Cuori di gallo, cenere e sangue: le nigeriane costrette a prostituirsi in Italia grazie al 'juju'

Alle donne vengono tagliati i capelli, i peli pubici e le unghie, che sono posti in un contenitore insieme agli indumenti intimi, spesso sporchi di sangue mestruale. Devono poi giurare che estingueranno il loro debito con i trafficanti.

|
12 novembre 2015, 9:10am

Foto EPA

Cuori di gallo nella grappa, spiriti malvagi e tagli sulla pelle. Sono alcuni dei riti usati dai trafficanti di esseri umani nigeriani per soggiogare psicologicamente le loro vittime.

Risale al 5 novembre scorso l'arresto da parte della Squadra Mobile di Milano di quattro cittadini nigeriani accusati di aver ridotto in schiavitù almeno nove ragazze, adescate in Nigeria e poi costrette a prostituirsi sulle strade della provincia milanese.

Episodi di questo genere sono all'ordine del giorno in Italia: il 19 ottobre sono stati arrestati altri quattro sfruttatori a Bari, stessa storia per due arresti a Catania a gennaio.

I trafficanti si servono della forte influenza culturale esercitata dal cosiddetto juju, una forma religiosa tradizionale predominante nelle zone sud-occidentali della Nigeria, caratterizzata dalla credenza negli spiriti, veicoli di comunicazione tra gli uomini e gli dei.

Su questo tema guarda: 'La Mafia Nigeriana'. La puntata integrale su VICE on SkyTG24

Tra fede e paura

Il grande rispetto che hanno per queste tradizioni le donne Yoruba - che vivono principalmente nello stato di Edo, nel sud-ovest della Nigeria - fornisce ai trafficanti uno strumento di controllo ideale.

"La forte fede che hanno negli spiriti e il desiderio di uscire dalla povertà e migliorare la propria condizione sociale sono gli ingredienti che costituiscono un terreno molto fertile per il proliferare della tratta di esseri umani e della riduzione in schiavitù," ha spiegato a VICE News Andy Desmond, ex detective di Scotland Yard e oggi consulente nella lotta al traffico di esseri umani.

"I trafficanti sono in grado di capire le vulnerabilità di queste persone e di sfruttarle," ha spiegato Desmond. "Le donne non riescono a intraprendere da sole il viaggio verso l'Europa. Come fanno a procurarsi un passaporto o un visto? Come possono permettersi un biglietto aereo? È qui che fanno il loro ingresso le madame e i trafficanti."

Le madame e i trafficanti si offrono di pagare il viaggio alle donne fino in Europa, e dicono alle ragazze che potranno poi estinguere il loro debito lavorando come parrucchiere o sarte, o facendo le pulizie.

[Foto di Photo RNW.org in Creative Commons]

Il sacrificio animale

"L'accordo viene stipulato con la benedizione degli spiriti," ha continuato Desmond. "I trafficanti e le madame usano i riti juju per assicurarsi di ricevere i soldi dovuti dalle ragazze. Visto che gli spiriti sono considerati così potenti, ci penseranno loro a far rispettare il contratto." Proprio per questo, i trafficanti si accordano con un sacerdote locale per siglare l'accordo con le ragazze tramite una cerimonia.

Stando alle testimonianze delle vittime di tratta raccolte da Desmond, durante le cerimonie viene detto alle donne di spogliarsi, per rinforzare l'idea della loro vulnerabilità. Lo sciamano prende poi della cenere, invocando gli spiriti e chiedendogli di diventare un tutt'uno con la cenere. Poi, il sacerdote prende una lama, fa alcuni tagli sulla pelle delle vittime e vi inserisce la cenere, permettendo allo spirito di entrare nel corpo delle donne.

Leggi anche: Come l'Italia ha "tradito" e deportato un gruppo di vittime di tratta nigeriane

Alle donne vengono poi tagliati i capelli, i peli pubici e le unghie, che sono posti in un contenitore insieme agli indumenti intimi, spesso sporchi di sangue mestruale. A questo punto, alle vittime viene detto di prestare giuramento davanti a una divinità, promettendo di ripagare i soldi che devono ai trafficanti o alle protettrici. Se non rispetteranno la promessa, lo sciamano manderà uno spirito a punirle o a ucciderle.

Per suggellare il giuramento viene ucciso un gallo, e le donne sono costrette a ingerirne il cuore insieme a una bevanda alcolica.

