Pubblicità
Motherboard

Com'è vivere con una mano bionica

Nicky Ashwell è nata senza la mano destra, ma questo non l’ha mai fermata.

di Victoria Turk
27 ottobre 2016, 10:43am

Nicky Ashwell è nata senza la mano destra, ma questo non l'ha mai fermata. Ha provato diverse protesi in passato—soprattutto mani esteticamente realistiche o meccanismi a uncino—ma alla fine era più semplice compiere la maggior parte delle azioni senza.

Poi, nel 2015, un uomo ha approcciato Ashwell per la strada e le ha chiesto se fosse interessata a sperimentare un nuovo tipo di protesi. Ted Varley, direttore tecnico di Steeper, azienda inglese, era alla ricerca di qualcuno che cominciasse a usare la Bebionic Small, l'ultima versione della mano bionica dell'azienda che finalmente è stata pensata per adattarsi anche a una donna.

La Bebionic vanta una funzionalità che va ben oltre quella delle protesi usate fino a prima da Ashwell. È mioelettrica, il che significa che è controllata dai segnali provenienti dai muscoli del braccio, che vendono raccolti dagli elettrodi nel rivestimento interno della protesi. La mano alterna una serie di movimenti di presa per aprire e chiudere a comando: un movimento è progettato per trattenere un oggetto tra il pollice e l'indice, come una carta di credito o una chiave; un altro indica; uno forma un pugno dall'aria piuttosto minacciosa.

La mano è alimentata da motori individuali in ogni dito, mentre una serie di microprocessori tiene traccia del movimento di ogni dito per tenerli allineati. Essenzialmente, l'obiettivo è offrire una mobilità il più possibile simile a quella di una mano umana. Il dettaglio fondamentale è dato dalle dimensioni, più piccole di quelle di versioni precedenti, cosa che la rende adatta alla maggior parte delle donne, agli adolescenti e agli uomini più minuti della media.

In questo episodio di Humans+, Motherboard incontra Ashwell e scopre di più sulla tecnologia che si cela dietro la sua mano, e quale potrebbe essere il futuro delle protesi. Per quanto Ashwell apprezzi le funzionalità extra che la mano le permette di avere, è diffidente all'idea di affidarsi troppo alla tecnologia e rispetto all'impatto che potrebbe avere sulla percezione della sua stessa identità.

Man mano che le protesi diventano sempre più avanzate, sono solo strumenti assistenziali, o potremmo considerarle un perfezionamento dell'uomo? Quando la tecnologia è incorporata ai nostri corpi, cosa significa per la relazione tra l'umanità e le macchine?