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News

In breve

La rubrica di VICE dedicata alle notizie matte dal mondo, ovviamente in breve.
11.12.11

GRIGLIATA D’ORSO
DI GIORGIO VISCARDINI Nei primi anni Novanta, uno sparuto gruppo di gesticolatori del nord ha dichiarato guerra al Governo di Roma e ha fondato la Lega Nord. La Lega è da sempre impegnata nel colmare il divario tra cittadini, politica e istituzioni. Ovviamente a modo suo. Nel mese di luglio, guidati da un impareggiabile spirito polemico, gli uomini del nord hanno voluto manifestare il proprio dissenso riguardo al reinserimento degli orsi in Trentino banchettando con carne d’orso. Niente di meglio per una rimpatriata tra amici, peccato che al banchetto si siano uniti i Nas dei Carabinieri, costringendo i presenti a rinunciare ai 50 chili di carne (illegale) proveniente dalla Slovenia. Abbiamo contattato uno dei suoi organizzatori, l’On. Erminio Boso, senatore e leghista di quella che viene definita la “vecchia guardia”. VICE: Davvero? Un barbeque d’orso? Come vi è venuto in mente?
Erminio Boso: È molto semplice. Stiamo facendo una grande battaglia per il ripopolamento degli orsi in Trentino. Quella della mangiata dell’orso era una provocazione politica della Lega per risolvere la situazione trentina. Invece ci son stati quelli che l’han messa giù come una trovata incivile e gretta. Io sto difendendo l’ambiente e il territorio perché vivo in Trentino. Uno di città che mi vuole spiegare come dev’essere l’ambiente di montagna mi lascia molto perplesso. Chiaro. Quando i fascisti dicono, “Gli orsi non si mangiano” è il momento di puntare i piedi.
La colpa è del falso ambientalismo italiano, che non ama né l'ambiente, né la selvaggina, ma odia l’essere umano. Come si permettono di dire la loro? Preferirebbero l’estinzione degli animali all’eventualità di cacciarli. E in questo caso si sono resi protagonisti di un inutile spreco.
Sì. Hanno sequestrato tutto, non abbiamo potuto fare la festa e anche il resto del cibo è andato sprecato. È stata un’azione dettata da false ideologie. Mi dispiace che a denunciarci sia stato un leghista, uno di noi, l’On. Martini. Ma d’altra parte, ogni famiglia ha la sua pecora nera. Lei ha mai provato la carne d’orso? Com’è?
Sì, è deliziosa. Me la fece mangiare un mio amico, la cacciò in Canada e me ne portò un pezzo. Un nativo del territorio gli insegnò come cucinarla. È una carne meravigliosa. Chi parla di questo o quell’altro non lo sa. Le bestie sono loro. O ci mettiamo in testa che le situazioni si devono salvare ripristinando l’ambiente o lasciamo che vada tutto in vacca come vorrebbero gli ambientalisti. I nostri ambientalisti sono come l’anguria, verdi fuori e rossi dentro, con qualche seme nero all’interno. Bellissima metafora, mi sembra tutto chiaro.
Grazie.


IL MUSEO DI ARNOLD
DI MATTHEW UHLMANN
FOTOGRAFIE PER GENTILE CONCESSIONE DI ARNIE’S LIFE Anche Schwarzi merita il suo museo. Chi potrebbe obiettare? Era ora che all’ex-governatore della California fosse dedicato uno spazio personale (il Planet Hollywood non conta). A questa clamorosa svista culturale è stato posto rimedio lo scorso 30 luglio—quale migliore occasione del compleanno di Arnold?—quando ARNIE’S LIFE ha offerto al pubblico una vasta esposizione di cimeli. Il rovescio della medaglia? Aprire questo cazzo di museo nella “arnoldiana” città natale di Thal, in Austria. Impegni pregressi hanno impedito all’attore di “battezzare” il posto fino a ottobre, ma quando finalmente Arnold si è presentato per verificarne la qualità, i curatori sono esplosi di gioia. Tra gli oggetti esposti anche una scultura in bronzo raffigurante i giorni da bodybuilder: vene sporgenti, muscoli steroidei e pacco in mostra. Randy Jennings, presidente di thearnoldfans.com, ci ha detto: “Questo è un momento importante per i fan di Arnold. Dopo un anno di progettazione, abbiamo costruito un museo dedicato a Schwarzenegger e la cerimonia di apertura ne ha segnato la definitiva rinascita e il tanto atteso ritorno… Questo museo non è nato per promuovere Arnold. Non è dedicato né alla star, né alla sua immagine, questo museo è per i fan. Nessuno può negare che Arnold è per sempre.” Siamo d’accordo Randy, ma invece dell’ennesimo Terminator non potresti rinchiudere Arnold e Danny DeVito in una stanza e convincerli a fare un sequel di I Gemelli? Junior faceva proprio cagare.