"Temono tantissimo questo rito," ha spiegato Suor Rita Giaretta, responsabile di Casa Rut, un centro di accoglienza di Caserta per donne migranti in situazioni di difficoltà o sfruttamento. "Leggono tutto, qualsiasi cosa che gli accada nella vita, in funzione di questo rito. La loro è una vita caratterizzata dal terrore."

Una schiavitù più grande

Stando al racconto di Suor Giaretta, molte ragazze che si sono rivolte a Casa Rut sono poi state ricoverate nei reparti psichiatrici degli ospedali, a causa delle conseguenze derivanti dall'assoggettamento psicologico al rito juju.

Ma oltre al terrore derivante dal potere esercitato dal juju, sono anche altri i motivi a rendere schiave queste donne. "C'è una prigionia più grande," ha spiegato Suor Giaretta, "data dalla mancanza di documenti, dalla paura di essere rimandate nel loro paese e di ritorsioni, dal timore di subire delle violenze o prendere malattie."

Negli ultimi anni il viaggio delle giovani donne verso l'Italia è diventato più complicato. Le autorità italiane sono al corrente della situazione e hanno aumentato i controlli negli aeroporti. In più, è molto difficile ottenere un visto per entrare in Italia. Per questo, i trafficanti hanno studiato diverse possibili rotte.

Le donne vengono portate in un altro paese europeo, o in Svizzera, per poi essere trasferite in Italia; oppure vengono condotte nel Regno Unito, dove viene fornito loro un documento europeo falso per spostarsi in Italia; in alternativa, sono costrette ad attraversare a piedi il Sahara occidentale, per poi affrontare il Mediterraneo e arrivare in barca fino all'Italia.

"L'ultimo itinerario è quello meno costoso ma più rischioso, non solo per le vittime di tratta ma anche per i trafficanti, che potrebbero 'perdere' il loro investimento," ha detto Desmond.

Quando le donne arrivano nel paese di destinazione e si rendono conto che saranno costrette a prostituirsi, non hanno vie di fuga. I trafficanti gli dicono che se si rifiutano, il sacerdote juju nel villaggio in Nigeria scatenerà contro di loro la furia degli spiriti. Gli spiriti verranno di notte e le renderanno pazze o sterili, o le uccideranno.

Essendo cresciute in una cultura in cui il juju è al centro della vita quotidiana e credendo fermamente nella sua forza, temono profondamente gli spiriti. Il contratto stipulato con gli spiriti tramite la cerimonia non si esaurisce finché il debito non viene ripagato completamente, ed è per questo che spesso non fuggono dai loro sfruttatori.

Leggi anche: Come sono sopravvissuta alla setta dei "Bambini di Dio"

La tratta in Italia

Secondo i dati raccolti da Parsec per l'Istituto Internazionale delle Nazioni Unite per la Ricerca sul Crimine e la Giustizia (UNICRI), in Italia nel 2013 sono state costrette a prostituirsi 15.000 donne nigeriane. Di queste, 1.500 erano minorenni.

Ogni anno ne arrivano altre 300, salendo su un aereo o intraprendendo i pericolosissimi viaggi via mare dalla Libia a Lampedusa. Secondo quanto accertato dalle indagini della Squadra Mobile di Milano, le "madame" a cui vengono affidate gli fanno credere di aver contratto debiti pesantissimi, anche di 70.000 euro, per pagarsi il viaggio verso l'Italia.

Il traffico di donne e bambine nigeriane verso l'Italia ha avuto inizio a metà degli anni Ottanta a causa del rallentamento economico del paese dovuto al programma di riforme strutturali in atto in quegli anni. Spesso, nei casi in cui riescono a ripagare i loro debiti, diventano loro stesse madame, continuando ad alimentare il traffico e la schiavitù perché senza via d'uscita o perché attratte dalle prospettive di guadagno. Si crea così un circolo vizioso in cui le sfruttate diventano sfruttatrici.

Sia Suor Giaretta che Desmond concordano sul fatto che sarà impossibile debellare la tratta e lo sfruttamento di queste donne senza combattere contro la corruzione endemica in Nigeria e contro la povertà da cui è afflitta.

Come ha spiegato Suor Giaretta, non si uscirà da questa dinamica di sfruttamento e di schiavitù "fino a quando ci saranno la miseria e l'estrema povertà, finché non saranno riconosciuti i diritti di vita fondamentali."


Segui VICE News Italia su Twitter e su Facebook
Segui Giulia Saudelli su Twitter: @giuliaellli

Altro da VICE
Vice Channels