Il mio viaggio nel cuore della Gabber Nation

Sono stata in Olanda tra tute di acetato, "Mad Max" e tendoni che esplodono, alla ricerca delle radici della sottocultura hardcore.
4.1.17

Tutte le foto dell'autrice, tranne dove indicato__.

Questo post è stato pubblicato originariamente su THUMP Germania.

L'artista tedesca Henrike Naumann ha approfittato di una residency a Friesland, in Olanda, per esplorare la sua antica fascinazione per il famoso genere di elettronica ad alta velocità conosciuto come gabber. Qua sotto potete leggere un racconto della sua esperienza in preparazione della mostra _Gabber Nation _e una riflessione sulla storia e la cultura che lo circondano.


La gabber è, secondo la leggenda, uno dei generi di musica più pesanti mai esistiti e anche uno dei migliori, almeno secondo me. Il suo suono frenetico e violento è inestricabilmente legato all'Olanda—che è dove mi trovo adesso, nella città di Friesland, alla ricerca delle radici di una delle scene gabber più longeve del mondo.

Per molti anni mi sono interessata allo studio delle sottoculture estreme e delle scene giovanili, focalizzandomi sul loro potenziale in termini di radicalizzazione politica. Voglio capire qual è il minimo comune denominatore che unisce le scene gabber alla base, e per raggiungere il cuore di qualcosa bisogna entrare a farne parte.

Kunsthuis SYB, un programma di residency per artisti con base a Friesland, mi ha invitato a passare un periodo nella sonnacchiosa cittadina di Beetsterzwaag; è un posto piuttosto anonimo che ha avuto un piccolo ruolo in connessione alla scena gabber. Nel 1992, il famoso festival techno hardcore e gabber Thunderdome si è tenuto ad appena venti chilometri da qua, a Heerenveen. Passerò i prossimi quaranta giorni a vagare per le campagne armata delle nozioni apprese dall'Archivio di Cultura Giovanile di Berlino e dalla tesi specialistica dell'antropologa Biana Ludewig, oltre che di un manipolo di amici e, naturalmente, di un buon paio di cuffie.

Alla ricerca delle origini del vero Thunderdome, il mio collega e io passiamo alcune notti piovose a Friesland guardando tutti i film di Mad Max in successione. Nel terzo episodio della serie, Mad Max Beyond Thunderdome, non solo potrete ammirare la performance più grandiosa della carriera di Tina Turner, ma anche quella che è lecito pensare sia la madre primordiale di tutti i Thunderdome. Soltanto più avanti scopriamo da un libro che Irfan van Ewijk, Duncan Stutterheim e Theo Lelie—che organizzarono il primo rave Thunderdome nel 1992 con la loro agenzia ID&T—non facevano riferimento al film, ma avevano semplicemente cercato un "nome fico" su un dizionario.

Un po' disillusa, non smetto di cercare le tracce nascoste della gabber a Friesland. Il genere è nato a Rotterdam, ma ha guadagnato un grande e appassionato seguito a Friesland fin dal primo Thunderdome. Quasi ogni auto che passa su queste strade ha i finestrini oscurati e vibranti al ritmo di beat duri e veloci. Inoltre il gigante evento hardstyle Defqon.1 si svolge nella vicina provincia di Flevoland. Tramite un contatto, riesco a ottenere un biglietto per il megafestival nonostante il tutto esaurito. Poco dopo, sto salendo su un rave bus nel vicino villaggio di Drachten.

La pioggia scende a catinelle per praticamente tutto il primo giorno, e invece di tute Australian e magliette Thunderdome non vedo altro che poncho gialli. Tuttavia, Marc Acardipane, il padre della techno hardcore, riesce a farmi dimenticare ogni problema con un set spaccaossa.

Video: Boris Postma

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Il mio viaggio di ricerca mi porta alla Thialf Arena di Heerenveen, skatepark e location del primo Thunderdome. Tuttavia non c'è alcuna cupola di tuono, soltanto un grande cantiere. Ma l'ufficio stampa è ancora aperto, così riesco a dare un'occhiata a un po' di materiale d'archivio e a imparare qualcosa sulla storia delle gare di velocità sui pattini a Friesland. Qua fanno tutto veloce!

Il decimo giorno del mio viaggio, mi raggiunge un mio collega, il fotografo Boris Postma. Attraversiamo un pezzo della "Disneyland Frigia" di Beetsterzwaag assieme. Boris è cresciuto a Bloomendaal, fuori Amsterdam, ed è un fanatico gabber fin da quando aveva undici anni. All'inizio andiamo alla ricerca di edifici abbandonati e posti distopici che mostrino tracce di sottocultura, ma dobbiamo presto arrenderci alla realtà del luogo. In questo ambiente aggressivamente pacifico, l'apocalisse non si manifesta in forma distruttiva, ma nella forma di una perfezione mummificata e oppressiva. Ci sentiamo le ultime due persone sulla faccia della terra, a vagare per giorni su strade deserte e perfettamente tenute.

