FYI.

This story is over 5 years old.

reportage

La grande muraglia d'ossa dell'Afghanistan

Una scalata attraverso la macabra storia della sua creazione.
18.7.13

Tutti sanno che il concetto di muro è più una metafora che un “insieme impenetrabile di mattoni e calce.”

E questo vale in modo speciale per Kabul, dove pezzi di cemento sbrecciati e ammassi di pietre circondano gli obiettivi sensibili all’interno della città, creando, come hanno fatto in Iraq, un senso di assedio continuo.

A Kabul esiste un muro inutile in questa guerra, ma che fornisce una linea del tempo della storia di conflitti che l’Afghanistan può vantare e che affonda le sue radici nei millenni passati.

Pubblicità

La grande muraglia di Kabul corre lungo le montagne di Sher Darwanza (la porta del leone), torreggiando sulla città. Individuare l’origine delle mura è difficile in un posto in cui voci contrastanti sono tanto diffuse quanto le facce tormentate che lo abitano. La leggenda vuole che il muro sia un progetto del re Zamburak Shaw, risalente al sesto secolo e costruito per respingere gli invasori musulmani. Ha giocato un ruolo importante anche contro gli inglesi e durante la guerra civile afghana, a metà degli anni Novanta.

La storia della costruzione del muro contiene molti altri punti oscuri. Si ritiene che Zamburak sia stato un monarca sanguinario che avrebbe costretto tutti i suoi sudditi maschi a lavorare alla costruzione. Quelli che si rifiutavano o si mostravano inadatti al lavoro, secondo alcuni, venivano giustiziati sul posto e le loro ossa usate come materiale per la barriera, che in alcuni punti raggiunge i tre metri di spessore.

Questo non significa che per quelle ossa non ci fu un po' di giustizia. La storia vuole infatti che il re Zamburak stesse visitando il cantiere quando venne ucciso dai suoi stessi sudditi, che incassarono i suoi resti insieme alle altre ossa, nel muro.

Nonostante la Lonely Planet e altre guide lo indichino come un sito perfetto per arrampicata, non ho incontrato nessuno che abbia affrontato questo viaggio. Almeno finché non ho conosciuto Al Haj Masoomi, direttore del distretto municipale di Kabul. Masoomi macina tre ore di camminata quasi ogni venerdì, insieme al sindaco di Kabul, Mohammad Younas Nawandish.

Vanno a visitare un frutteto che hanno piantato qualche anno fa per creare una sorta di oasi di pace in un posto dilaniato dalla guerra. Hanno anche costruito un sistema di tubature in grado di portare acqua agli alberi.

Pubblicità

Masoomi ha concordato di portarci alla muraglia. Quando si è messo le sue scarpe da ginnastica bianche, era evidentemente impaziente di cominciare a scalare.

Il percorso taglia attraverso centinaia di case costruite tra le aspre alture delle montagne. Le persone che vivono lì vengono da altre province e costruiscono con grande sapienza e accuratezza su questi dirupi infidi. Ma non hanno autorizzazioni, sono abusivi.

Abbiamo incontrato bambini con contenitori gialli per l’acqua e bombole verdi di propano, presi alle pendici delle montagne e trasportati verso casa. Muoversi due volte al giorno per questo tipo di beni di primo consumo è il prezzo da pagare per l’alloggio. L’altro scotto è la mancanza di servizi igienici. Fogne a cielo aperto e spazzatura riempiono i canali di scolo tra le case.

Dopo appena 40 minuti sul sentiero, rapido su per le rovine all’inizio del muro, ci è apparso chiaro che Masoomi era una vera capra di montagna.

Non avevamo tempo per arrivare fino in cima, e abbiamo ovviato con una passeggiata lungo un versante.

Una volta arrivati, siamo rimasti colpiti sia dal vento sia dalla bellezza del posto. Il muro si erge ancora solido, inciso da proiettili di artiglieria e dai bombardamenti della guerra civile afghana.

È stato al culmine della passeggiata che Masoomi ha aggiunto gli ultimi tasselli della storia. “Queste mura,” ha detto, “sono state costruite con sangue umano.” Abbiamo annuito, sapevamo della leggenda. Poi ha continuato: “Tre mesi fa hanno ritrovato delle ossa all’interno delle mura.”

Pubblicità

A quel punto aveva tutta la nostra attenzione.

“Sono state portate via per un’indagine scientifica,” ci ha detto.

Se esaminate e correttamente datate, le ossa potrebbero aiutare a confermare o smentire l’oscura leggenda delle mura. Masoomi era eccitato dalla scoperta e felice di celebrare una storia intrisa di sangue. Nel frattempo attende ancora che la pace getti le sue radici in Afghanistan, cominciando dalla fioritura  di un frutteto in cima alla muraglia di ossa.

Guarda la scalata di Kevin, nel video qui sotto. 

OO.ready(function() { OO.Player.create('ooyalaplayer', 'ZtZnVjZDqycGZ-oQdUnXhAk_F1t9hKZe'); });

Please enable Javascript to watch this video

Altro dall'Afghanistan:

Confessioni di un talebano

Quindi questa è la vittoria