CAMPEGGIATORI FELICI
DI HARRY CHEADLE
FOTO DI TAJI AMEEN Ispirate (vagamente) dalla primavera araba, le proteste di Occupy Wall Steet sono iniziate nel mese di settembre. In superficie, la premessa poteva sembrare abbastanza stupida: “Andiamocene tutti al parco nel quartiere finanziario di New York e vediamo di far vacillare il capitalismo.” Con sorpresa di tutti però, l’idea ha preso piede e oggi, in molte città del mondo, assistiamo a diverse manifestazioni chiamate “Occupy”, portate avanti da persone perlopiù giovani, disposte a dormire all’aperto agitando cartelli e urlando cose come, “I ricchi sono stronzi e il mondo è fottuto!” Nelle prime settimane di “Occupy Wall Street”, opinionisti e persone convinte dell’importanza del proprio pensiero hanno fatto un gran parlare della nebulosità degli obiettivi dei manifestanti e della loro mancanza di “esigenze specifiche”. Nella maggior parte dei casi, questo è vero. La loro protesta si muove dall’ovvia volontà di rendere i poveri meno poveri fino alla richiesta di pene più severe per il sistema finanziario. Come tutto ciò debba accadere non è più chiaro ora di quanto lo fosse a settembre. Nelle mie visite a Zuccotti Park, una verde proprietà privata diventata punto di riferimento delle operazioni del movimento, ho scoperto che l’unica cosa a mettere d’accordo i manifestanti è la voglia di non lasciare il parco. A un mese dalla nascita di “Occupy Wall Street”, l’obiettivo sembra essere semplicemente quello di continuare la protesta per vedere cosa succederà. E su questo fronte, stanno facendo un ottimo lavoro. Il 12 ottobre il sindaco Michael Bloomberg ha annunciato che la polizia di New York avrebbe cacciato a calci gli occupanti dal parco per poterlo ripulire. Loro, i manifestanti, hanno risposto distribuendo scope e sacchi della spazzatura, trascorrendo una notte di pioggia a raccogliere rifiuti, ripulire il terreno e a urlare di gioia ogni volta che la pioggia si è intensificata. Non sarà stato il ripulisti del secolo, e Bloomberg probabilmente più che preoccupato della pulizia era interessato a trovare una scusa per liberarsi dei manifestanti, ma provate voi a far ragionare un ragazzo con un cartello al collo, piegato sulle ginocchia, mentre raschia vernice da terra. Ann Coulter—incredibile ma vero ancora oggi pagata per quel che dice—ha definito Occupy Wall Street una “folla”, confrontando il movimento con le rivoluzioni francese e russa: una delle cose più stupide che abbia mai sentito. Rispetto alle violente proteste diffusesi in tutto il Medio Oriente, l’occupazione di New York ricorda uno spuntino di mezzanotte di un dormitorio universitario. Anche se il movimento è riuscito a diffondere il proprio messaggio attraverso internet, la versione corporea di Occupy Wall Street si è trasformata in una tendopoli politicamente organizzata, munita di cucina, sicurezza, e spazio per concerti occasionali (Jeff Mangum, Talib Kweli, e altri hanno suonato su un palco improvvisato tra la folla). E mentre l’occupazione non è ancora in grado di influenzare le elezioni o di pregiudicare le norme bancarie, Zuccotti Park si è trasformato in un luogo piacevole, anche se non avete un tatuaggio di Abbie Hoffman sulla gamba. Ho incontrato persone capaci a malapena di formulare una genuina opinione politica, eppure l’amore dorme in piazza. “Ti svegli felice come una merda perché tutti gli altri sono felici come delle merde,” mi ha detto un tizio. E lui sembrava felice. Se agitare cartelli, indossare magliette con slogan comunisti e avvolgersi in sporchi teli può renderti felice, è così importante cambiare il mondo? Vedremo cosa succederà alla prima nevicata.