Foto di Boris Postma.

Approfitto delle nostre camminate per interrogare Boris sulla sua vita sociale all'interno della scena gabber. Le sue risposte infrangono molti dei miei pregiudizi. Ad esempio, mentre ci sono ancora movimenti gabber di estrema destra attivi in Germania dell'Est e nella regione della Ruhr, qua non incontro nulla del genere. Le storie che sento lungo il mio viaggio raccontano una scena aperta e positiva, e le persone sono entusiaste di parlarne con me.

Le conversazioni con i locals diventano sempre più centrali all'interno della mia ricerca. Non si tratta solo di gabber della prima, seconda e terza generazione che raccontano storie di rave e pastiglie, ma anche dei genitori più anziani che gradualmente se ne escono fuori con ricordi di nottate in bianco passate a preoccuparsi per i propri figli. Sembra che in ogni via si annidi qualche storia incredibile sulla gabber, che piaccia o meno.

Per esempio, incontriamo due nativi gabber, Daria e Arjan. Si sono conosciuti al festival Dominator, dopo aver discusso di tatuaggi con il mago del Thunderdome. Ripensando alla loro giovinezza, Arjan ci porta a vedere una vicina tensostruttura: "Una volta ne abbiamo fatta esplodere una simile", ricorda.

Foto di Boris Postma.

C'è un video della sopramenzionata esplosione su YouTube. L'artista—e bombarolo—Johannes Büttner, che è appena arrivato da Amsterdam, ha creato un'installazione audio-video di queste immagini. Sarà possibile ascoltarla in tutto l'edificio della residency durante la mostra. La nostra reinterpretazione della loro sottocultura disorienta i gabber locali. La gente qua ha capito da molto tempo che le esplosioni in posti come questi sono ciò che rende sopportabile la vita.

O, come ha detto uno dei ragazzi presenti all'esplosione: "La pace va disturbata per ritrovare di nuovo la pace".

La sfida più difficile mi attende dopo aver lasciato Merle, Johannes e Boris: una settimana da sola nel silenzio di questa casa. Decido che la cura migliore è sparare le tracce più violente di Marc Acardipane e Liza 'N' Eliaz.

Fortunatamente, la felicità torna con l'avvicinarsi della mostra collettiva del programma di residency. All'improvviso, la casa si riempie. Bastian Hagedorn—musicista e attivista sociale di Berlino—con cui sognavo di fare un progetto sulla gabber da anni, non fa in tempo ad arrivare che ha già ricostruito un leggendario bunker berlinese ridotto alle sue componenti essenziali: fumo, strobo, basse.

Nonostante l'isolamento, ogni giorno porta nuove avventure. Ci rendiamo conto che Rutger Hauer, che interpretò il replicante Roy in Blade Runner, vive anche lui a Beetsterzwaag, soltanto qualche casa più in là. Naturalmente, infiliamo un'invito nella sua cassetta delle lettere. Da quel momento in poi, ogni volta che piove, speriamo che Roy appaia sull'uscio. A questo punto la raccolta di materiali per Gabber Nation è cresciuta considerevolmente.

Foto di Boris Postma.

Boris ritorna poco prima della mostra. Con il suo aiuto, e con oggetti presi dalla sua vecchia camera da letto, costruiamo l'installazione, Nexus '96, la camera da letto di un adolescente gabber a cavallo tra i due millenni. Per i residenti, ormai adulti, è come entrare in una macchina del tempo; per gli outsider, è un viaggio in una dimensione sconosciuta. In questo momento mi rendo conto che dopo settimane di pianificazione e ricerca, non ci siamo neanche avvicinati a una grande mostra collettiva che sfondi i muri. E i visitatori continuano ad arrivare, dalle città vicine, da Amsterdam e da Berlino.

Ma posso dirvi con certezza che non abbiamo ancora raggiunto il picco. La street parade gabber, organizzata da Ekaterina Burlyga è il primo evento della serata. Sfiliamo lungo la strada maestra della città con vari carri, beat gabber e la nostra bandiera fatta a mano.

I gabber locali, artisti dallo sguardo stanco e il pubblico internazionale si uniscono per ballare nel parco, tutti assieme, all'unisono, a 180 BPM. Gabber Syndrome e amici distruggono il silenzio di questa tiepida estate. Gli abitanti dei dintorni escono incuriositi.

La festa prosegue nell'installazione-bunker di Bastian. Io ballo con Daria, completamente esaurita, in un angolo del dancefloor inondato dalle strobo. Lei mi sorride e mi fa una linguaccia. Io le urlo in un orecchio: "Sono venuta qua, in questo posto bizzarro, alla ricerca della gabber, del suo nucleo centrale, e sai cosa? Credo di esserci arrivata".

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