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Questo zoo impagliato vi farà piangere

Raccoglie gli animali rimasti uccisi durante la Seconda Intifada, impagliati da un tassidermista autodidatta.
22.8.13

Un tremendo leone incombe sulla sua preda.

Ok, d’accordo, qualcuno ha impagliato il cavallo di Napoleone, ma in generale a nessuno frega molto degli animali caduti in guerra. A nessuno, a parte il dottor Sami Khader.

Il dottor Khader vive a Qalqilya, in Cisgiordania. È un posto che ha dovuto gestire la sua buona dose di odio: dal 2003, le 40.000 persone che ci vivono sono state circondate dalla tristemente famosa barriera di separazione israeliana. Ed è anche sede dell’unico zoo palestinese, di cui il dottor Khader è il veterinario in capo e direttore.

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Sparse per il suo studio ci sono bottiglie di plastica di bibite di dimensioni diverse che fungono da terrari mobili per le sue bestiole. Sul tavolo due serpenti stanno avvolti alla base delle loro bottiglie, sul pavimento uno scorpione va avanti indietro nella sua scatola e il tappo di una bottiglia fa capolino dalla borsa di cuoio del dottore, anche se non riesco a vedere quale creatura ci viva dentro. Forse è solo una Coca. Tutti gli animali sono stati trovati dal dottore o lasciati lì dagli abitanti di Qalqilya, e sparsi tra quelli vivi ci sono scheletri, insetti trafitti da spilli e una lince impagliata.

Il dottor Sami Khader, direttore, veterinario in capo e imbalsamatore autodidatta dello zoo di Qalqilya.

“Vuoi tenerlo in mano?” mi chiede indicando un serpente sulla scrivania. Ricorda senza battere ciglio di esser stato morso da un altro serpente di recente, di una specie che a sua detta avrebbe potuto ucciderlo nel giro di un’ora, non fosse stato per una iniezione di antidoto.

“È stato un giorno molto stupido,” ricorda il dottore, “Stavo tenendo una lezione in una scuola e ho portato dei serpenti da mostrare ai ragazzi. Era buio e ho messo la mano nel contenitore sbagliato. Di solito prendo il serpente dalla testa, ma quel giorno ho scelto il serpente sbagliato e sono stato morso. Ho fatto finta di niente. Ho finito la presentazione, poi sono andato in ospedale.”

Non sono qui per imbambolarmi con serpenti in bottiglia, però. Il motivo della mia visita è l’esposizione di animali impagliati che il dottor Khader ha creato raccogliendo animali rimasti uccisi nella Seconda intifada, durante gli oltre quattro anni di scontri che hanno tolto la vita a 4.000 palestinesi e più di 1.000 israeliani.

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Il dottor Khader è un tassidermista autodidatta.

Durante gli scontri, il dottor Khader aveva il compito di badare da solo all’intero zoo. Moltissimi animali sono morti durante l’assedio israeliano della città; tanti di fame o per malattie non trattate. Anche la posizione dello zoo ha svolto un ruolo essenziale nelle morti. Il retro del complesso si affaccia su tre scuole, e questo ha causato dei problemi, mi spiega il Dr Khader, quando “i carri armati sono entrati in città e i ragazzi hanno iniziato a lanciare pietre. Gli israeliani hanno risposto con lacrimogeni, bombe e proiettili, molti dei quali sono arrivati oltre le mura e dentro lo zoo. Molti degli animali che si trovavano in quell'area sono morti soffocati dai gas.”

Dall’ufficio di Sami camminiamo verso il complesso museale, attraverso uno stretto arco e in una stanza ovale. Alle pareti erano esposte bottiglie con feti e neonati morti. È un'esposizione straordinariamente spaventosa.

In una stanza buia e tortuosa erano stipati quasi 100 animali esotici in vari stati di decomposizione. L'aria era pesante e calda, ma stranamente inodore, e il misto eterogeneo di specie veniva illuminato da luci gialle, arancioni e blu.

Sul pavimento pellicani, scimmie e una testa di coniglio impagliata montata su un finto tronco si uniscono in un’animazione sospesa. Sopra, teste di leoni, gazzelle e cerbiatti vegliano dall'alto sugli altri animali. Alcuni sono completi, mentre altri mancano di occhi, sono impagliati male o presentano buchi da cui fuoriescono i materiali di lavorazione.

L’acme di questa esposizione disturbante  è la giraffa impagliata Rudy, alta quattro metri e mezzo, posta di fianco all’ingresso. “Una notte i soldati sono entrati sparando,” dice il dottore. “Era buio e c'era un grande frastuono, quindi la giraffa è impazzita e ha iniziato a correre in giro. Ha sbattuto la testa contro una sbarra di ferro ed è caduta.” Quel colpo non era abbastanza per uccidere la giraffa, almeno non direttamente; alla fine Rudy è morta d'infarto, perché non era più in grado di reggere l’enorme pressione necessaria a spostare il sangue dal cuore al cervello. “Quando una giraffa si sdraia, sta per morire,” dice il Dr Khader.

Rudy e Brownie, i Romeo e Giulietta della situazione.

Ma c'è ancora di peggio. La morte di Rudy ha causato alla sua compagna Brownie una profonda depressione. “La femmina era incinta di 12 mesi,” spiega il dottore. “Ha visto il maschio morto e ha iniziato a piangere, senza sosta. Ha smesso di mangiare e alla fine ha abortito.” Poi, un altro bossolo di lacrimogeno è stato sparato nello zoo, e Brownie è rimasta soffocata. Ora è impagliata al fianco di Rudy.

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Oggi, finiti gli scontri, lo zoo rappresenta una via di fuga dalle draconiane misure di sicurezza imposte su Qalqilya dall’occupazione. Fuori dal museo famiglie palestinesi, gruppi di campi estivi e adolescenti vengono a godersi uno dei pochi spazi aperti dell'area, completo di un parco giochi, una piccola area-divertimenti, una pozza per le barche a remi e uno zoo con alcuni animali vivi.

Bambini nella parte dello zoo in cui tengono gli animali vivi.

Il dottor Khader ha descritto lo zoo come “una piccola prigione dentro una prigione più grande,” e un giro in macchina per i dintorni di Qalqilya riflette questa realtà: la città e le zone limitrofe si trovano in una delle situazioni più difficili dell’occupazione. Nel 2003 il muro ha tagliato fuori intere comunità dai piccoli centri e le terre circostanti, prostrando l’economia locale. Di conseguenza, a Qalqilya, la disoccupazione è una delle più alte della Cisgiordania e le restrizioni alla costruzione di edifici imposte da Israele hanno portato a una densità della popolazione superiore persino a Gaza City, nella Striscia.

Ovviamente questo significa che non ci sono così tanti soldi da investire nello zoo. Questa mancanza di fondi e la diminuzione degli ingressi ha costretto lo zoo a improvvisare. Il dottor Khader, sempre pieno di risorse, si è costruito le proprie siringhe, e si perfino è fatto il proprio fucile ad aria compressa per somministrare i tranquillanti.

“Lo zoo è importante per i palestinesi,” mi dice prima che me ne vada. “È un posto dove la gente può riunirsi. Non c'è posto per la politica, qui. Un giorno questo sarà solo uno zoo, e potrai venire e scrivere dei leoni, non dell’Intifada.”

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