per star seduti sulle loro poltrone a far nulla".

La polizia di Sarajevo si prepara ad affrontare un grosso gruppo di manifestanti 

Lo scorso mercoledì, 600 manifestanti arrabbiati per la scarsa considerazione ricevuta da parte della classe politica hanno tentato di prendere d'assalto il municipio di Tuzla, accusando le autorità di non aver fatto nulla per impedire i fallimenti di aziende che sono seguiti alle privatizzazioni. A loro si sono uniti gli ultras locali, e i manifestanti hanno lanciato pietre contro l'edificio, bruciato copertoni e proclamato l'inizio di una "Primavera Bosniaca".

Già giovedì il numero dei dimostranti era cresciuto in modo considerevole, includendo nelle file anche studenti, disoccupati, pensionati, altri ultras e membri di "Strike", un gruppo di protesta fondato su Facebook. In mattinata più di 6.000 persone hanno bloccato il centro della città di Tuzla e chiesto le dimissioni del governo locale. Com'è ormai tradizione di ogni protesta anti-governativa, presto sono iniziati gli scontri con la polizia. Il bilancio è stato di 130 feriti, tra cui 104 poliziotti e il leader di "Strike" Aldin Siranovic.

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Scontri tra polizia e manifestanti al centro di Sarajevo lo scorso venerdì 

Venerdì le proteste si sono diffuse in tutta la Bosnia ed Erzegovina, e da espolosioni di rabbia a livello locale per la chiusura di qualche fabbrica si sono trasformate in espressioni di un malcontento per la disoccupazione e la corruzione del governo diffuso in tutto il paese. Scene simili a quelle che si erano viste a Tuzla nei giorni precedenti si sono viste anche a Sarajevo, Zenica, Mostar, Bihac e in altre città: anche qui i manifestanti hanno bloccato le strade e si sono scontrati con la polizia fuori dai palazzi del governo locale.

I politici si sono di nuovo rifiutati di parlare con i dimostranti, fomentando così la loro rabbia e trasformando quelle che fino a quel punto erano state soltanto manifestazioni particolarmente violente in vere e proprie rivolte. A Sarajevo, la capitale, sono state date alle fiamme la residenza presidenziale e altri palazzi del governo, tra cui l'Archivio di Stato della Bosnia ed Erzegovina, che conteneva importanti documenti storici risalenti al periodo di dominazione austro-ungarica.

Nei fatti, un centinaio di persone—in maggioranza ultras, più che pensionati, operai o studenti—hanno dato fuoco a qualunque cosa trovassero. Le forze speciali hanno risposto con idranti e lacrimogeni, respingendo così i rivoltosi e consentendo alla polizia di effettuare una cinquantina di arresti.

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Il palazzo governativo di Zenica in fiamme

A Zenica, una cittadina situata circa 80 km a nord di Sarajevo, i manifestanti sono riusciti ad assaltare i palazzi del governo, prima di dargli fuoco e di gettare in un vicino fiume alcune automobili di proprietà di politici locali.

A Tuzla, dopo aver provveduto ad evacuare i politici, la polizia ha fatto entrare i manifestanti nel palazzo del governo. Questi, una volta entrati, hanno dato fuoco a tutto. Più tardi, un'altra folla ha iniziato a tirare pietre contro il tribunale e il municipio e si è nuovamente scontrata con la polizia. Lo stesso giorno Sead Causevic, il governatore del Cantone di Tuzla (l'unità amministrativa del paese in cui si trova la città), ha rassegnato le sue dimissioni, trasformando le proteste dei giorni precedenti nel più rapido colpo di stato nella storia dei Balcani.

Le proteste sono continuate nel fine settimana, ma per la maggior parte in modo pacifico. In molti casi i manifestanti hanno aiutato a ripulire la città dai residui degli scontri dei giorni precedenti.

La polizia lancia pietre verso i manifestanti a Sarajevo

Una così violenta e improvvisa esplosione di rabbia e frustrazione da parte della popolazione ha spaventato la classe politica bosniaca. Il ministro dell'interno Fahrudin Radoncic ha invocato la necessità di un intervento deciso contro la corruzione, per evitare di dover affrontare nuove ondate di disordini civili. Tali dichiarazioni non hanno tuttavia soddisfatto tutti coloro che sono scesi in piazza nei giorni scorsi: molte persone hanno dichiarato che continueranno a protestare fino alle dimissioni del governo nazionale.

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Sfortunatamente, l'esplosione di violenza di venerdì ha un po' danneggiato la loro causa, e portato l'opinione pubblica a chiedersi quanti dei dimostranti fossero davvero intenzionati a combattere la corruzione nel sistema politico del paese e quanti stessero soltanto usando le rivolte come scusa per devastare le proprietà pubbliche. Detto questo, i dimostranti di Tuzla hanno finalmente ottenuto l'attenzione che stavano cercando.

"Da una parte ci sono i lavoratori che sono stati privati dei loro diritti più elementari, come le pensioni e l'accesso al sistema sanitario," ha detto il Primo Ministro della Bosnia Nermin Niksic dopo una riunione d'emergenza del governo. "Dall'altra parte ci sono gli ultras, che hanno sfruttato la situazione per creare caos. Non si arriverà ad alcun accordo o soluzione tramite la devastazione di edifici e veicoli e gli scontri con la polizia."

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