Queste sequoie completamente bianche sfidano le leggi della natura

In teoria dovrebbero morire, ma non lo fanno.
12 giugno 2017, 11:51am

Le sequoie californiane in via d'estinzione sono tra le piante più spettacolari del pianeta. Possono vivere per 1.800 anni e crescere fino a 10 metri. Ma per quanto le sequoie siano affascinanti in generale, ce n'è un tipo che cattura l'immaginazione più degli altri: la sequoia albina.

Disseminate nella zona delle sequoie — che si estende lungo la costa nord del Pacifico — hanno rami e foglie completamente bianchi. Alcune hanno soltanto pochi rami bianchi, altre metà verdi e metà bianche, altre ancora sono completamente bianche dalle radici alle foglie.

Immagine: Courtesy di Zane Moore

Oltre all'apparenza notevole, questi alberi sono misteriosi perché mancano di clorofilla, la proteina usata dalle piante per convertire la luce del sole in nutrimento. La clorofilla fornisce anche il colore verde, ma queste sequoie albine non hanno colore né clorofilla. In pratica, non dovrebbero esistere.

"Dovrebbero morire, ma non lo fanno," ha detto Zane Moore, un ricercatore della University of California Davis specializzato nello studio di queste piante.

Ascoltate l'ultimo episodio di Science Solved It per saperne di più:

Durante l'estate, in fase di crescita, ogni ramo si separa dal resto dell'albero, restando indipendente. Mancando di clorofilla, questi rami bianchi non possono produrre da soli il nutrimento, perciò dovrebbero seccare e staccarsi. Ma questo non succede.

Sappiamo molto poco di queste piante. Sono molto rare e per questo non sono state studiate in maniera approfondita. Quando Moore ha iniziato con la genetica delle piante, all'università, sapeva di poterla usare per saperne di più su queste sequoie, che lo affascinavano fin da quando era adolescente.

Moore con una sequoia parzialmente albina. Immagine: Courtesy Zane Moore

"Quando ho saputo della loro esistenza, nel 2008, volevo vederne qualche esemplare per capire se fossero davvero così strane," mi ha detto Moore. "Ho seguito una serie di indizi per trovarne una."

In collaborazione con Tom Stapleton, erborista e tra i pochi esperti di questi alberi, Moore ha iniziato a mappare la collocazione di ognuna delle 441 sequoie. Quando hanno analizzato i dati, hanno notato qualcosa di sorprendente: tutti gli esemplari albini erano poco al di fuori del territorio delle sequoie. A causa del suolo e di altre condizioni ambientali, ci sono alcune aree in cui queste diminuiscono e non crescono oltre un certo punto. Proprio in tali aree si presentano le sequoie albine.

Moore e Stapleton hanno quindi iniziato a testare il suolo per cercare di capire se la composizione fosse diversa, e hanno trovato delle notevoli differenze: il terreno conteneva una quantità più alta di metalli pesanti, come nichel, rame e cadmio. Quando Moore ha raccolto dei pezzi di sequoia albina e li ha confrontati con quelli della variante verde, vi ha trovato livelli significativi di questi metalli pesanti, più o meno il doppio.

In un albero verde, livelli così alti sarebbero mortali, spiega Moore, perché avvelenerebbero le vie metaboliche della produzione di clorofilla, rendendo impossibile la fotosintesi.

"Una specie di intossicazione, come potrebbe accadere a un essere umano," aggiunge Moore.

Ma, di nuovo, le sequoie albine non producono clorofilla, perciò non c'è niente che i metalli possano danneggiare. Moore pensa che questi alberi possano avere una relazione simbiotica con i loro rami verdi. I rami bianchi succhiano i metalli pesanti e, in cambio, quelli verdi condividono il nutrimento che ottengono grazie alla clorofilla.

Un ramo-chimera. Immagine: Courtesy of Zane Moore

"Una specie di investimento, se lo vogliamo chiamare così," mi ha detto Moore. "Se ci pensi, dal punto di vista della pianta, una parte degli zuccheri viene impiegata per nutrire dei rami inutili, ma che la aiutano a crescere più in fretta. Anno dopo anno, anche questi rami crescono, ed è così che si formano gli esemplari albini."

Moore sta conducendo una serie di esperimenti per testare questa ipotesi, e aspetta di vedere se ci sono delle vere prove che il motivo della loro esistenza sia effettivamente questo. Ma anche se dovesse avere torto, ci ha comunque fatto conoscere meglio questo tipo di piante.

"È letteralmente questione di tempo prima che si riesca a capire cosa succede davvero," conclude Moore.