LO SLANG DI OCCUPY WALL STREET: ASSEMBLEA GENERALE
Ecco come gli occupanti definiscono gli incontri quotidiani, dove vengono trattate questioni importanti, tipo “Vogliamo stare qui, giusto ragazzi?” e “Per favore non cagate a terra.” Questi incontri solitamente durano delle ore. COMITATI
I manifestanti amano dividersi in “gruppi di lavoro” per affrontare temi quali i servizi igienici (il più quotato), “azioni dirette”, media e sicurezza. Questi ragazzi sono generalmente più esperti e competenti rispetto ai parassiti dediti a urlare cose del tipo “Abbasso l’uomo!” IL 99%
I poveri e la classe media, vale a dire i manifestanti e più o meno tutti gli altri. Sempre che non siate milionari. L’1%
La gente ricca—i cattivi. Si può far parte dell’1% e non essere un cattivo, a patto di presentarsi alle proteste, come hanno fatto Alec Baldwin e Russell Simmons. Anche i comunisti amano le celebrità. LA GENTE CON I MICROFONI
I manifestanti non sono autorizzati ad avere microfoni, così hanno improvvisato un sistema in cui ognuno ripete quanto detto, in modo che tutti possano sentirlo. Impressionante quando funziona su larga scala, spesso inefficace come un’improvvisazione poetica. KETTLING
Una tattica di polizia diretta a raggruppare i manifestanti in spazi ridotti, spesso con reti arancioni in modo da arrestarli più facilmente.
 
IL 53%
Una campagna contro le proteste nata su Tumblr, portata avanti da persone di destra, sostenitrici di un pensiero molto chiaro: “Sono povero e miserabile come te, hippy del cazzo, ma non mi lamento. E questa non è lamentela perché sto criticando una protesta estremamente stupida: la tua.” #OCCUPYWALLSTREET, #OWS, ECC.
Un gruppo di ashtag che il popolo di internet usa per fingersi coinvolto nella protesta. Il fatto che solo in pochi ci abbiano avuto realmente a che fare non conta. I MEDIA CONTROLLATI DALLE MULTINAZIONALI
Facile. I media che non condividono il pensiero del movimento. LA CARA FRIGIDA INDONESIA
DI WILBERT L. COOPER
FOTO DI RUDY WICAKSONO Quando si tratta di inibizioni sessuali, l’Indonesia sembra ferma all’epoca in cui comprare preservativi era imbarazzante e nessuno alle elementari scopava davanti alle maestre. Forse perché il Paese ospita la più grande popolazione musulmana al mondo, il che lo identifica contemporaneamente come uno dei luoghi più arrapanti e più sessualmente repressi dell’intero pianeta. Per fortuna ci sono persone come Zoya Amirin, un’intellettuale indonesiana cattolica che sa quanto una buona scopata sia un requisito fondamentale per essere felici, e non ha paura dirlo a tutti. Zoya è l’unica terapista sessuale donna del Paese. Il mese scorso, nonostante il rischio di fare incazzare gli estremisti, Zoya ha lanciato un programma di approfondimento sessuale in podcast. Si chiama A letto con Zoya ed è a base di erotismo hardcore, storie di sperma e lezioni sul tema. OK, in realtà è molto più educativo di così, ma per un popolo la cui educazione sessuale comprende nozioni come “lo sputo di un gecko cura l’AIDS” e “agli uomini piace incastrasi perle nel prepuzio”, sembrerà probabilmente il porno più hard sul mercato. Zoya le definisce tutte stronzate, ed è per questo che la amiamo e ne vogliamo diffondere il messaggio. VICE: Perché così tanti indonesiani si sentono intimoriti dal sesso? Forse hanno solo bisogno di farne di più.
Zoya Amirin: Molte persone pensano di poter risolvere i problemi sessuali del Paese con una massiccia dose di religiosità. La gente cerca di convincermi a parlare di morale, ma non posso farlo. Il mio lavoro è quello di dare a tutti le informazioni di cui hanno bisogno per decidere di testa propria. Qual è la pratica sessuale più stravagante dell’Indonesia?
Alcune donne ritengono di purificarsi la pelle spalmandosi sperma fresco in faccia. Ovviamente il seme sembra funzionare, perché quando si asciuga la sensazione è quella di una maschera di bellezza. Ma non c’è prova scientifica che lo sperma faccia ringiovanire la pelle.
 
