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In Africa è tempo di elezioni

Senegal, Sudafrica, Egitto, Gambia, Zimbabwe e Kenya: cosa sarà della politica di questi Paesi dopo le burrascose elezioni previste per il 2012?
17.2.12

Diciamoci la verità, in Africa sarà sempre tempo di elezioni. È un continente, per amor del cielo. Ma datemi retta: il 2012 sarà un anno di importanza cruciale per la politica africana.

Forse non mi crederete. Magari siete tra gli scettici che non credono a nessuna delle notizie di politica africana che arrivano al loro orecchio mentre cercano di tirare avanti fino alla fine della giornata, eppure vi garantisco che il 2012 potrebbe essere addirittura più disastroso del 2011 per la Culla dell’umanità. Tanto per cominciare, stiamo già sperimentando le conseguenze delle elezioni dell’anno scorso—in Nigeria ha avuto fortuna la sanguinaria setta religiosa di matrice fondamentalista islamica Boko Haram, mentre nella Repubblica Democratica Del Congo il terrore è tornato a serpeggiare dopo la rielezione del corrotto Joseph Kabila.

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La situazione politica di questi due Stati è quantomeno disperata, eppure ci sono altri Paesi africani che potrebbero vedersela altrettanto brutta.

Senegal

Abdoulaye Wade con Akon

Le elezioni: le presidenziali si terranno a breve. Il Senegal, un tempo illustre esempio di democrazia africana islamica funzionante, ha cominciato a dare sempre maggiori segni di instabilità, proprio come la vostra ex zia preferita che barcolla ubriaca verso i vostri amici al matrimonio dell'ex marito.

I candidati: Abdoulaye Wade, sospettato di aver legami con la massoneria e ideatore di un monumento commemorativo alto ben 49 metri, è il presidente in carica. Si aspettava di vincere le elezioni per la terza volta senza problemi, almeno fino all’entrata in scena del famoso cantante sufi Youssou N’Dour, che predica la pace interiore e l’amore per il prossimo. Se N'Dour non fosse abbastanza, anche il candidato dell’opposizione Macky Sall sembra determinato a spodestare Wade, una buona notizia per chi è nel giro dei monumenti commemorativi.

Sudafrica

Zuma, Sexwale e Motlanthe in tempi di pace

Le elezioni: a dicembre si svolgeranno le primarie dell’Africal National Congress, il partito al governo, per decidere il candidato alla presidenza del 2014. Dal momento che non esiste un vero partito di opposizione, chi vincerà le primarie si aggiudicherà molto probabilmente anche l'incarico di presidente. Nel frattempo, i contrasti interni impediranno ai membri dell’ANC di prendere misure concrete finché non arriverà il momento della resa dei conti, quindi preparatevi a 11 mesi di aria fritta.

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I candidati: l’attuale presidente è Jacob Zuma—poligamo, sospettato di stupro e nemico della libera informazione. Basta un’occhiata alle credenziali dei suoi avversari per capire che è improbabile che la situazione possa cambiare. Da un lato, il vicepresidente Kgalema Motlanthe ha un nome impronunciabile. Dall’altro, Tokyo Sexwale—ex presentatore della versione sudafricana del reality The apprentice—è stato definito “troppo insicuro.” Considerato che Zuma ama fare il gioco sporco, questi due candidati potrebbero aver deciso fin da ora di non farsi avanti. In ogni caso, lo sviluppo sempre più rapido del dibattito sulla nazionalizzazione dell’industria potrebbe far scivolare il Presidente su una buccia di banana (quella di movimenti giovanili e sindacati, due forze che, considerata la situazione in Grecia, Egitto e Libia, sono tra le bucce più scivolose in cui si possa incappare).

Egitto

Tutte le elezioni dovrebbero somigliare a quelle egiziane

Le elezioni: in realtà potrebbero anche non tenersi. Le recenti consultazioni parlamentari hanno visto i Fratelli Musulmani e i gruppi a loro legati in una buona posizione. Il Consiglio Supremo delle Forze Armate ha promesso che le presidenziali si terranno prima di giugno, anche se c'è chi dice che sperano di tirarla per le lunghe almeno per altri due anni. Quindi la Sfinge farebbe meglio ad aspettare ancora un po' prima di uscire allo scoperto, perché pare che l’era di Mubarak non si sia ancora conclusa.

