Recensione: Rival Consoles - Persona

Ryan Lee West voleva esplorare ed espandere il sé e, per quanto si possa fare con un disco di musica elettronica, tutto sommato ci è riuscito.
19.4.18

Quasi un segno del destino che io veda Persona per la prima volta a ventott’anni suonati e poche settimane dopo mi ritrovi a scrivere di un disco che si ispira in modo dichiarato al film di Bergman, anzi, alla sequenza iniziale e a tutti i suoi ermetismi. E il primo pensiero è: "wow, perfetto, ecco un disco di cui non capirò un cazzo".

E invece no, complice una serie di indicazioni esaustive fornite da Erased Tapes e dal buon Ryan Lee West in persona su Bandcamp, il quinto disco di Rival Consoles riesce ad essere accessibile anche senza grossi sforzi. West si dichiara e riconferma un artista che spinge la propria musica “verso l’interno” e, sfruttando una citazione di Legowelt “un sintetizzatore è come un traduttore di emozioni sconosciute”, si lancia in un’esplorazione sonora dell’animo umano. Ne salta fuori un disco molto sfaccettato, che alterna frammenti onirici e glitchy su un corpo quasi shoegaze da due minuti (“Memory Arc”) e flussi più lunghi e più liquidi con cassa dritta a supporto (“Hidden”), in cui West non trova pace e continua ad elaborare layer ed effetti uno dietro l’altro; anzi, è lui stesso a dire di aver avuto un’ossessione da shoegazer per le pedaliere, i cui effetti distorcono e manipolano e distruggono e ricostruiscono più o meno tutto all’interno del disco.

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Persona però è anche un album coerente, con un mood che seppur declinato in diverse sfumature tiene insieme tutta la baracca: Rival Consoles qui dà sfogo a tutte le sue insicurezze, alle sue incertezze, al suo senso di incompiutezza. Che sia nella natura impro monocanale di “Be Kind” (“faccio questo tipo di improvvisazioni molto spesso, è una sorta di strategia di difesa per il modo in cui l’editing attraverso la tecnologia mi fonde il cervello”) o nei bellissimi dreamscapes di “Dreamer’s Wake” in cui fanno eco certi beat-oni tristoni di Four Tet e Jamie xx spogliati della loro possibile dimensione clubbing, Persona è un disco intimo, che cerca di codificare sensazioni che sfuggono alle parole.

Ed è questo il fine ultimo dell'album: trovare qualcosa di nuovo, rivelare qualche dettaglio in più, espandere il sé attraverso il suono: “Ho deliberatamente cercato di essere più diverso, in questo disco. Volevo sperimentare di più, creare nuovi suoni e nuove emozioni”, conclude West. Un obiettivo ambizioso, sicuramente abusato e anche abbastanza radical chic, ma una lettura dell’animo attraverso beat obliqui e tondeggianti, suoni caldi e una produzione vagamente fumosa, non smette di esercitare il suo fascino.

Persona è uscito il 13 aprile per Erased Tapes.

Ascolta Persona su Bandcamp:

TRACKLIST:
1. Unfolding
2. Persona
3. Memory Arc
4. Phantom Grip
5. Be Kind
6. I Think So
7. Sun’s Abandon
8. Dreamer’s Wake
9. Untravel
10. Rest
11. Hidden
12. Fragment

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