Hai mai ricevuto e-mail “sporche”?
Sì, ma quando le ricevo ho la stessa sensazione di quando alle medie i ragazzi mi confessavano i loro sogni erotici su di me. Non ne vado fiera, ma penso che questi ragazzi mi mandino le foto dei loro peni perché mi trovano carina. E, per caso, sono anche una terapista del sesso. Non mi ritengo violata, ma credo si tratti comunque di una forma di molestia. Cosa credi ti vogliano dire inviandoti le foto dei loro cazzi?
Più che un consiglio medico, vorrebbero un voto. Mi scrivono: “Cosa ne pensi del mio pene?” Se pensate che qualcosa non vada con il vostro pene, dovreste farvi visitare da un urologo. Con i miei amici scherzo in continuazione sulla possibilità di aprire un sito web con tutte le immagini che mi vengono inviate, ma probabilmente qui in Indonesia verrebbe chiuso in tempo zero.


RINOCIDIO
DI HARRY CHEADLE

Foto di Ap / Tawanda Mudimu

La gente è davvero stupida. Ecco perché cose come la religione e le superstizioni continuano a esistere nonostante la scienza moderna. Prendiamo ad esempio la secolare pratica del consumo di corni di rinoceronte come cura per tutto, dal mal di testa alla possessione demoniaca. I vietnamiti sono convinti che questa merda sia in grado di curare persino il cancro, e questo ha portato a un’impennata del bracconaggio di rinoceronti sudafricani—324 esemplari dalla metà di ottobre 2010. Il come è semplice: si prende un’arma di grosso calibro, si spara a un animale innocente, se ne sega il corno, lo si vende al mercato nero per 1.000 dollari l’oncia (28 grammi) e se ne lasciano i resti a marcire al sole. In Sud Africa, è consentita la caccia sportiva di rinoceronti solo in presenza di un funzionario statale. Le scappatoie però sono talmente tante che il Governo sta considerando l’ipotesi di vietarla del tutto. Una delle soluzione provvisorie ha visto intensificarsi l’applicazione della legge, così, poco tempo fa, il noto cacciatore di corni “Lucky” Maseko, è stato freddato dalla polizia all’interno della riserva naturale di Songimvelo. Un’altra brillante idea avuta dai funzionari locali è stata quella di iniettare veleno nei corni dei rinoceronti, rendendone (presumibilmente) infetto e poco appetibile il contenuto. Ma la pratica non è mai stata attuata. Avete mai provato a iniettare qualcosa all’interno di un corno di rinoceronte? Non è facile. L’unica vera soluzione al dilemma del bracconaggio sembra essere il contenimento della domanda. Fortunatamente, i diplomatici vietnamiti e sudafricani sembrano andare in questa direzione e nel mese di settembre, si sono incontrati per discutere del problema. Uno dei partecipanti, vietnamita, ha così detto alla stampa, “Abbiamo bisogno di sfatare il mito che il corno di rinoceronte sia in grado di curare il cancro.” Non si scherza.