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I candidati: premio Nobel e politico egiziano tra i preferiti dall'Occidente, Muhammad al-Baradei (che ha giustamente sostenuto che il Consiglio militare sta governando il Paese come se nulla fosse cambiato) non si candiderà alla presidenza. Per ora i candidati sono tutti di partiti diversi, ma i Fratelli Musulmani sostengono che nessuno dei loro uomini si farà avanti. Tra i liberali si teme la formazione di un asse del male di natura militare-islamista. Non vediamo l’ora di scoprirlo!

Gambia

Il presidente Jammeh con Barack e Michelle Obama

Le elezioni: le elezioni presidenziali dello scorso anno hanno riportato alla guida del Paese il golpista e fanatico del corno Yahya Jammeh. Quelle parlamentari, previste per marzo, non faranno che consolidarne potere. Gli Stati Uniti avevano dato segni di opposizione, ma hanno mandato tutto a puttane facendo marcia indietro. Non illudiamoci che la situazione possa cambiare.

I candidati: il nostro uomo, il suddetto “Professor Sheikh” Jammeh, ha dichiarato che, a Dio piacendo, governerà per “un miliardo di anni.” Dopo le elezioni presidenziali dell’anno scorso ha invitato quelli che lo accusavano di intimidazione e frode ad “andare all’inferno”, eppure Dio deve stare davvero dalla sua parte, perché continua a mantenere il controllo sul Paese e a blaterare di decapitare i gay come se stesse parlando dell'apertura di un nuovo parco comunale.

Zimbabwe

Mugabe e Tsvangirai

Le elezioni: sia Robert Mugabe (Unione Nazionale Africana Zimbabwe-Fronte Patriottico) che Morgan Tsvangirai (Movimento per il Cambiamento Democratico) sostengono di volere elezioni, ma, neanche fossero due ragazzini, stanno sulla difensiva e si accusano a vicenda di non voler cominciare il combattimento. Questa situazione potrebbe continuare per tutto l’anno, considerato che attualmente non c’è nessuna costituzione che regolamenti il voto. In caso di elezioni, tuttavia, è probabile che ci si troverebbe nuovamente di fronte alle atroci violenze del 2008. Nel frattempo, quel vecchio volpone di Mugabe, appena tornato dal suo annuale viaggio sulle spiagge dell’Asia orientale, continua a parlare delle prossimità delle consultazioni.

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I candidati: Mugabe e Tsvangirai: la solita vecchia coppia! Il primo è un dittatore vecchio e pazzo con un debole per i massacri di intere regioni, che detesta i bianchi e gli oppositori; l’altro un vedovo che vanta una serie di attentati alla sua persona ed è deciso ad opporsi alle elezioni manipolate dall’opposizione. Il tempo è di fondamentale importanza per Mugabe, che sta per compiere 88 anni e ha bisogno di essere rieletto per poter designare il suo successore.

Kenya

Kingwa Kamencu

Le elezioni: le elezioni presidenziali si terranno ad agosto o dicembre. Le accuse rivolte dalla Corte Penale Internazionale ai potenziali candidati William Ruto e Uhuru Kenyatta e ad altri due rilevanti membri dell’élite politica del Kenya hanno cambiato le carte in tavola. Presi alla sprovvista dalla decisione della Corte Penale Internazionale, gli schieramenti stanno cambiando strategia, anche in vista di una possibile opposizione da parte di attivisti liberali e vecchi politici riformisti.

I candidati: i candidati più conosciuti sono il primo ministro Raila Odinga e il vicepresidente Stephen Musyoka. Entrambi dicono di voler porre fine al tribalismo e riappacificare la nazione, ma allo stesso tempo sembrano spaventosamente distanti dai problemi reali dell'elettorato. Poi c’è Kingwa Kamencu, descritta come “laureata all’Università di Nairobi” e diventata la politica keniota preferita tra i liberali occidentali dopo aver scritto sul The Guardian. Con tutto questo schifo in ballo, non è da escludere che si ripetano le violenze di qualche anno fa.

Questo è quanto. Anche in Burkina Faso, Camerun e Sierra Leone è tempo di elezioni, ma su queste potete documentarvi da soli. Anche la Libia è sulla lista, ma direi che per oggi abbiamo avuto già abbastanza gatte da pelare.

Segui Oscar su Twitter: @oscarrickettnow